Turismo enogastronomico: il futuro dei viaggi

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Il turismo enogastronomico non è certo una novità. Negli ultimi tre anni, infatti, un’analisi Coldiretti ha evidenziato che in media i turisti, siano italiani o stranieri, spendono di più per il cibo che per il pernottamento, quando sono in viaggio. O almeno, così era prima della pandemia.

Turismo enogastronomico: quali sono i dati oggi?

Non è un segreto che la nostra Italia sia patria di olio, vino e prodotti tipici. A oggi, il 45% degli italiani e il 53% degli stranieri ha visitato una destinazione che abbia come attrazione primaria l’enogastronomia. Ma non solo per degustare o per acquistare cibo: sono andati affermandosi anche luoghi come cantine, birrifici, frantoi, pastifici. Anche se la crisi ha colpito duramente il reparto turistico, infatti, non ha intaccato la parte enogastronomica. <<L’enogastronomia può e deve essere un asset trainante dello sviluppo del turismo dell’Italia durante e dopo il Covid>>, ha dichiarato la Ministra Teresa Bellanova in occasione del Patto di Spello.

Stando ai dati in nostro possesso, a dare linfa al trend positivo sono i Millennials e i loro figli, la cosiddetta Generazione Z. Il 79% di loro ha dichiarato di viaggiare per vivere esperienze a tema. E con il web a influenzare idee e desideri, l’80% ha detto di essere stato spinto a tali nuove esperienze da video, recensioni o post a tema in rete.

Turismo enogastronomico: i viaggiatori del gusto sono aumentati?

Sempre secondo i sondaggi, nel 2016 solo il 21% degli italiani compiva viaggi a tema gastronomico. Nel 2019 la percentuale è raddoppiata, giungendo al 45%. Di questi, il 75% è stato compiuto in Italia, mentre il 17% ha diviso le esperienze tra la nostra patria e l’estero. Nel gruppo di questa tipologia di turisti, il primo posto in percentuale spetta ai cinesi (81%), seguiti dai messicani (73%), dagli statunitensi (46%, in leggero calo), dai britannici (42%) e dai francesi (46%). Ultimamente poi si sono aggiunti i turisti canadesi, con un 46% del totale.

I viaggi interrotti dalla pandemia

Purtroppo, come ben sappiamo tutto questo ha subito una brusca battuta d’arresto per colpa dell’emergenza mondiale. Roberta Garibaldi, docente di Tourism Management, con il Wine Tourism International Think Thank ha evidenziato un’ingente perdita nel fatturato. Tra gennaio ed agosto, infatti, le perdite sono state del 31% nel reparto enogastronomico, e del 22% per le attività aziendali. Il Tourism Economics per ENIT del 2020 ha evidenziato un calo nei viaggi del 49%, il 64% per quelle internazionali e 31% quelle nazionali. E pare che la tendenza non si invertirà fino al 2022, quando si prevede una timida ripresa.

<<Un’infinità di tipologie e di aziende sono state colpite dalla pandemia>> ha spiegato Roberta Garibaldi. <<Nel 2020 c’è stata una grande sofferenza su tantissimi fronti, dagli eventi alle cantine, che vedono una contrazione del flusso enoturistico e una diminuzione degli occupati del settore>>. <<Durante il lockdown i contenuti sull’enogastronomia sono stati quelli più fruiti, soprattutto online. Le degustazioni digitali sono state implementate nel corso dei mesi: sono diventate più numerose, piacevoli e coinvolgenti. Nei prossimi mesi si potrebbe lavorare un po’ più sullo storytelling e sul livello qualitativo delle proposte>> ha aggiunto.

Naturalmente, ogni settore coinvolto ha cercato di tamponare le perdite nel modo più logico in questo momento: incrementando le vendite online.

Il rilancio col wine club e la pizza

Il wine club è una delle carte che hanno calato le cantine, per cercare di restare a galla. Del resto l’Italia è già al primo posto per numero di produzioni certificate (825) e per beni Unesco e città creative legate all’enogastronomia (8). Per numero di aziende con produzione di uva e olive (rispettivamente 264.451 e 646.326) e per numero di imprese di ristorazione (283.521). Inoltre, è seconda in Europa per numero di ristoranti stellati (374) e quarta per numero di microbirrifici sul territorio (692).

