Trump apre le danze al World Economic Forum, la sua campagna elettorale parte da Davos

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Il mondo non può aspettare che la nebbia dell’incertezza geopolitica e geo-economica si sollevi.

La scelta di cavalcare il periodo attuale nella speranza che il sistema globale “si ritorni indietro” corre il rischio di perdere finestre cruciali per affrontare sfide urgenti.

Su questioni chiave come l’economia, l’ambiente, la tecnologia e la salute pubblica, le parti interessate devono trovare modi per agire rapidamente e con uno scopo all’interno di un panorama globale instabile.

Questo è il contesto in cui il World Economic Forum pubblica la 15a edizione del Rapporto sui rischi globali.

Il WEF ha riunito circa 3000 leader aziendali, capi di stato, investitori e altri considerati tra le élite globali.

Il primo discorso è arrivato proprio dal presidente dei Stati Uniti Donald Trump, il cui secondo qualcuno il discorso di Trump a Davos è servito a farsi pubblicità e distogliere l’attenzione dai suoi guai di  fatto ha esaltato i successi dell’economia americana, per usarli a tre scopi: far dimenticare il processo di impeachment, cominciato oggi al Senato, preparare il terreno per la sua rielezione a novembre; e spingere i Paesi europei a seguire il suo modello, basato sull’idea di «mettere i cittadini, i lavoratori e le famiglie al primo posto».

Il capo della Casa Bianca ha ricordato l’accordo commerciale con la Cina e quello con Messico e Canada, chiamato Usmca, la disoccupazione ai minimi degli ultimi 50 anni, e il boom di Wall Street, per dimostrare che ha mantenuto la promessa fatta a Davos due anni fa di far tornare grande l’America.

Nello stesso momento ha esortato anche l’Europa a seguire il modello americano, e puntare sull’indipendenza energetica, che possono ottenere solo attraverso le forniture di gas e petrolio americano.

Nel suo discorso non sono mancati neppure degli avvertimenti all’Europa di fatti ha ribadito che Se però l’Europa sceglierà la via dello scontro, come ad esempio sta succedendo con la “digital tax” diventerà inevitabile la replica della guerra commerciale appena condotta contro la Cina.

 Su questo punto ha raggiunto una tregua con la Francia, durante la telefonata di lunedì col collega Macron, in cui hanno concordato di congelare la tassazione dei colossi digitali fino alla fine del 2020. La stessa intesa però non esiste ancora con altri Paesi, tipo l’Italia, che quindi rischiano ritorsioni. Tutti temi tornati in discussione durante il suo primo incontro con la nuova presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen.  

Infine è riuscito a dribblare anche le critiche di Greta Thunberg affermando che le sue scelte sono state a tutela dell’ambiente rispettando l’accordo di Parigi, nonostante la crescita esponenziale del suo paese.

La sua campagna elettorale parte dai numeri.

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