Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu. Era nato l’Impressionismo.

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Era il 15 Aprile del 1874, quando il fotografo Felix Nadar, aprì le porte del proprio studio ai pittori impressionisti. Lo studio del celebre fotografo era ubdicato in Boulevard des Capucines, al civico 35. Gli artisti disponevano di ampie stanze al primo piano, ben illuminate. Le opere erano state rifiutate ai Salons ufficiali parigini, ma adesso avevano trovato la giusta collocazione, proprio sotto l’ala prottettiva di Nadar.

La mostra, che comprendeva 163 opere inclusi i disegni, gli acquerelli e i pastelli . La celebre mostra si aprì due settimane prima del Salon, in modo da non sembrare un altro Salon des Refusés. L’orario d’apertura era insolito: dalle 10 di mattina fino alle 18 e poi dalle 20 alle 22, probabilmente per consentire la visita a chi durante il giorno lavora.

Il primo giorno la mostra contò 175 visitatori, i quali si avvicinavano più per curiosità che per vero interesse a studiare le opere stesse. Nei giorni successivi le visite calarono di molto; la mostra non fu quello che possiamo definire un successo.

I nuovi pittori, crearono la Société Anonyme des Artistes. Questa nuova corrente creò uno spaccato con la tradizione artistica: rifiutarono le regole compositive, negarono spazio al disegno e alla forma, dipingevano le loro tele prevalentemente en plein air e infine, ma non meno importante… mostrarono un’attenzione morbosa e puntigliosa per la luce.

Impression, soleil levant diventa manifesto della corrente artistica

L’olio su tela del 1872, attribuisce proprio a Monet la paternità del movimento artistico. Questa nuova corrente creò uno spaccato con il passato.

L’opera di cm 48 x 63 è conservata all’interno del Musée Marmottan, nella capitale francese. Il quadro immortala una veduta del porto di Le Havre, osservato nel momento in cui sorge il sole. L’innovazione è la tecnica pittorica adottata: rompere per sempre con le linee di contorno, e quindi con il disegno, per dare spazio a delle pennellate veloci e brevi. Tutto questo genera dinamismo e una luce soffusa, come la nebbia della tela e il fumo che esce dalle ciminiere in lontananza.

ho voluto la perfezione e ho rovinato quello che andava bene

Claude Monet
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