UK: disputa tra apertura nuova miniera di Coke e vertice sul clima

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miniera di Coke

In Gran Bretagna, in questi giorni, si parla molto della nuova apertura di una miniera di carbon coke e del controsenso che proprio il Regno Unito sia il fondatore della “Powering Past Coal Alliance” club globale. A novembre prossimo ospiterà il Vertice delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici, del quale ne è uno dei maggiori esponenti, con lo scopo di persuadere le nazioni a lasciare il carbone nel sottosuolo.

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La Gran Bretagna si batte da anni per l’idea di eliminare definitivamente le estrazioni dal sottosuolo entro il 2035. Alla notizia recente dell’apertura di questa nuova miniera, nello scenario politico e ambientalista mondiale si parla di una perdita di credibilità. Il suo ruolo fondamentale era quello di sollecitare tutte le altre nazioni a eliminare gradualmente i combustibili fossili fossili. La decisione del governo britannico dell’apertura della miniera di Coke di Woodhouse, vicino a Whitehaven (UK), ovvero in casa, è stata approvata dal Cumbria Country Counsil, con il sostegno del ministro Robert Jenrik, che avrebbe anche potuto annullarlo. Ha dichiarato però, che è una questione rivolta a portare miglioramenti alla comunità locale, essendo un area ad alto tasso di disoccupazione. Verdetto deriso da ambientalisti e altre figure sensibili all’aspetto del cambiamento climatico, dovuto, appunto, al problema del grave impatto ambientale della zona e a ivello globale dell’emissione di gas combustibili fossili.


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Un ampio scenario di dissensi. I più salienti.

Kwai Kwarteng, Segretario di Stato per le imprese, l’energia e la strategia industriale britannica, afferma che c’è stata tensione nel dibattito del governo per l’approvazione della miniera e i tentativi di ripulire l’economia. Afferma, comunque, che consentire di estrarre carbone da coke internamente per la produzione di acciaio, ne eviterebbe l’importazione che sarebbe comunque necessaria per la produzione attuale. Alok Sharma, guida del vertice sul clima della COP26, coordina le politiche britanniche sul cambiamento climatico, sostiene imbarazzante l’apertura di tale sito di estrazione. Greta Thunberg, giovane attivista ambientale, ha definito “praticamente nulla” l’intenzione della Gran Bretagna di raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette entro il 2050. Mohamed Adow,della “Powership Africa”, ha dichiarato che è molto strano che il governo britannico decida di aprire una miniera proprio nell’anno in cui ospiterà colloqui globali sul clima dalla firma dell’accordo di Parigi.

Lo stesso parare: è una follia

Darren Jones, presidente del comitato aziendale britannico, afferma che, iniziando a costruire una miniera proprio adesso, sarà difficile nel prossimo futuro che il Regno Unito possa persuadere paesi come la Polonia ad abbandonare il carbone. Sostiene che il governo avrebbe dovuto trovare un’altra soluzione per creare occupazione in Cumbria, dopo che tutte le industrie del paese ad alta intensità di carbonio, stavano già seguendo le linee guida del governo, impegnandosi nella conversione verso un futuro verde. Philip Dunne, presidente del comitato per l’audit ambientale, ha dichiarato che il Regno Unito deve sviluppare alternative all’importazione di carbone da coke e sostenere la prossima generazione impiegandola in posti di lavoro “green”. In ultimo citiamo la Baronessa Bryony Worthington, che dichiara quanto sia una follia l’aprtura della miniera di Coke. Ne sottolinea la gravità, facendo capire che, finchè il governo non avrà una strategia coerente che abbia un senso, manderà segnali completamente confusi, alla quale si potranno aggrappare tutti quegli stati che non vogliono abbandonare le estrazioni di carbon coke.

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