Twitter contro Pechino: bloccato l’account dell’ambasciata cinese negli Usa

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La Cina prende di mira

Twitter continua la sua operazione di oscuramento contro account cosiddetti eversivi. Questa volta tocca all’ambasciata cinese statunitense che ha difeso in un tweet le attività del governo di Pechino nello Xinjiang, località in cui vivono gli Uiguri. L’ambasciata asiatica ha citato un articolo del China Daily che criticava la le donne di etnia uigura perchè non erano “macchine per bambini“. Il colosso statunitense, dal canto suo, ha legittimato la sua azione definendo disumanizzante la scelta dei diplomatici cinesi. Twitter ha rimosso il post e lo ha segnalato ai propietari come violazione degli standard della community. Sebbene la segnalazione sia stata recepita dai proprietari dell’account, il messaggio non è ancora stato cancellato.


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Cosa dice il tweet dell’ambasciata cinese?

Il messaggio che ha scatenato le polemiche è il risultato dell’attività di alcuni membri dell’amministrazione Trump, che nelle loro ultime ore hanno ribadito il genocidio portato avanti da Pechino contro la minoranza. Il portavoce del ministro degli esteri cinese Hua Chunying ha negato tutto, affermando che la Cina è “preoccupata” per il blocco dell’account Twitter della sua ambasciata. Il portavoce ha detto anche che “Twitter non adotti doppi standard sul caso e che possa distinguere la disinformazione dalla verità”.

Gli Uiguri, la minoranza musulmana che vive in Cina

L’etnia uigura fa parte di un più grande mosaico etnico che sopravvive in Cina. Per decenni il governo centrale di Pechino vede queste minoranze come un ostacolo per la Cina stessa. Le politiche cinesi non hanno fatto altro che aumentare, e peggiorarel il disagio, sociale e umanitario, di queste vere e proprie enclavi presenti nella zona nord-ovest del paese.

Quali saranno le conseguenze diplomatiche della scelta di Twitter?

Al giorno d’oggi i colossi tecnologici, noti anche come Big Tech, influiscono in maniera pesante sulle poltiliche dei paesi. La comunicazione via social è pane quitidiano per politici, intellettuali e governi. E una stretta da parte delle companies della Silicon Valley può porre ostacoli alla democrazia e alla libertà di espressione. Sebbene non si considerino degli editori a tout court, Twitter, Facebook e gli altri social agiscono come tali. In particolare, il blocco della pagina twitter dei diplomatici cinesi negli States non provocherà altro che astio, che andrà a sommarsi ai già precari rapporti tra le potenze. Al momento la nuova amministrazione Biden, insediatasi mercoledì 20 gennaio, non ha commentato l’azione dei cinesi. Ma nessuno esclude in avanti provvedimenti da parte degli Usa contro la Cina.

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