Chi non ha mai apprezzato il marmo come pietra di arredo nelle nostre case? Ma quanti di noi si sono mai interrogati sul lavoro che sta dietro a quell’oggetto che è finito sul nostro mobile?

Per rispondere a queste domande basta decidere di dedicare una giornata a una delle tante cave aperte dietro il centro abitato di Carrara per riuscire ad avere risposte esaurienti. “L’oro bianco”, come è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo il marmo di Carrara, viene estratto dalle Alpi Apuane fin dal I secolo a.C. quando i Romani avevano cominciato ad apprezzarne la bellezza nelle loro costruzioni. E via via la sua importanza si è venuta ad accrescere, raggiungendo il culmine con la presenza in loco di Michelangelo per la scelta del blocco adatto a realizzare le sue splendide opere d’arte. Ai giorni nostri la richiesta di questo prodotto è sempre notevole, anche se l’estrazione viene controllata in modo da non creare problemi all’ambiente e alle future generazioni.

Seguendo la strada che conduce a Ponti di Vara, punto panoramico davvero notevole anche per comprendere l’importanza di questo lavoro, si può poi proseguire fino alle cave Fantiscritti, nome ereditato dal ritrovamento di un reperto su pietra raffigurante dei giovani (fanti nel dialetto locale). Giunti sul piazzale, si ha una bella scelta di visite guidate alle cave: per chi come me ama le novità e, perché no, la prospettiva di entrare in un ambiente a temperatura costante di 16°, la scelta non può non andare alla galleria Ravaccione. Un tour nelle viscere della montagna, partendo con un minibus che accompagna per un tratto di 600 metri nel buio, squarciato dai fari del veicolo. Scendendo in un piazzale a galleria, si viene subito accolti da un bellissimo Murales di 160 metri quadrati che ricorda il Giudizio Universale di Michelangelo, ma che in questo contesto assume un sapore particolare. Guardandosi in giro non può non attirare l’attenzione la serie di macchinari utilizzati per l’estrazione del marmo e la preparazione per il suo trasporto su camion. Camion che hanno sostituito il ben più difficile metodo della lizzatura, praticato fino agli anni 60 del XX secolo, consistente nel trasporto di blocchi di marmo su due lunghi travi di legno tirati da canopi avvolti intorno a un sostegno ligneo. Procedimento decisamente pericoloso per i lizzatori che, per agevolare lo scorrimento del blocco, passavano il sapone sui travi più piccoli.

Oggi certamente il lavoro tra il marmo è più sicuro, ma sempre molto pesante. Ceto, chi non è abituato a questo ambiente ne resta affascinato: è come se qualcuno si fosse divertito a fasciare l’intera galleria di marmo! In realtà, l’atmosfera è davvero unica: sembra di essere fuori dal mondo, fuori dal frastuono, per assaporare quel punto di incontro tra le meraviglie che la natura mette a disposizione e il lavoro dell’uomo che apprezza tale dono.

Stando nell’interno della montagna, condividendo sia la cantina costruita al suo interno che custodisce bottiglie di vino spumante denominato “Straordinario”, sia l’eco che ci accompagna, non si può non immaginare che emozioni trasmettesse quell’ambiente nel passato, senza luci artificiali e mezzi meccanici.

Dalle viscere della montagna è un percorso a ritroso verso la luce a fine visita, con un bagaglio di conoscenze sulla nostra storia e di emozioni davvero unico. 

 

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