Si profilano all’orizzonte nuovi problemi per Uber, la famosa azienda statunitense che, tramite un’applicazione, permette di usufruire di servizi di trasporto privati. Dopo le varie cause giudiziarie che ha dovuto affrontare in giro per il mondo, la società californiana di recente è finita nel mirino dei tassisti australiani, i quali hanno provveduto a depositare presso la Corte Suprema dello Stato di Victoria una class action che finora avrebbe raccolto ben 6mila adesioni e che conterrebbe una richiesta di risarcimento danni multimilionaria.

Qualora il procedimento giudiziario dovesse andare avanti, si tratterebbe di una ribellione da record nei confronti di Uber, perché per la prima volta l’azienda si troverebbe a fronteggiare una così ingente richiesta di danni e soprattutto una nutrita schiera di lavoratori adirati verso le modalità con cui il servizio viene offerto ai clienti. Stando a quanto comunicato dallo studio legale che si sta occupando della vicenda, i lavoratori australiani avrebbero deciso di agire per vie legali dopo essersi visti surclassare dalla app americana che, pur di accaparrarsi un ampio numero di adesioni, avrebbe aggirato le leggi in vigore.

Tassisti australiani: class action contro Uber.

Nello specifico, gli avvocati ritengono che la società americana abbia approfittato di una serie di lacune presenti nel sistema normativo australiano per quanto concerne il settore dei trasporti, non tenendo conto allo stesso tempo di alcune norme locali che prevedono l’obbligo di licenza per i conducenti di taxi, provvedendo a pagare le multe ai suoi autisti. Questo sistema avrebbe pesantemente danneggiato i tassisti tradizionali, i cui introiti inevitabilmente si sarebbero abbassati, causando grosse difficoltà economiche a tutta la categoria.

Uber si difende: mancano le prove

Dopo aver appreso della class action multimilionaria presentata dai tassisti australiani, Uber ha affidato la propria reazione ad una sua portavoce, affermando che al momento i firmatari dell’azione legale non avrebbero introdotto alcuna prova a sostegno delle loro accuse, e annunciando che sarà comunque pronta a difendersi nelle sedi legali opportune. Al contempo, l’azienda ci ha tenuto a sottolineare che finora non è arrivata alcuna notifica ufficiale, ha ricordato di non aver mai agito illegalmente in Australia, aggiungendo che qualora dovesse essere realmente trascinata in tribunale sarebbe pronta a far valere le sue ragioni «vigorosamente».

Uber si difende dalle accuse dei tassisti australiani.

Di tutt’altro avviso, invece, è la posizione di uno dei principali promotori dell’azione legale, Rod Barton, un ex autista che oggi fa parte del Consiglio legislativo dello Stato di Victoria. Questi, raggiunto dal New York Times, ha affermato che mentre altre società hanno atteso di ricevere tutte le autorizzazioni del caso prima di cominciare ad operare in Australia, Uber invece ha aggirato le leggi vigenti, lanciandosi prepotentemente sul mercato e andando a danneggiare pesantemente «il valore di un’industria nazionale multimiliardaria». Inoltre ha riportato che insieme ad un collega già tre anni fa hanno cominciato a pensare di avviare questa battaglia legale, ovvero quando si sono resi conto che la presunta aggressiva presenza dell’azienda californiana sul settore dei taxi e del noleggio privato stava cominciando a far perdere denaro e lavoro a numerose persone.

Ricordiamo che, ad oggi, sono quasi 4 milioni le persone che fanno ricorso a Uber in Australia per ottenere diversi servizi, dai trasporti in automobile alla consegna del cibo, e che l’azienda ha dichiarato di poter contare al momento su circa 80mila autisti e collaboratori. C’è da aggiungere che, in questi ultimi anni, per provare ad andare incontro alle esigenze dei tassisti, i vari governi hanno provato ad introdurre dei provvedimenti più restrittivi come, ad esempio, un «pacchetto di adeguamento del settore» finanziato con 250 milioni di dollari per provare a risanare le perdite dei tassisti tradizionali nel Galles del Sud, oppure l’intervento delle istituzioni dell’Australia occidentale per avviare un programma di finanziamento per la riacquisizione delle targhe dei taxi.

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