UK Muslim Film: un progetto contro islamofobia

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UK Muslim Film
Riz Ahmed: il primo anglopakistano candidato agli Oscar.

Da Bodyguard, la serie thriller televisiva britannica, al dramma americano della CIA Homeland: la rappresentazione dei personaggi musulmani sul grande e piccolo schermo è spesso rappresentata in modo errato. Gli uomini sono considerati figure marginali, culturalmente arretrati e legati a una forte misoginia, violenza e rabbia. Mentre le donne sono rappresentate come vittime oppresse con poca o nessuna possibilità.

UK Muslim Film: un progetto contro questa rappresentazione

Sajid Varda attraverso la sua ente di beneficenza mira a cambiare il copione sulla rappresentazione stereotipata dei musulmani nell’industria dell’intrattenimento. Lanciato la scorsa settimana, UK Muslim Film, cerca di “integrare l’esperienza musulmana nel cuore della cultura britannica” attraverso il cinema e la televisione. Concepito come un hub per tutto l’anno, ospiterà proiezioni e masterclass, e tantissimi altri eventi. Tra le tante iniziative, forse quella più importante: la formazione di un fondo riservato agli aspiranti registi di origine musulmana – e altri gruppi sotto rappresentati – per aumentare la loro presenza nel settore. Sostenuta dal British Film Institute (BFI), l’ente di beneficenza consiglierà anche le produzioni su come rappresentare meglio i musulmani nel cinema ed evitare di perpetuare stereotipi negativi e offensivi.


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La fede usata come arma

L’attore britannico Sajid Varda, suo fondatore e CEO, ha dichiarato ai microfoni di Al Jazeera di essere stato “costretto” ad avviare il progetto simile, dopo aver assistito per anni inerme su come l’industria dell’intrattenimento ha ritratto i musulmani dopo il drammatico 11 settembre. Le parole dell’artista: “Era tutto molto incentrato sulla fede. […] La narrazione riguardava i musulmani, l’Islam e la negatività… e la fede era quasi usata come un’arma per creare false dichiarazioni, con associazioni negative”. Attraverso questo progetto spera di contribuire a “incoraggiare una maggiore comprensione” tra i musulmani e le altre comunità. I mass media hanno un enorme impatto sull’informazione delle persone, questo è il potere della narrazione, per questo motivo Varda, ha collegando la falsa rappresentazione dei musulmani a un aumento dell’islamofobia.

“È uno strumento educativo molto potente, soprattutto per le persone che normalmente non entrerebbero in contatto con gruppi minoritari specifici, e quindi può essere pericoloso se i media perpetuando troppi luoghi comuni, come: i musulmani sono terroristi, gli uomini musulmani sono misogini, le donne musulmane sono oppresse e l’Islam è una minaccia per l’Occidente”.

Le parole del candidato Oscar: Riz Ahmed

Ahmed, è il primo musulmano ad aver ricevuto la nomina come miglior attore agli Academy Awards per la sua interpretazione in Sound of Metal. Al riguardo ha dichiarato: “Nei film e nelle serie tv prodotti in occidente i personaggi musulmani hanno spesso ruoli negativi e stereotipati. Se non riusciamo a rappresentarci, il rischio è avvicinare sempre più persone all’estremismo”,

Il Riz Test

Ispirandosi al discorso di Ahmed, gli appassionati di cinema Shaf Choudry, Isobel Ingham-Barrow e Sadia Habib hanno istituito il cosiddetto “Riz Test”. Di che cosa si tratta? Di un vero e proprio test, se una delle risposte seguenti è un “sì”, il film o il programma televisivo non ha superato il test, il che significa che i tipici luoghi comuni islamofobici sono stati perpetuati, almeno in una certa misura. Vediamo insieme.

  1. Il personaggio è autore di un atto terroristico?
  2. E’ rappresentato come una persona affetta da una rabbia irrazionale?
  3. Lo rappresentano come superstizioso, culturalmente arretrato o antimoderno?
  4. Lo rappresentano come una minaccia per uno stile di vita occidentale?
  5. Se il personaggio è maschio, viene presentato come misogino? 
  6. Se è femmina, viene presentata come oppressa dalle sue controparti maschili?

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