Confermata la sostanziale legittimità del voto, il ballottaggio è previsto per il 20 aprile. I due sfidanti, l’uscente Poroshenko e il comico Zelensky, si affrontano sul rapporto con la Russia, con l’Unione europea e la Nato. L’Ucraina sembra determinata a scrivere senza l’intromissione di Mosca il proprio futuro.

Dopo lo spoglio della quasi totalità delle schede elettorali, in Ucraina si conferma lo scontro tra il giovane attore comico Volodymir Zelensky e il presidente uscente Petro Poroshenko, al ballottaggio previsto per il 21 aprile (salvo sorprese). Fino a dieci giorni dopo il voto, infatti, si valuteranno le eventuali contestazioni, già annunciate dalla sconfitta Yulia Timoshenko, che non dovrebbero peraltro ribaltare gli esiti del voto. Anche gli osservatori occidentali hanno riconosciuto la sostanziale correttezza democratica della consultazione ucraina.

Zelensky ha raggiunto il 30,26% dei voti, mentre Poroshenko si è fermato a poco più della metà (15,96%). La Timoshenko, che sperava di togliere il posto al presidente, ha ricevuto il 13,37%, mentre il candidato sostenuto da Mosca, Jurij Bojko, occupa il quarto posto con l’11,54% dei voti, più di quanto previsto. Zelensky è riuscito a sconfiggere Poroshenko perfino nella “sua” regione di Vinnitsa, dove ha sede la sua azienda dolciaria, e dove il presidente ha convinto il primo metropolita filo-russo a passare alla nuova Chiesa autocefala.

Il vincitore ha subito ammesso di essere “umanamente piuttosto turbato” dal successo ottenuto: “Si tratta di una grande responsabilità, ringrazio tutti quelli che hanno votato per me non per scherzare”, dichiarando anche di non essere disponibile a fare alleanze con alcun rappresentante del “vecchio potere”.

Poroshenko è intervenuto davanti ai suoi sostenitori, riconoscendo la credibilità delle elezioni secondo gli standard europei. Egli ha sostenuto di “aver fatto il primo passo verso la vittoria”, nonostante la volontà del Cremlino di non vederlo più sulla poltrona presidenziale. Egli ha confermato la necessità di mantenere le sanzioni contro la Russia.

Il presidente uscente ha minimizzato il successo di Zelensky, chiamandolo “marionetta di Kolomoiskij”, cioè del magnate televisivo sulle cui reti si esibisce il comico, che ha partecipato attivamente alla campagna elettorale. “Ora basta con gli scherzi – ha ammonito Poroshenko – il 21 aprile dobbiamo confermare il nostro cammino per entrare nell’Unione europea e nella NATO, oppure torneremo nel triste passato sovietico”.

Lo stesso Zelensky, peraltro, è tutt’altro che condiscendente nei confronti di Mosca. I giorni scorsi ha rivolto provocatoriamente una domanda al Cremlino, chiedendo quanto Mosca è disposta a pagare per compensare l’occupazione della Crimea e del Donbass. Gli ha risposto il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, affermando che il presidente Putin “è disponibile a spiegare ad ogni cittadino dell’Ucraina che la Russia non occupa alcun territorio ucraino, neanche le repubbliche autonome di Donetsk e Lugansk nel Donbass, che sono state rifiutate dalla stessa Ucraina”.

Della Crimea, poi, i russi non vogliono neanche parlare: “Una questione chiusa una volta per sempre, non si tratta nè di occupazione, nè di annessione, tutto è avvenuto secondo la stessa legislazione ucraina e il diritto internazionale”.

I russi hanno comunque espresso una certa soddisfazione per l’esito delle elezioni ucraine; secondo la presidente del senato, Valentina Matveenko, “è evidente il completo disastro dell’elite al potere in questi anni”, risultato del resto prevedibile a causa della “distruzione dell’economia e del totale impoverimento della popolazione”. In ogni caso l’Ucraina si appresta a ricostruire il Paese dopo anni turbolenti, e difficilmente lo farà agli ordini di Mosca.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here