Turchia: l’Osce denuncia 2,5 milioni di schede dubbie

0
434

Il sultano ha vinto la sua sfida. Di misura, con il 51,4% dei voti e l’ombra di brogli su circa 2,5 milioni di schede.

Secondo gli osservatori dell’Osce, il “voto non è stato all’altezza degli standard del Consiglio d’Europa” e “il contesto legale è stato inadeguato allo svolgimento di un processo genuinamente democratico”. La decisione di conteggiare come valide anche le schede senza timbro ufficiale ha provocato la dura reazione dell’opposizione. Il principale partito di opposizione in Turchia, il Chp, ha già presentato un ricorso formale alla Commissione elettorale suprema di Ankara. Diverse centinaia di persone inoltre, hanno contestato il voto scendendo nelle piazze delle grandi città turche.

La riforma presidenziale voluta a tutti costi dal presidente Erdogan si prefigura come una revera e propria monopolizzazione del potere. Orgoglioso della telefonata di congratulazioni ricevuta da Trump, sprezzante delle dichiarazioni dei leader europei che ha definito “crociati”, Erdogan ha centrato il suo obiettivo. La vittoria del sì gli permetterà di rimanere in carica fino al 2029. L’entrata in vigore della nuova costituzione nel 2019 azzererà il primo mandato, consentendogli di rimanere in carica per i prossimi dieci anni. Il Capo dello Stato sarà eletto direttamente dal popolo e acquisirà tutti i poteri del premier, che sparirà. Il Presidente potrà nominare e destituire i ministri e i funzionari governativi. Il ruolo di controllo che il Parlamento esercita sul governo viene fortemente ridimensionato e non potrà più esercitare la mozione di sfiducia.

La frattura tra Europa e Turchia è ormai insanabile, almeno per quanto riguarda il processo di adesione alla Ue. L’ ex baluardo della democrazia in Asia ha scelto l’uomo forte al potere e la centralità religiosa nella sfera pubblica. Un paese strategicamente importante per le dinamiche geopolitiche dell’area ma estremamente fragile e debole all’interno.

L’era del superpresidente è appena cominciata.

Commenti