Tunisia, quale sarà il futuro del Paese?

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Tunisia, quale sarà il futuro del Paese?
Protesters gathering in the Kasbah square where the prime ministers office is located to demand his resignation, after former Tunisian dictator Zine El Abidine Ben Ali fled the country on January 14th 2011.

Tunisia, quale sarà il futuro del Paese? La Tunisia è una nazione chiave per il Maghreb, poichè è l’unica nazione nella quale la cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini” ha avuto successo, portando il Paese fuori dal tunnel della dittatura indirizzandolo verso la democrazia.

Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 divamparono in Tunisia imponenti manifestazioni di piazza che si svolsero in molte città del Paese. A scatenare la rabbia della gente, fu il suicidio di un giovane ambulante, Mohamed Bouazizi, il quale si diede fuoco davanti alla sede del governatorato di Sidi Bouzid, perchè la polizia aveva sequestrato senza motivo la sua merce.

Il gesto estremo del giovane ambulante portò la popolazione tunisina, che condivideva la frustrazione dell’uomo, a protestare contro il governo. In effetti, si potrebbe dire che Bouazizi rappresentò la miccia di un malcontento che probabilmente di lì a poco sarebbe comunque esploso. Infatti, la corruzione delle forze dell’ordine, la disoccupazione, l’impennata dei beni di prima necessità, come pane, zucchero e latte, aveva alimentato la rabbia della gente che alla fine è culminata in imponenti manifestazioni di piazza, che videro nel giovane commerciante un simbolo di protesta.

A mostrare soprattutto insoddisfazione verso la classe dirigente, dedita più al clientelismo che a risolvere i problemi della gente, sono soprattutto i giovani che hanno visto nella mancanza di libertà d’espressione e nella dittatura di Ben Ali, un nemico da abbatere.

Le proteste che erano iniziate il 17 dicembre 2010, terminarono il 14 gennaio 2011, quando il presidente Ben Ali, non riuscendo più a mantenere il controllo del Paese, nonostante i suoi ripetuti tentativi di placare gli animi, addirittura rivolgendosi al popolo in dialetto tunisino, fu costretto a lasciare il Paese, fuggendo in Arabia Saudita, dopo che Italia, Malta e Francia non concessero asilo all’ex-dittatore.

Le attuali condizioni della Tunisia

Le condizioni economiche e politiche della Tunisia, rispetto a otto anni fa, non sembrano cambiate, certo per quanto attiene ai diritti delle minoranze e delle donne, sono stati fatti molti passi in avanti, per esempio l’anno scorso, Souad Abderrahim è stata la prima donna ad essere stata eletta sindaco di Tunisi.

Oggi, la libertà conquistata dopo anni di repressione potrebbe scomparire presto: la crisi economica, infatti, attanaglia il Paese; l’inflazione si trova oltre il sette percento, con conseguente svalutazione del dinaro tunisino, e la vita per i cittadini si sta facendo più difficile.

L’autunno prossimo il Paese nordafricano si troverà ad affrontare delle sfide politiche cruciali, quali l’elezioni legislative a ottobre e le presidenziali a novembre. Le difficoltà che, in questo momento, sta affrontando la Tunisia, potrebbero riportare indietro le lancette dell’orlogio a prima della rivoluzione del 2010-11 e di conseguenza far piombare il Paese nel caos. Quest’ultimo sarebbe il primo passo per una nuova dittatura, forse ancora più feroce di quella di Ben Ali.

La Tunisia non può permettersi di cedere al caos e perdere quanto ha conquistato, grazie anche al sacrificio di molti cittadini; senza contare che, per adesso, il Paese della rivoluzione dei gelsomini è l’unico modello di democrazia in Nord Africa, se si considera la guerra civile in Libia e le crisi politica senza fine in Algeria.

Se la situazione geopolitica in Nord Africa non aiuta la Tunisia a risollevarsi, anche la sua politica interna contribuisce a peggiorare la situazione, infatti sono piuttosto accesi i contrasti tra la presidenza della repubblica e il premier Chahed.

Il bilancio del 2018 non è di certo dei più rosei, infatti il suicidio di un giornalista precario ha innescato nuove proteste nel governatorato di Kasserine.

I livelli di disoccupazione giovanile in Tunisia hanno raggiunto il trentacinque percento, mentre quella generale si attesta al quindici percento e anche la corruzione sembra essere arrivata alle stelle.

A stringere il cappio ancora di più intorno al collo della democrazia tunisina è anche il prestito da due miliardi e mezzo avuto dal fondo monetario internazionale che impone al Paese nordafricano riforme e austerità non facilmente gestibili.

La destabilizzazione della Tunisia potrebbe mettere a rischio anche il controllo dei flussi migratori che diventerebbero non facili da gestire.

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