Tutti a Palermo per il convegno sulla terra piatta

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Il programma del convengo di Palermo sulla terra piatta (scaricabile da Facebook)

Il 12 maggio prossimo, presso l’Hotel Garibaldi di Palermo si terrà un convegno di terrapiattisti, cioè di un gruppo di persone che pensano che la terra sia piatta. Il Polo Nord al centro e a raggiera tutti i continenti, con i ghiacci del sud a circondare e proteggere il confine di questo enorme disco. La partecipazione al convegno costa 20 euro, necessari per finanziare l’evento.

Il relatore principale è Agostino Favari, ingegnere, e che ha iniziato da tempo a mettere in dubbio le informazioni scientifiche che non siano verificate da lui personalmente. Così c’è un po’ di tutto: l’assenza della curvatura della terra perché l’orizzonte è sempre piatto anche visto dalle montagne, la falsità delle fotografie scattate dai satelliti, la negazione dell’allunaggio. Il tutto legato ad una non precisata necessità dei ‘poteri forti’ di confondere le masse, per un non precisato tornaconto.

La scienza è per tutti, ma non tutti sono scienziati

La posizione di Favari è legata alla definizione di dimostrazione scientifica, che deve essere ripetibile, ma soprattutto accessibile a tutti. Una delle prove della terra piatta è la proibizione di andare in Antartide, o l’impossibilità di usare personalmente un telescopio, o di raggiungere la stazione spaziale internazionale. Come San Tommaso, Favari si dice disponibile a credere alla sfericità della terra quando qualcuno lo metterà nelle condizioni di verificarla personalmente.

La terra e gli altri…

La fiducia non è fede

Questo è l’elemento principale da mettere in evidenza. Anche qualora Favari fosse mandato nella stazione spaziale internazionale e verificasse personalmente la curvatura della terra, come faranno gli altri? Si fideranno del loro leader, o lo considereranno ‘passato al nemico’? Cosa succederebbe se improvvisamente sette miliardi di persone decidessero di verificare personalmente ogni teoria che viene prospettata loro? Dal primo principio della termodinamica al tipo di frittura idonea per le melanzane alla parmigiana, non c’è dubbio che il mondo, piatto o rotondo, si bloccherebbe.

Poi ci sono cose che non possono necessariamente essere sperimentate da tutti, eppure tutti sono concordi nel ritenerle vere. Quando il primo uomo che ha mangiato l’amanita falloide è morto, tutti gli altri si sono fidati rispetto alla prova scientifica che il fungo fosse velenoso. Perché la società, la civiltà si è evoluta sulla fiducia reciproca, sulla possibilità di affidarsi all’altro. La fiducia nella scienza ha una valenza diversa rispetto alla fede: la fiducia si appoggia su qualcosa che un altro ha dimostrato, io mi fido dell’altro e dunque accetto la scienza.

La necessità di trasparenza

Allora è possibile che il convegno dei terrapiattisti rappresenti un evento simbolico di un mondo in cui sta venendo a mancare la reciproca fiducia, nonché la fiducia verso chi si trova in una posizione di  potere, politico o economico. Il vissuto persecutorio del cittadino è legato alla percezione di mancanza di trasparenza, a prescindere dalla logicità del vissuto: anche se è razionalmente incomprensibile il motivo per cui una gran numero di persone debbano spendere tanti soldi per convincere l’umanità della sfericità della terra, prevale il pensiero che ‘ci stanno ingannando’. La mancanza di trasparenza è fonte di ingiustizia. Ma è anche vero che, come dicevamo, non tutti sono scienziati, e quindi non è possibile che indistintamente tutti possano decidere tutto, ma ciascuno deve decidere secondo le proprie competenze, e l’altro si deve fidare.

Ad ogni epoca la sua inquisizione

La fiducia dovrebbe essere l’elemento fondante della società, accompagnata dal senso civico, dal rispetto, e, in ultima analisi, dalla libertà di opinione: se voglio continuare a credere che la terra sia piatta devo poterlo fare. Vi risparmio le reazioni del web alla teoria della terra piatta, che assomigliano ai tribunali dell’inquisizione alla comparsa degli sfericisti: non è lontano il tempo in cui Giordano Bruno fu arso a Campo de’ Fiori a causa dell’intuizione dell’universo infinito, con una riabilitazione tardiva e neanche soddisfacente.

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