Un attuale binomio teatrale: Pasolini/Caselli 66

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Bambini nei corpi di adulti che parlano come bambini di cose di adulti; tutto ciò che di apparentemente illogico si presenta davanti a noi, non è altro che la metafora di una società oppressa. Lo era allora, quando Pasolini decise di mettere in scena Orgia, l’opera a cui è ispirato questo dramma, e lo è tutt’ora.

Oppressi noi, che cerchiamo di spingerci oltre per poi inciampare ripetutamente e cadere nei nostri stessi errori.

L’attrice Silvia Ponzi durante una scena.

È tutto un gioco, un divertente ed amaro scambio di battute attraverso cui capiamo l’alternarsi delle parti, dominati e dominanti. Giochi di parole, giochi da bambini, giochi; ogni cosa in questo scenario (e scenografia) appare ludico, mentre dietro ogni colore c’è il grigio della solitudine dell’individuo alla ricerca di sé stesso attraverso l’altro.

Notevoli le capacità attoriali e registiche. Enrico Maria Carrara Moda nel ruolo del marito (interprete e regista dell’opera), Silvia Ponzo nel ruolo della moglie e Clara Molino nel ruolo della prostituta, catturano l’attenzione in modo sorprendente. Il ritmo è serrato, coreografico, fondamentale. A volte suona come fosse una filastrocca accompagnata da movimenti perfettamente studiati sul battere e levare delle stesse parole e/o degli oggetti in scena. Tecnica, follia ed eros creano un triangolo perfetto in cui i tre attori si muovono a volte sinuosi, a volte rigidi.

Enrico Maria Carrara Moda, regista ed interprete
dello spettacolo, durante una scena.

L’intuizione registica di “giocare” con la percezione degli spazi. Piccoli, stretti, claustrofobici. Di osservare tutto dall’alto, anche quando in alto non ci siamo mai. Ci spogliamo con loro, attraverso loro. Il palcoscenico si trasforma in un minuscolo, gigantesco spazio che accoglie l’essenza di ciò che è veramente importante.

Orgia di Pier Paolo Pasolini

L’opera, scritta e diretta da Pier Paolo Pasolini, venne prodotta dal Teatro Stabile di Torino e messa in scena all’interno dello spazio Deposito d’Arte Presente di Torino. Si trattava di uno spazio autogestito che ospitava opere dell’Arte povera ed eventi teatrali.

Pasolini non riuscì a vederne la pubblicazione perché venne stampata postuma dalla Mondadori.

Lo stesso autore definì questa un’opera autobiografica in cui non parlò di sé stesso, bensì approfondì la ricerca di una soluzione esistenziale della borghesia alle sue “crisi di coscienza”, specificando che la sua visione del mondo attraverso la cultura, il misticismo e l’ideologia marxista, volgeva verso un’altra direzione.

Definita, da alcuni, un’opera pericolosa proprio a causa della sua sincerità “orgia” non venne ben accolta dalla critica, né dal pubblico.

Enrico Maria Carrara Moda e Silvia ponzi durante lo spettacolo

Pasolini/Caselli; Orgia/Nessuno mi può giudicare, ecco il reale binomio. Una scelta interessante. Entrambe uscite nel 1966 partono dalla stessa intenzione di schiacciare giudizi e pregiudizi che, a distanza di tempo, ci costringono ancora a muoverci come fossimo sommersi da  fango.

Clara Molino, Enrico Maria Carrara Moda e Silvia Ponzi durante lo spettacolo.

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