Tunisia alle urne per decidere il destino del Paese

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Ieri i tunisini si sono recati alle urne per decidere chi sarà il futuro presidente della Repubblica, ovvero chi occuperà lo scranno più alto del Paese, dopo la morte improvvisa del presidente Essebsi alla fine dello scorso luglio, che ha gettato sconcerto sia nel Paese che all’estero poichè si tratta del destino dell’unico Paese nordafricano in cui abbia avuto successo la Primavera araba.

Secondo alcuni dati ufficiosi degli exit-poll, a guadagnare il passaggio al secondo turno, saranno Kais Saied, giurista indipendente e il magnate delle televisioni Nabil Karoui, attualmente detenuto in carcere, i magistrati gli contestano i reati di evasione fiscale e riciclaggio.

Ad ogni modo, entrambi i candidati sostengono di aver ottenuto il passaggio al secondo turno.

Un dato che balza subito agli occhi è l’affluenza alle urne, più bassa del previsto, sorprende, inoltre, il vantaggio dei candidati indipendenti su quelli presentati dai partiti tradizionali. Ma come si diceva, il magnate delle televisioni Karoui e i suoi sostenitori non hanno dubbi su chi sarà protagonista al prossimo turno a ottobre.

Se i sondaggi danno Karoui come favorito, ciò che potrebbe fermare la sua corsa verso la poltrona più alta del Paese sono le accuse di frode fiscale e di riciclaggio anzi menzionate; i sostenitori di Karoui, però, sono convinti che tali reati farebbero parte delle manovre del primo ministro Youssef Chahed per bloccare la corsa del magnate delle televisioni verso la vittoria. Questo intoppo giudiziario non ha, però, fermato la gioia dei sostenitori di Karoui, che, dal canto loro, dicono: “Siamo sicuramente al ballottaggio, abbiamo vinto”.

Sebbene le accuse siano ancora tutte da dimostrare, Karoui sembra godere di molto consenso elettorale, infatti attraverso la sua associazione caritativa Khalil Tounes, l’imprenditore tunisino ha aiutato i bisognosi, c’è chi riconduce il successo del magnate delle televisioni alle sue attività filantropiche, ovvero l’associazione di Karoui arriva làddove la presenza dello Stato è inesistente o esigua.

Karoui addossa la responsabilità della sua situazione al governo in carica, definendo se stesso “prigioniero politico”. La notizia del suo arresto, sostengono alcune fonti stampa, potrebbe addirittura fargli guadagnare più consensi di quanti previsti e quindi avvicinarsi di più alla vittoria.

Chiunque arriverà in fondo a questa sfida elettorale, avrà davanti a sè sfide non facili sotto ogni aspetto. In primo luogo, la Tunisia sta vivendo una difficile situazione economica, il Paese, infatti, è in affanno, forse proprio a causa dei numerosi attentati ai danni delle forze di sicurezza. Proprio questa situazione critica, questo senso di insicurezza percepito nel Paese, ha fatto sì che anche il settore turistico risentisse della crisi.

Per quanto riguarda la disoccupazione, le cifre parlano chiaro, il tasso è arrivato al quindici percento, ma è l’occupazione giovanile che desta molta preoccupazione, infatti quest’ultima è salita del quaranta percento.

La mancanza di lavoro ha portato molti giovani ad emigrare altrove, altri si sono radicalizzati e sono partiti verso i territori di guerra.

I problemi economici sopracitati, sembra che non trovino spazio al centro del dibattito elettorale, o comunque, in misura molto esigua.

Una questione al centro delle discussioni elettorali è la figura del presidente della repubblica, infatti dal 2014, i suoi poteri sono stati molto ridimensionati e controbilanciati da quelli del governo. Ultimamente, però, alcuni candidati alle elezioni come il ministro della difesa, hanno dichiarato che, per combattere l’estremismo islamista, è necessario aumentare i poteri del presidente.

Dare spazio a certe idee è molto pericolo, poichè significa andare verso la direzione di un’altra dittatura.

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