“Tribes, the last breath on earth” a Parma

Un viaggio multietnico attraverso le fotografie di Arturo Delle Donne

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Tribes, volto dipinto, mostra fotografica a Parma, foto e articolo di Loredana Carena

Tribes, ovvero tribù, popoli di tutto il mondo ognuno portatore di differenze culturali che devono essere custodite e preservate.

La biodiversità è, infatti, fondamentale per l’equilibrio globale e per tale motivo deve essere difesa e valorizzata.

Con questa finalità è nata la mostra “Tribes, the last breath on earth” allestita nelle sale del Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma, Capitale Italiana della Cultura 2020 + 21.

Quali sono le opere esposte nella mostra Tribes?

L’esposizione è frutto del connubio vincente tra il fotografo Arturo Delle Donne e Chiara Allegri, vicedirettrice del museo e curatrice della mostra.

Per entrambi infatti è fondamentale conoscere l’origine di quei segni corporali, come tatuaggi e piercing, così diffusi nella società occidentale, ma esautorati della loro valenza primigenia.

Attraverso le 13 fotografie di Arturo Delle Donne si compie un vero e proprio viaggio alla scoperta della pittura corporale e degli stilemi tribali dei popoli della Nuova Guinea, dell’Australia, dell’Etiopia, della Nuova Caledonia e del Burkina Faso.

Per queste popolazioni ogni disegno sulla pelle trasmette un messaggio preciso come l’appartenenza ad una determinata tribù, il rango sociale, un evento luttuoso o un imminente matrimonio.

Segni e colori diventano, quindi, lo strumento visivo per conoscere l’identità della persona.

L’esposizione “Tribes” non ha solo una valenza documentativa ed esplicativa. Vuole anche lanciare un grido di allarme per la progressiva scomparsa di alcune di queste etnie, schiacciate dal progresso incauto.

L’antropologo Bronislaw Malinowski, già agli albori del Novecento, aveva introdotto il concetto di etnografia di salvataggio, evidenziando la necessità di documentare tutte quelle usanze che presto si sarebbero estinte.

Qual è lo stile delle fotografie esposte?

Arturo Delle Donne ha scelto di non avvalersi di modelli professionisti, ma di gente comune.

I volti dipinti sono quelli di studenti, di operai, di giovani laureati, che, per l’occasione, diventano il mezzo per trasmettere profondi messaggi ancestrali.

In questo progetto – spiega Delle Donne – ho utilizzato un tipico stile fashion della fotografia per sottolineare l’analogia che c’è tra il vestirsi per il mondo occidentale ed il truccarsi per le popolazioni indigene”.

Durante la conferenza stampa online ho chiesto ad Arturo Delle Donne se, nel corso delle sue ricerche per conoscere il linguaggio dei segni delle diverse popolazioni, si è appassionato in modo particolare ad un’etnia.

Ha risposto che, quando si ha la possibilità di conoscere, si capisce che la differenza è importante.

Questo lavoro è il risultato di una lunga ricerca fatta su diverse popolazioni – ha proseguito Delle Donne – anche se ne sono state scelte solo tredici. Per ognuno di loro ci sarebbero molte storie da raccontare sul modo di rappresentare la realtà, sul rapporto con l’aldilà e molto altro ancora.

Da questa appassionante ricerca etnografica si comprende quanto sia importante preservare le diversità”.

Chi è Arturo Delle Donne?

Laureato in biologia e dottore di ricerca in biologia, Arturo Delle Donne si dedica alla fotografia professionale, inizialmente, realizzando dei reportage su riviste specializzate come “Gente Viaggi”, “Mondo Sommerso” ed “Aqua”.

E’ docente a contratto di fotografia all’Università di Parma e consulente per la divulgazione scientifica per la fondazione Reggio Children.

Ha realizzato numerose personali e diverse campagne pubblicitarie. Inoltre ha pubblicato una decina di libri sul tema della fotografia e nel 2019 ha vinto il TaoAward di Taormina per la fotografia di moda.

Delle Donne ha iniziato nel 2005 il progetto fotografico “Closer Portaits” in collaborazione con la Solares Fondazione delle Arti di Parma. Si tratta della raccolta di ritratti di personaggi noti del mondo della cultura e dello spettacolo. Tra questi quelli di Bernardo Bertolucci, Gerard Depardieu, Peter Greenway, Mario Monicelli, Michelangelo Pistoletto e Wim Wenders.

Nel 2009 prende parte ad una spedizione con la Environmental Ocean Team per realizzare un reportage sulle ricerche climatiche

Nel 2016 Arturo Delle Donne collabora alle riprese del documentario “Pope Francis – A MAN OF HIS WORD” con la regia di Wim Wenders.

L’anno successivo filma le operazioni di soccorso dei migranti a bordo della Nave CP941 “Diciotti” della Guardia Costiera.

Alcune informazioni sul Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma

Il museo venne fondato nel 1901 per volontà del missionario saveriano, Guido Maria Conforti, all’epoca vescovo di Parma, proclamato santo nel 2011.

Il nucleo originario del museo è composto dall’arte cinese. I Saveriani, infatti, operarono per diversi decenni del XX secolo in Cina. Da qui, su richiesta del Conforti, i padri missionari inviavano periodicamente a Parma oggetti locali tipici.

Negli Anni Sessanta il museo ha iniziato ad arricchirsi di materiali etnografici provenienti non solo dall’Asia, ma anche dall’Africa e dall’America Latina. E’ diventato così un importante luogo di raccolta e di conservazione di manufatti di etnie dei diversi continenti.

Il museo è stato ristrutturato nel 2012 trasformandosi così in un fondamentale polo etnografico espositivo e divulgativo.

Info

“Tribes, the last breath on earth” dal 10 febbraio al 30 aprile 2021 – Museo d’Arte Cinese ed Etnografico, viale S. Martino n. 8 – Parma – www.museocineseparma.org [email protected] – Orari: dal lunedì al venerdì 9 / 13 e 15 / 19. Gli ingressi saranno contingentati e verranno applicate tutte le misure di sicurezza stabilite dall’ultimo D.P.C.M.

Conferenza stampa di presentazione della mostra "Tribes, the last breath on earth" (foto scattata da Loredana Carena durante la diretta in streaming)
Conferenza stampa di presentazione della mostra “Tribes, the last breath on earth” (foto scattata da Loredana Carena durante la diretta streaming)

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