Siamo nel post petrolio. Incredibile come è cresciuta in poco tempo la più significativa città  del deserto arabico  La città aerea sospesa in cerca dell’assoluto fatta di strutture senza peso, immateriale. Una crescita molto istintiva ed è questo il suo valore, immediata, intuitiva, gradassa. La città si mescola al mare non come un tetro museo storico della pirateria  o di pescatori di perle con le loro case d’argilla e corallo ma si erge futurista e gentile con le sue moderne piramidi. Si passeggia all’interno dei suoi mall a sfinimento senza trovare quella esperienza intima e invisibile ma restituisce tutte le possibili varianti che ha in se. Si rimane a lungo a meditare sull’immagine che rimanda tra Maometto e il futuro.   Il loro modo di vivere si evolve di pari passo con l’urbanistica e l’architettura in tutto il suo fiorire, rimanendo con coerenza unica con potenza creativa e fierezza  uguale al principio architettonico e al suo profeta per dimensioni e ricchezza,  una immagine a volte forte altre debole ma sempre fedele a se stessa. I riferimenti e i paragoni si sprecano quello più comune è paragonare la torre di Dubai- Burj Khalifa- alla torre di Babele,  come la volontà espressa nei testi sacri: “costruiamoci una torre , la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome”. E  il Palm jumerah e le  isole artificiali dell’arcipelago The World davvero suggestivi entrambi, si potrebbero  paragonare  alla prima mappa di Rassan  del mondo babilonese visto dall’alto misurava 12cm.x8. Questo è il mondo, dichiara la tavoletta e Babilonia è il mondo. E di rimando Dubai pone questi quesiti. L’aspetto più interessante è l’involucro, la tipologia marziana, la grande versatilità dei gusci architettonici . Il guscio lo realizza l’industria e gli interni come si vuole.  Più di 30 anni di progetti e di edifici molti ancora in cantiere. Essendo stata edificata in poco tempo l’insieme a volte risulterebbe poco armonico e dall’alto delle torri la città appare come una enorme distesa edificata eterogenea ma  con un punto di forza “ unicamente cosmopolita.”

Da sempre i regnanti I MakToum  dalla tribù dei BaniYas intessono l’arte del dialogo rispettoso tra culture diverse e il loro regno non è da meno anche nel mese del Ramadam. Sono molto tolleranti con le altre religioni   con quell’ universalismo che rende gli uomini fratelli  anche nelle diversità. Un universo di relazioni e di sensibilità tipico dell’accoglienza araba.

Durante il ramadam è possibile provare a Dubai i dolci della tradizione con un marchio tutto italiano l’Armani  dolci.

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