TURNING PAIN INTO POWER: arte e ingiustizie sociali

Tra gli artisti che esporranno alla collettiva anche Regina José Galindo che presenta il lavoro "Tierra" sul processo al Presidente del Gautemala José Efraìn Rìos

0
403
Turning pain into power
Turning pain into power

La mostra TURNING PAIN INTO POWER indaga il potenziale dell’arte nel risvegliare e incrementare la consapevolezza sulle ingiustizie sociali e politiche. La collettiva presenta una selezione di artisti che si confrontano con condizioni attraverso strategie forti, consapevoli e creative. L’esposizione sarà allestita dal 15 ottobre al 29 gennaio 2023 a Merano Arte


TOGETHER: Interact–Interplay–Interfere il 25 giugno–25 settembre 2022


TURNING PAIN INTO POWER si inserisce coerentemente nella programmazione annuale di Kunst Meran?

L’evento si inserisce nel solco della mostra TOGETHER: Interact-Interplay-Interfere che tratta il tema della vita comune e delle opportunità e limitazioni che comporta. Pertanto è possibile vedere un filo conduttore nelle mostre proposte, la riflessione su tematiche sociali e il modo in cui l’arte le affronta e presenta. Il percorso che sarà proposto in autunno affronterà tematiche quali il razzismo, la violenza di genere e la lotta alle discriminazioni. In particolare, ci saranno dei riferimenti agli atti di emarginazione ai danni di gruppi LGBTQIA+.

Gli artisti che parteciperanno alla collettiva

Esporranno: James Gregory Atkinson, Cana Bilir-Meier, Monica Bonvicini, Regina José Galindo, Silvia Giambrone, Philipp Gufler, Giulia Iacolutti. Ci sono anche: Dan Perjovschi, Adrian Piper, Puppies Puppies (Jade Guanaro Kuriki-Olivo), Giuseppe Stampone.

L’opera di Regina José Galindo

L’artista proporrà alla mostra di Merano Arte un video dal titolo Tierra realizzato nel 2013. Un lavoro in cui tratta il processo per genocidio e tortura di José Efraìn Rìos. Galindo è infatti colpita dalle violenze perpetrate dal Presidente del Guatemala e nel film si mostra nuda in un terreno in cui una ruspa sta lavorando. Si tratta quindi di un riferimento ai cittadini uccisi e gettati in una fossa comune. La fossa che lo scavatore produce rappresenta infatti il vuoto che una politica ingiusta e aggressiva crea in una comunità, provocando tensioni e malcontento. Il cortometraggio ha una durata di 33 minuti e 30 secondi.

Immagine da cartella stampa.