Un omaggio alle donne siriane dalla scrittrice Maria Rosaria Belfi

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Avete mai osservato le ali di una farfalla?

Sono di svariate tonalità, ognuna ha le sue sfumature, i suoi colori, sono piccoli capolavori che abbracciano il cielo e la terra. Sono un po’ come le donne siriane, hanno la stessa forza e al contempo la medesima delicatezza.

Lo stesso Diderot nel XVIII secolo diceva quando si scrive delle donne bisogna intingere la penna nell’arcobaleno e asciugare la pagina con la polvere delle ali delle farfalle.

Una percezione che ha fatto sua Maria Rosaria Belfi, autrice del volume Come Ali di Farfalla, in cui il grazioso insetto diventa metafora senza tempo di valori universali (l’amore, la libertà, l’amicizia, la speranza), ma anche trait d’union tra due donne, Sara e Fareeda, a loro volta emblema di due mondi paralleli. L’Italia e la Siria, Firenze e Aleppo.

Sotto il cielo stellato o sotto i bagliori dei bombardamenti, dietro al volo libero di una farfalla o il volo dei frammenti bellici, la donna siriana resta il fulcro, l’alcova della speranza, la forza intrinseca nel reinventarsi e nel ricostruire.

In questo costante dissidio, in questo continuo oscillare tra la pace e la guerra, che non è solo esteriore ma anche dialogo intimo ed introspettivo, la scrittrice toscana si palesa nella scelta di uno stile limpido, cristallino, che si sofferma, volutamente, all’essenziale. Perché la meta per Maria Rosaria Belfi è raccontare una storia, che sia semplice o che sia complicata, ciò che conta è veicolare il messaggio, vale a dire lo straordinario elogio dell’io femminile.

Delicata anche la scelta di intervallare la storia con disegni ed immagini realizzati da Antonella Chiappetta.