“Tu sei la figlia di Enzo Biagi? E il mio primo istinto era dire no…” Intervista alle sorella Bice e Carla Biagi

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Sorride Carla Biagi, seduta al tavolo del ristorante “La Buca di San Francesco” ad Arezzo dopo aver presentato al Giardino delle Idee versione invernale, insieme alla sorella Bice, il libro “Casa Biagi”.

Intervista alle sorelle Biagi sul libro “Casa Biagi”

La mia domanda era mirata, diretta. “Come ci si sentiva da piccole ad essere le figlie di Enzo Biagi?”.

Per noi il suo era un lavoro come gli altri. Avevamo amiche figli di medici, di avvocati. Noi eravamo figlie di un giornalista.”
E’ sempre Carla che risponde. Bice annuisce, sorride e segue quel che dice la sorella. Più silenziosa e defilata. Ma presente e attenta.
I “problemi” legati alla notorietà del padre li hanno iniziati a vivere dopo, quando hanno iniziato a frequentare il liceo. “Ma era una cosa che veniva più da fuori che da noi.” E non erano tutte rose e fiori.
Carla racconta. “Ho vissuto il ’68. I miei compagni di liceo non amavano mio padre. E questo non era facile. Dovevamo spesso dimostrare di essere in gamba, di saper fare, di essere intelligenti. Insomma c’era anche il rovescio della medaglia ad essere Biagi di cognome. Come quando il professore di italiani mi ha chiesto “Sei la figlia di Enzo Biagi? E il mio primo istinto è stato di rispondere “no”…


Enzo Biagi nasceva il 9 Agosto 1920


In ogni momento dei 15 minuti passati a parlare con loro, le sorelle Biagi ci tengono a sottolineare come non fosse una fatto “eccezionale” essere figlie di Enzo Biagi.
Fa piacere vedere che tanta gente ha apprezzato nostro padre, come è normale che ci sia chi lo ha detestato. Non era una persona che ti lasciava indifferente. È  un nome che vivi con l’orgoglio di chiunque può dire mio padre è stato un uomo onesto e nessuno può dire il contrario”.
Ma sono realiste.
Credo che nel ricordo dei figli, soprattutto figli più che aduli, si debba però pensare anche ai difetti. Anche una personalità schiacciante quando arrivi poi ad una certa età viene messa da parte perché c’è la tua di personalità che la fa da padrone.
Certo non è stato semplice, ma non credo tanto legato al fatto che fosse importante o meno lui. Certo avere un padre che viene riconosciuto per strada, crea qualche problema di identità. Per fortuna eravamo tre sorelle, l’unico maschio era lui, quindi era lui il maschio alpha. Però dovevi sempre dimostrare che non eri stupida. A casa nostra c’era un alta considerazione dell’intelligenza, dell’essere spiritosi, dell’aver letto. Mio padre ci portava a teatro a 10 -11 anni anche se ci addormentavamo perché ci teneva che avessimo una certa educazione.” Racconta Carla, ricordando i momenti in cui ha avuto anche scontri con il padre.
Credo sia normale in tutte le famiglie, nel rapporto tra genitori e figli. Non era un padre con cui noi avessimo una grande confidenza. E fino a 50 anni noi eravamo figlie. E basta.
Solo dopo, dopo la scomparsa della madre, improvvisa e inaspettata, “i ruoli si sono invertiti”.
Gli ultimi ricordi che abbiamo sono legati agli ultimi momenti. Quando eravamo noi che facevamo da mamme a lui e non lui che faceva da padre a noi.

Una vita “normale”. Lontana da quello che potremmo pensare forse. Perché alla fine i figli vedono i genitori sempre come “papà e mamma”. Ed è questa famigliarità che le sorelle Biagi raccontano nel loro libro.