Un Giappone sostenibile è ancora possibile

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Giappone sostenibile

Il primo ministro giapponese Yoshihide Suga ha promesso che il suo paese diventerà carbon neutral entro il 2050. C’è ancora molta strada da fare, ma l’idea di un Giappone sostenibile è ancora possibile.

Come può esserci un Giappone sostenibile?

In molti hanno etichettato la promessa del primo ministro come “molto ambiziosa”, ma allo stesso tempo, hanno detto che è la benvenuta. Si tratta di un passo importante per il paese asiatico, anche se questo arriva un anno dopo l’Unione Europea. Infatti, nel 2019 l’UE ha proposto la sua legge sul clima. La sua misura renderebbe legalmente vincolante l’obiettivo del carbon neutral entro il 2050. Se il Giappone vuole davvero diventare più verde, dovrà imparare dalle riforme politiche ed economiche degli altri paesi. Tuttavia, le promesse del primo ministro sono chiare: “Rispondere al cambiamento climatico non è più un vincolo alla crescita economica. Dichiaro che mireremo a realizzare una società decarbonizzata“.

La risorsa nucleare

Era il 2011, quando il Giappone decise, che entro il 2040, metà della sua elettricità sarebbe stata prodotta con l’energie nucleare. Ai tempi, il paese asiatico contava 54 centrali nucleari. Queste erano in grado generare il 30% dell’elettricità del paese. Tuttavia, l’11 marzo 2011 le cose sono cambiate. Il Giappone fu travolto da tre enormi disastri: un terremoto, uno tsunami e il crollo di tre reattori nucleari a Fukushima. Da allora, il governo giapponese decise di continuare con i combustili fossili. Ad oggi, il paese utilizza solo nove centrali nucleari. In tutto questo, i dissidenti locali divennero ancora più determinati a bloccare i riavvii delle varie centrali. Da allora, il Giappone si è fermato e con lui, anche la possibilità di sfruttare il nucleare.

Un Giappone sostenibile e uno inquinante

Per tutti gli anni ’90 le emissioni di carbonio in Giappone sono rimaste stabili. Queste sono diminuite solo in anni recenti. Nel 2018, il Giappone ha emesso 1,36 miliardi di tonnellate di gas serra. Un dato sicuramente elevato, ma confortante se confrontato a quello degli anni precedenti. Nel 2013, le emissioni erano il 10% in più, decretando un anno da record. L’80% dell’energia giapponese proviene dai combustibili fossili, una fonte che si sta cercando di evitare sempre di più per proteggere il clima. Infine, poco più del 20% dell’energia del paese è prodotta da fonti eoliche, idroelettriche, biomasse e solari. Un dato che deve per forza salire se Tokyo vuole davvero raggiungere i suoi obiettivi.


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