Tumori in Italia. Migliorano i dati ma la prevenzione è ancora insufficiente

Migliorano i dati, soprattutto nella sopravvivenza post diagnosi dei tumori più comuni, eccetto che per il carcinoma al seno e alle ovaie

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A poche settimane dalla giornata mondiale contro il cancro, prevista per il 04 Febbraio, sono uscite le nuove stime relative ai casi di tumore in Italia nel 2019, consultabili sul sito dell’Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica). 
I carcinomi più frequenti nel nostro Paese colpiscono (nell’ordine): mammella (53.500 casi), colon-retto (49000), polmone (42.500), prostata (37.000), vescica (29.700).

I numeri del cancro in Italia 2019 https://www.aiom.it/wp-content/uploads/2019/09/2019_Numeri_Cancro-operatori-web.pdf

Pur essendo stati identificati i maggiori fattori di rischio, la prevenzione risulta essere la migliore soluzione per arginare la proliferazione dei casi di carcinoma e offrire il percorso terapico più idoneo.

Il tumore al seno

Se la maggior parte dei tumori è di origine “sporadica”, ossia estranea allo schema insorgenza-familiarità, il 57% dei casi di carcinoma mammario ricalca una predisposizione genetica “ereditaria”, in quanto dovuto a una mutazione dei geni BRCA1 e 2, detti “oncosoppressori” perché adibiti al controllo della proliferazione cellulare e alla riparazione di eventuali danni di replicazione del corredo genetico, causando, alle donne che vi sono affette, il rischio di sviluppare un tumore alla mammella o alle ovaie stimato attorno al 65%.

L’importanza della prevenzione

Il tumore alla mammella risulta essere quello con incidenza maggiore tra la popolazione, colpendo una donna su nove, fenomeno in preoccupante aumento tra le più giovani.

Certo, prevenire non significa eliminare la probabilità dell’insorgenza della malattia. Tuttavia, essa diventa fondamentale allorché si tratti di valutare la terapia più adeguata, di estendere l’analisi ai familiari e di permettere al Ssn di organizzare un’assistenza idonea sul territorio.

Soprattutto se intervenire tempestivamente spesso si traduce nei confronti delle pazienti affette nell’abbattimento del rischio di progressione della neoplasia, anche superiore all’80%; nelle portatrici sane della mutazione, nell’attuazione di un piano di sorveglianza clinica, garantendo la prevenzione primaria. 

I test diagnostici

Ad oggi, sono stati sviluppati test efficaci, rapidi, poco invasivi e facilmente utilizzabili dal medico di famiglia o dal dentista. Il riferimento è al test salivare dei ricercatori della University of Texas Science Center di Houston (Usa), sviluppato da una start-up della Silicon Valley. Con esso, è possibile rilevare i 49 composti che modificano il tipo e il numero di talune proteine presenti nel cavo orale, permettendo di riconoscere se un paziente sia affetto da tumore (di quale tipo e a quale lo stadio), evitando falsi positivi.

In Italia tale test, pur ritenuto dall’Aiom accettabile sotto il profilo costi-benefici, non è rimborsabile in tutte le Regioni (attualmente sono solo 7), e in molte zone mancano le strutture accreditate dal Ssn per eseguirne a sufficienza.

Sotto questo profilo, si dovrà guadagnare molto terreno, soprattutto se ci si rivolge oltreoceano, ove la Food and Drug Administration (FDA), già nel Marzo 2018 ha autorizzato il primo dispositivo domestico, detto DTC (direct to consumer), per la diagnosi “fai-da-te” delle patologie tumorali (pur aprendo molti dubbi sull’interpretazione dei risultati). 

Sostenibilità dei controlli

Sottoporre tutte le donne a controlli periodici è vantaggioso sia sotto il profilo di spesa che di prevenzione: questo è quanto afferma uno studio dei ricercatori della Queen Mary University of London, pubblicato su Jama Oncology. Anche le attuali linee guida Aiom-Fondazione Aiom (Ottobre 2019) raccomandano caldamente di estendere la prevenzione ai familiari delle pazienti affette da carcinoma mammario e ovarico. Ciò consentirebbe, infatti, un’applicazione uniforme sul territorio nazionale dei protocolli di diagnosi e trattamento, nonché un minor dispendio di risorse.

L’importanza di uno stile di vita sano

Abitudini corrette prevengono la comparsa di una neoplasia su tre e influiscono su terapia, degenza, (eventuali complicanze) e mortalità.

Le maggiori Organizzazioni e Associazioni impegnate nella lotta ai tumori enfatizzano l’importanza di uno stile di vita basato su una regolare attività fisica e sul consumo di alimenti non industrialmente processati, presupposti che non dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) prescindere da qualsivoglia regime alimentare. Anzi, proprio da Gennaio di quest’anno, La Lega svizzera contro il cancro (https://www.legacancro.ch) sottolinea il fondamentale ruolo che l’attività fisica svolge nel prevenire le forme tumorali e gli effetti benefici della stessa nel corso della terapia e durante la riabilitazione.

Non resta che attendere quanto verrà esposto in occasione della 10° edizione del Progetto CANOA che si terrà a Verona i prossimi 27 e 28 Marzo.

Link utili

CA: Cancer Journal for Clinicians, dal titolo “Cancer Statistics 2020”

https://www.aiom.it/raccomandazioni-test-brca-pazienti-carcinoma-mammario-e-familiari-a-rischio-elevato-di-neoplasia/

https://www.fondazioneaiom.it/2019-carcinoma-mammario-i-traguardi-raggiunti-e-le-nuove-sfide/

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