Il 31 marzo scorso, a Tunisi, si è tenuto il trentesimo vertice della Lega araba. I Paesi partecipanti hanno approfittato dell’occasione per discutere di diversi punti, tra i più importanti: la questione palestinese, la crisi siriana, le crisi in Libia , la criticata decisione degli Stati Uniti di riconoscere il Golan come territorio israeliano e non da ultimo la complicata situazione sudanese.

Al vertice erano presenti: il re dell’Arabia Saudita Ben Salman, il principe ereditario del Qatar; il presidente iracheno e quello palestinese; il presidente del governo libico, riconosciuto dalle Nazioni Unite, Fayez al-Sarraj. Gli assenti di questa tornata erano il re del Marocco Muhammad VI, l’oramai ex presidente algerino Abdel Aziz Bouteflika ed il presidente egiziano Abd al-Fatah al-Sisi.

Ad aprire questa trentesima riunione, ovviamente è stato il presidente tunisino Essebsi, che ha sperato che da questo vertice i Paesi arabi uscissero più uniti e con la volontà di risolvere le questioni mediorietali; queste sono state le sue esatte parole: ” È importante perseverare nel recuperare l’iniziativa per risolvere i nostri problemi con i nostri mezzi, e ciò richiede di superare prima di tutto le dispute e i conflitti, migliorare l’ambiente arabo e promuovere veri legami di solidarietà tra noi”.

Il presidente ha continuato nel suo discorso dicendo: “Le sfide e le minacce che affronta la regione araba non possono essere risolte separatamente, i Paesi arabi non hanno altra scelta che essere interdipendenti e rafforzare la fiducia e la cooperazione tra loro “.

Il presidente tunisino, alla fine, si è rivolto ai presenti auspicando : ” una ferma determinazione a identificare le cause dei fallimenti nell’azione comune araba, che ci aiuterà a unificare la nostra visione, a cristallizzare una valutazione congiunta dei rischi e delle sfide e a riclassificare le priorità”.

Essebsi nel suo discorso non ha potuto fare a meno di sottolineare che per la politica estera della Tunisia, il mondo arabo è il punto di riferimento principale, solo con l’unità di tutti Paesi islamici la Tunisia potrà risolvere i suoi problemi e quelli che affliggono le altre nazioni che compongono il mondo arabo.

Per quanto riguarda uno dei punti in discussione, il riconoscimento del Golan da parte degli Sati Uniti, si è evidenziato in questa occasione, da parte saudita, un certo distacco dall’alleato americano, circa il riconoscimento delle alture del Golan, infatti il re Saudita Salman ha detto: ” Riad non accetterà alcuna iniziativa che comprometta la sovranità siriana sulle alture del Golan”.

Questo è un segno evidente che per l’Arabia Saudita, come per altri stati arabi, la questione palestinese resta di primaria importanza e per il re saudita l’unico modo per risolverla è creare due Stati. Trump, dal canto suo, crede di poter risolvere la situazione. semplicemente sposando la causa israeliana, lasciando irrisolti i problemi dei palestinesi.

La questione palestinese non si può risolvere semplicemente con una firma, che secondo la logica del presidente americano dovrebbe mettere fine a oltre sessant’anni di lotta da parte dei palestinesi per vedersi riconosciuto il loro diritto a una terra, ovvero ciò che in diritto internazionale è chiamato diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Un altro tema di cui si è discusso alla riunione è il reintegro di Damasco all’interno della Lega Araba, che, come è noto, fu sospesa in seguito alle rivolte anti Assad nel 2011.

Questo argomento non dovrebbe stupire, poichè è da tempo che si parla di un possibile reintegro del Paese mediorientale all’interno della Lega Araba.

Il ministro degli esteri tunisino Khemales Jhinaoui aveva detto in un’intervista che: ” gli attuali processi politici richiedono ai leader arabi di interessarsi alla situazione in Siria per portare il Paese fuori dalla crisi e consentirgli di riconquistare il proprio posto all’interno della nazione araba”.

Il ministro tunisino ha proseguito la sua dichiarazione dicendo: ” La Siria è un membro fondatore della Lega degli Stati arabi e il suo posto naturale è nel gruppo dei Paesi arabi. Tuttavia, la questione della sua reintegrazione dovrebbe essere una decisione unanime dei leader arabi come lo fu nel 2011, quando la sua appartenenza venne sospesa”

Le parole del ministro non dovrebbero stupire più di tanto, poichè Tunisi, come gli altri Paesi arabi, ha dovuto riconoscere le vittorie dell’esercito fedele al presidente siriano che hanno rafforzato il suo ruolo nel mondo arabo.

La situazione politica in Algeria, Libia e Sudan è un capitolo a parte, poichè cambia continuamente con il passare delle ore, perciò è difficile fare previsioni certe; questi tre Stati, tuttavia, ritenegono che la loro partecipazione al vertice arabo, può fornire una soluzione alle loro problematiche interne. In effetti, il vice presidente sudanese Taha Othman spera di ricevere aiuti economici che aiutino il suo Paese ad uscire dalla crisi in cui si trova.

I recenti sviluppi nei tre Paesi africani sopracitati, fanno riflettere molto sull’attuale situazione geopolitica in Nord Africa, poichè stiamo assistendo a dei cambiamenti politici che sono destinati ad incidere sul corso della storia del Nord Africa, tuttavia bisognerà attendere per vedere in che direzione andranno queste nuove rivoluzioni arabe: verso la democrazia o la dittatura militare feroce, questo, allo stato dell’arte, resta un’incognita.

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