Una fossa comune precolombiana a Chan Chan

L'abitato della civiltà Chimu ha restituito alcuni corpi e strumenti utilizzati per attività artigianali

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Perù

Ci sono i resti di 25 persone, uomini, donne e bambini, nella fossa comune precolombiana di Chan Chan. Nell’antica cittadella peruviana gli archeologi hanno trovato anche vasi e strumenti per la tessitura.


Gli Incas conoscevano una tecnica segreta per “ammorbidire” le pietre?


In quale contesto è avvenuta la scoperta della fossa comune precolombiana?

Gli scavi di un cantiere per la posa di un gasdotto aperto in una strada di Lima hanno permesso di individuare il buco. La cavità è realizzata per nascondere i morti della civiltà Chimu che si è sviluppata tra il 900 e il 1450.

I Chimu

Chan Chan sorge nella valle di Moche e la tradizione vuole che Tacaynamo sia il fondatore. Il sovrano raggiunge la località in barca, contribuendo poi allo sviluppo della civiltà Chimu. Per ogni regnante l’abitato si espandeva con una cittadella e complessivamente se ne possono individuare 10. La società era suddivisa in caste con un signore ai vertici, i nobili curacas, una borghesia formata da cittadini che gestivano le attività economiche. La plebe si occupava invece della mansioni manuali, dalla pesca alla realizzazione di strumenti. Il nome del centro significa “Sole splendente” e all’apice dello splendore aveva 30mila abitanti. Sono gli Incas a aver provocato la decadenza della comunità, saccheggiando e distruggendo il complesso urbano. I conquistadores spagnoli hanno quindi trovato solamente un luogo in rovina.

La scoperta

L’archeologo Jorge Meneses che si è occupato di verificare la scoperta ha detto che i cadaveri sono quasi intatti. All’interno della fossa comune precolombiana erano collocati vasi in ceramica, forse per la conservazione degli alimenti. Il sesso dei cadaveri potrebbe ricondurre a un’epidemia o un’uccisione collettiva a scopo punitivo. Inoltre, la presenza di strumenti simili a aghi fanno pensare alla diffusione dell’attività tessile nella comunità Chimu. Il sito è nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1986, ma anche tra i beni mondiali in pericolo.