Umberto Saba: il 25 agosto 1957 l’addio al poeta che descrisse l’infinito nella quotidianità

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Umberto Saba è morto il 25 agosto 1957.

Il 25 agosto 1957 il mondo della letteratura italiana e internazionale perdeva uno dei suoi grandi esponenti del Novecento. Umberto Saba morì a 74 anni presso la clinica Villa San Giusto dei Fatebenefratelli di Gorizia. Venne ritrovato privo di vita nel suo letto alle 8 del mattino dal suo medico e primario della struttura, Umberto Levi. L’infermiere Vinicio all’epoca spiegò che intorno alle 5 l’intellettuale era ancora in vita. Dunque, il poeta morì nel sonno nella camera numero 28 della clinica al pianterreno.

Umberto Saba si trovava nella casa di riposo di Gorizia dall’ottobre del 1956, e quella era stata la quarta volta che vi era tornato, poiché dopo la morte della moglie soffriva di un profondo senso di solitudine. Il poeta triestino era solito passeggiare per gran parte della giornata al primo piano dell’edificio, e alcune volte arrivava fino in portineria per parlare un po’ con il portiere.

Umberto Saba si è spento a Gorizia, a Villa San Giusto.

In base ad un articolo di quel periodo pubblicato da Il Gazzettino, il giorno dopo il decesso dello scrittore arrivò presso Villa San Giusto Linuccia, la figlia, accompagnata da Carlo Levi. Lo scultore Ugo Carà invece si occupò di realizzare i calchi in gesso della mano destra e del viso del defunto. Il feretro quindi partì alla volta di Trieste e, durante il tragitto, a Sistiana gli vennero incontro il sindaco Bartoli e una delegazione della città, i quali si accodarono alle altre vetture che avrebbero poi accompagnato il grande Saba nel suo ultimo viaggio.

Il Canzoniere e le tre donne più importanti della vita del poeta

Il Canzoniere è indubbiamente l’opera più grande e significativa di Umberto Saba: una raccolta che supera le 400 poesie attraverso le quali l’artista ha raccontato in versi la sua vita. Soprattutto si è soffermato sulla sua infanzia difficile e malinconica che l’ha privato ben presto degli affetti più cari costringendolo a crescere prima del previsto. Alcuni critici letterari ritengono che il testo possa essere definito anche come un romanzo perché, leggendo i vari componimenti, è come trovarvi il racconto di tutta la vita dell’uomo e dell’intellettuale.

Il Canzoniere: l’opera principale di Umberto Saba.

Tra gli argomenti trattati da Saba nella sua fatica letteraria ci sono i tormenti della guerra che avrebbe avuto un certo peso sul suo malessere interiore, ma anche la quotidianità della vita tra i borghi di Trieste, pieni di visioni suggestive e di realismo. E poi ci sono le donne, a partire dall’affetto perduto della madre, passando poi per il profondo legame con la sua balia, Peppa, che gli ha fatto da mamma durante la fanciullezza. E poi non può mancare l’adorata moglie di cui soffrirà la mancanza dopo la dipartita.

Umberto Saba: l’amoroso colloquio con se stesso

Infine tanti versi ha dedicato alla sua «terza donna», la sua amata città, Trieste. Il poeta infatti non si è limitato a descrivere i suoi luoghi natali come semplici panorami o sfondi sui quali far scorrere le sue riflessioni, ma si tratta di un amore vero che in determinate occasioni lo porta anche a dare vita a Trieste proprio come fosse una figura femminile, una di quelle che non ha mai dimenticato durante la sua esistenza.

La rivalutazione di Umberto Saba grazie a Pasolini

Per molti anni la poetica di Saba è stata sottovalutata e tenuta in scarsa considerazione perché considerata scontata, banale, a tratti troppo «facile». È stato Pier Paolo Pasolini a rivalutare l’artista triestino, smentendo l’etichetta che gli era stata affibbiata di semplice prosecutore dello stile petrarchesco. Il regista bolognese ha evidenziato la vera portata dei versi dell’intellettuale friulano che non si fermano alle rime banali oppure alle mere descrizioni di quotidianità.

Pasolini ha spiegato la grandezza delle poesie di Saba.

La grandezza di Umberto Saba è stata proprio nel trarre interpretazioni e significati intrinsechi in tutto ciò che lo circondava, nella vita di tutti i giorni: dai quartieri popolari ai marinai, dalle ragazzine innamorate passando per gli anziani, tutto è permeato di un profondo sostrato interpretativo che va al di là di quello che l’occhio umano può percepire di primo acchito. E per tutti questi motivi Pasolini lo ha definito: «Il più difficile dei poeti contemporanei».