Udienza generale di Papa Francesco: la verità si vede nei fatti e non nei discorsi

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Papa Francesco durante la sua catechesi in piazza San Pietro per l'udienza generale del mercoledì, Città del Vaticano, 18 marzo 2015. Pope Francis during his speech in St.Peter's Place for the Wednesday's General Audience, Vatican City, 18 March 2015. ANSA / FABIO FRUSTACI

Udienza generale di papa Francesco. 13esimo incontro sui comandamenti: «non dire falsa testimonianza»

Oggi, 14 novembre 2018, sì è tenuta la 13esima udienza generale incentrata sui comandamenti consegnati da Dio sul Monete Sion agli ebrei per mezzo di Mosè. Oggi il Santo Padre ha trattato l’ottavo: «non dire falsa testimonianza».

Il Papà ha iniziato l’udienza esortando il passo del Catechismo della Chiesa Cattolica: «[questo comandamento] proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri». Immediatamente il discorso, non concentrandosi nell’affermare che non si debbano dire bugie, si è focalizzato nel senso più ampio del comandamento: «vivere di comunicazioni non autentiche è grave perché impedisce le relazioni, e quindi impedisce l’amore». Non solo le parole ma anche i gesti, gli atteggiamenti e «perfino i silenzi e le assenze» rientrano nella comunicazione.

«Ma cosa significa dire la verità? Significa essere sinceri?»

Essere nella verità non significa dire sempre tutto ciò che uno pensa: la parola può uccidere l’altro, le relazioni , tutto ciò che ci circonda e noi stessi. Si può dire la verità ma se decontestualizzata potrebbe essere mal interpretata. Tante volte confondiamo l’essere persone sinceri dimenticandosi di essere prudenti e discreti: «quante chiacchiere distruggono la comunione per inopportunità o mancanza di delicatezza!»

Il Papa, riportando il passo dell’interrogatorio e la passione di Gesù, spiega che il comandamento invita ad avere una vita sincera, coerente come Cristo ha «dato testimonianza alla verità» morendo in croce. Perché Cristo è «stato coerente: con quel suo modo di morire, Gesù manifesta il Padre, il suo amore misericordioso e fedele».

«Quali verità attestano le opere di noi cristiani, le nostre parole, le nostre scelte?»

I discepoli di Cristo vengono chiamati cristiani perché sono chiamati ad essere “altri Cristo”: Gesù è «la via, la verità e la vita». Siamo chiamati a essere figli di Dio ed essere coerenti nella nostra vita. la verità in una persona la si vede nei fatti e non nelle parole: «questa non si dice tanto con i discorsi, è un modo di esistere, un modo di vivere e si vede in ogni singolo atto».  Spesso noi giudichiamo una persone falsa perché i suoi discorsi non corrispondono ai fatti.

Questo l’invito di Papa Francesco ai cristiani e alla chiesa: essere coerenti nella vita con il Vangelo che la chiesa stessa proclama di seguire. I cristiani sono chiamati a vivere la verità che Dio, attraverso il suo Figlio, si è manifestato e ci ha manifestato il suo amore.

Il santo Padre ha affermato che si fida del Padre che lo ama e questo lo fa essere «veritiero e non bugiardo».

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