Anche la pizza potrebbe essere un’occasione di rilancio, secondo il Rapporto sul Turismo Enogastronomico. <<Rimane una delle parole più citate dai viaggiatori stranieri>> ha affermato Roberta Garibaldi. <<A livello turistico è valorizzata, ma non appieno. Se andiamo a guardare le esperienze legate a questo piatto negli Stati Uniti scopriremo che ci sono quattro musei della pizza, tantissime esperienze di degustazione, ma anche corsi per imparare a fare la pizza. Rispetto all’Italia, sembra che sia maggiormente valorizzata all’estero>>

Il Recovery Fund: come può essere utile?

Il Recovery Fund, di cui tanto si sente parlare in questi mesi, potrebbe essere un altro strumento utile a questa causa. Questo però a patto che ci sia una strategia precisa ed univoca per la distribuzione dei fondi. <<Le risorse devono essere finalizzate allo sviluppo del settore. Considerando la crescita nel ruolo dell’enogastronomia nel turismo, e sapendo quali sono i punti di debolezza finora riscontrati, bisogna favorire la digitalizzazione, la filiera corta e l’informazione. Favorire il turismo verso i produttori, l’hospitality management, lavorare per avere una formazione più solida nel settore, per sviluppare maggiori competenze anche nello storytelling e nelle analisi dei dati>>

La legge sull’oleoturismo

Ad oggi non esiste ancora una legge specifica. Ma Roberta Garibaldi è ottimista, anche grazie alla sottoscrizione del Patto di Spello, con la collaborazione e l’appoggio della ministra Bellanova.

Il Patto di Spello: di cosa si tratta?

Si tratta di un accordo tra le quattro più importanti organizzazioni italiane che si occupano di turismo enogastronomico. Sono la Città del Vino, la Città dell’Olio, il Movimento Turismo del Vino e dell’Olio e la Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori. Deve il suo nome ad un borgo medievale ad alta produzione olivicola, in Umbria, già di per sé patria di eccellenze gastronomiche. Questa collaborazione è nata a seguito della neonata legge sull’enoturismo e sull’oleoturismo, con lo scopo ultimo di proporre il dialogo e favorire la ripresa.

<<Rafforzare, far crescere e qualificare l’eccellenza eno/oleo/agroturistica in Italia, è il nostro obiettivo comune, affinché l’eno-oleoturismo siano motore di nuovo sviluppo, fondato su parole chiave come sostenibilità, etica, salvaguardia dei paesaggi rurali, innovazione tecnologica e unicità dei territori e delle vocazioni>> ha spiegato sull’argomento la ministra Teresa Bellanova.

Turismo enogastronomico: cosa riserva il futuro?

La crescita del turismo enogastronomico ha avuto un’importante ascesa negli ultimi anni. Si può dunque, anzi si deve, insistere su questo settore per far ripartire l’economia una volta che l’emergenza sarà passata. Le esperienze legate al vino e al cibo destagionalizzano le presenze sul territorio e possono diversificare le economie rurali, oltre alla tutela del paesaggio. “Speriamo che il 2021 possa essere un anno positivo, in cui la stagione estiva dovrà essere un momento importante. Prima di allora, è necessario continuare a mantenere il contatto, non abbandonare la propria clientela, continuare a comunicare” ha spiegato ancora Roberta Garibaldi. “Quello che farà la differenza nel prossimo futuro sarà l’accento posto sulla sicurezza delle esperienze, con visite all’aperto, garanzia di distanziamento e protezione attraverso l’uso dei dispositivi individuali. Bisognerà differenziarsi, creando relazioni con il turista locale, prodotti ad hoc per i clienti più fedeli. E’ cambiato il target e il profilo di riferimento: il turista domestico è tornato al centro della scena. Va tenuto in considerazione anche il tema prezzo, che dovrà essere messo in relazione con l’andamento della crisi economica“.

I fattori chiave del turismo enogastronomico

A tal scopo, sostenibilità e autenticità saranno i fattori chiave del turismo enogastronomico nel 2021, insieme all’innovazione. “Saranno necessari nuovi prodotti, nuove offerte sia per questi mesi ancora complessi sia per la stagione successiva. In primo luogo, bisognerà creare e offrire esperienze che includano e valorizzino la cultura locale. Ci dovrà essere una diversificazione dell’offerta. I visitatori dovranno essere chiamati a partecipare attivamente, aspetto che si lega anche alla creazione di relazioni dirette con i propri clienti. Le esperienze dovranno essere sostenibili e prenotabili online” è l’opinione di Roberta Garibaldi. Nel corso del nuovo anno, insomma, i turisti vorranno solo recuperare il tempo e soprattutto i viaggi perduti. La ricerca delle piccole cose, l’avventura, la scoperta di nuove esperienze: tutti punti da tenere in considerazione. Nella speranza che possa accadere il più presto possibile.

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