Turchia apre al dialogo, senza temere le sanzioni UE

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Turchia apre al dialogo

La Turchia apre alla diplomazia nel riprendere il dialogo tramite i colloqui con la Grecia. Ciò vuol dire che non temano le possibili sanzioni UE e La Turchia farà il possibile per trovare una soluzione. Soluzioneche di sicuro non può essere raggiunta se la UE minaccia sanzioni.

Turchia apre al dialogo con la Grecia

La Turchia e la Grecia potrebbero presto riprendere i colloqui sulle loro controverse rivendicazioni mediterranee. “I leader dell’Unione Europea che si riuniscono questa settimana non saranno d’aiuto se minacciano sanzioni“, ha detto domenica il portavoce presidenziale della Turchia.

I membri della NATO e i vicini sono impegnati in un’aspra disputa sull’estensione nel Mediterraneo orientale.

Le tensioni sono scoppiate il mese scorso. La Turchia ha inviato una nave per effettuare un’indagine per la ricerca di gas e petrolio nelle acque contestate. La Grecia, membro dell’Unione Europea, ha condannato la mossa in quanto illegale e chiede, insieme a Cipro, una risposta forte da parte dei leader dell’UE.

Ankara ha ritirato la nave Oruc Reis la scorsa settimana. Ha descritto la mossa come una sosta di manutenzione ordinaria e ha poi aperto alla possibilità della diplomazia per ridurre le tensioni con Atene.


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La Turchia impegnata in tanti fronti apre al dialogo

C’è del vero quando la Turchia afferma che le sanzioni UE non le teme affato. Quest’estate nel Mediterraneo la Turchia ha infranto diverse leggi Internazionali provocando Francia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e ovviamente la Grecia. Basti pensare a tutte le armi che ha trasportato in Libia violando tutte le risoluzioni ONU. Ignorando l’operazione IRINI dove per poco iniziava uno scontro navale con la Marina Francese. Tutto questo nonostante ci sia un embargo a limitare il prolungamento di un conflitto che dura dalla caduta di Gheddafi.

Questi paesi poi hanno volutamente partecipato alle esercitazioni marittime con la Grecia, dimostrando alla Turchia che la strada per l’egemonia energetica nel Mediterraneo non gli sarà facile.

Francia e Egitto si sono dimostrate assai coerenti sia in Libia appoggiando Haftar e sia in appoggio alla Grecia. Cosa che non si può dire per la Siria dove l’Egitto da sempre è alleato di Bashar al Assad.


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Turchia impegnata in 4 fronti

La Turchia apre alla diplomazia non perchè teme le sanzioni EU, ma perchè deve gestire l’apertura di 4 fronti. Fronti come Libia, Siria, Grecia, Kurdistan Siro-Iracheno e i conti che deve fare con la resistenza Kurda che si trova su territorio turco. Uno spreco di risorse e denaro incredibile e non indifferente per la Turchia.

A questo punto, il clima è diventato molto più adatto per l’inizio dei negoziati“, ha detto il portavoce presidenziale Ibrahim Kalin alla Dogan News Agency. “I colloqui esplorativi possono ricominciare“. Il mese scorso Grecia e Turchia erano sul punto di riprendere i colloqui “esplorativi”, sospesi nel 2016.

Ma la Turchia ha interrotto i contatti e ha mandato la nave Oruc Reis in acque controverse. Questo dopo che la Grecia ha firmato un accordo di demarcazione marittima con l’Egitto, facendo arrabbiare Ankara.

Erdogan ha avuto colloqui con il presidente del Consiglio dell’Ue Charles Michel, che presiede le riunioni dei leader dell’Ue e con la cancelliera tedesca Angela Merkel.


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Cipro blocca le azioni UE contro la Bielorussia finche la Turchia non verrà sanzionata

Chi l’avrebbe mai detto che le sorti della Biellorussia dipendessero da Cipro? Di sicuro non Lukashenko che in questa disputa ne esce vincitore. Questa situazione politica ancora una volta mostra il corto circuito di un’Europa Unita sempre più burocratica. Un’Europa sempre meno presente ai bisogni delle nazioni che la compongono.

Ma Cipro, protestando contro la presenza di due navi da esplorazione turche nelle acque al largo dell’isola divisa, insiste sulle sanzioni contro Ankara. Cipro quindi ha bloccato l’azione dell’Ue contro la Bielorussia per presunti brogli elettorali fino a quando le sue richieste non saranno soddisfatte. “Le minacce di ricatto e le sanzioni contro la Turchia non danno risultati“, ha detto Kalin. “I politici europei dovrebbero saperlo ormai“.

Erdogan ha twittato nel fine settimana che la Turchia credeva che la controversia potesse essere risolta attraverso il dialogo, pur continuando a difendere i suoi diritti nella regione. “Vogliamo dare più spazio possibile alla diplomazia, ascoltando ogni sincero appello“, ha twittato. “Con questa visione, continueremo a difendere fino alla fine ogni goccia d’acqua e ogni area del nostro Paese“.

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