Trent’anni fa avveniva l’Operazione Salomone

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Operazione Salomone

Il 24 e il 25 maggio 1991 sono date importanti per quella fetta di ebrei provenienti dall’Etiopia. Infatti durante quei giorni è avvenuta l’Operazione Salomone, che ha permesso di salvare più di 14mila ebrei etiopi. La storia dell’operazione rientra però in una questione storico-politica più complessa. Oltre che a l’ultima di tre operazioni con lo stesso fine. A trent’anni dal suo avvenimento è però importante ricordarla ancora una volta.

Cosa si sa dell’Operazione Salomone?

Prima di arrivare alle due fatidiche date è necessario fare un passo indietro. Cosa ha infatti spinto Israele ad agire? Innanzitutto la paura che gli ebrei etiopi diventassero vittime di nuove violenze. È infatti capitato più volte, nel corso della storia etiope, che i cosiddetti Beta Israel venissero perseguitati. Se in un primo momento ciò accadeva per motivi prettamente religiosi, a partire dagli anni ’70 del XX secolo ciò è avvenuto anche per motivi politici. Nel 1977, a seguito della presa di potere del colonnello Mènghistu, gli ebrei etiopi cominciano a essere perseguitati, poiché considerati possibili oppositori del suo regime. Molti ebrei sono fuggiti nel corso degli anni. In altri casi è invece dovuta intervenire Israele stessa. Tre sono le operazioni attuate per salvare i Beta Israel. L’Operazione Mosè, avvenuta tra novembre 1984 e gennaio 1985, l’Operazione Saba, avvenuta a marzo 1985, e infine l’Operazione Salomone.


14 maggio 1948: nascita dello Stato di Israele


24 e 25 maggio 1991

In realtà, l’Operazione Salomone avrebbe dovuto svolgersi in un altro modo. Israele ha infatti prima tentato di svolgere il tutto con l’autorizzazione delle autorità etiopi. In un primo momento, Mènghistu ha approvato l’operazione, richiedendo in cambio però armi e munizioni. Si è dunque pensato che la questione fosse risolta. Tuttavia, come insegna la storia, non è andata così. Più e più volte le autorità etiope hanno rimandato il rilascio dei permessi dell’espatrio. La fuga di Mènghistu ha poi costretto Israele ad agire in modo autonomo. Infatti il governo israeliano ha temuto che le forze di opposizione aggredissero e attaccassero gli ebrei etiopi. Il 24 maggio 1991 è iniziata l’Operazione Salomone. Trentaquattro è il numero degli aerei civili e militari utilizzati. 14.500 è invece il numero di ebrei etiopi fatti fuggire nel giro di trentasei ore. Si è dunque trattato di un’operazione massiccia e rapida.

Un presente tutt’altro che idillico

L’importanza dell’Operazione Salomone è innegabile. Altrettanto innegabile è però il trattamento che gli ebrei etiopi hanno subito e così i loro discendenti. Molti di loro non sono riusciti infatti a integrarsi nella società israeliana. Ciò ha portato a una povertà diffusa e alla difficoltà di trovare lavoro. Per non parlare delle numerose violenze di cui sono vittime. Tra i Beta Israel ci sono anche i Falash Mura. Ossia i discendenti degli ebrei etiopi che si sono convertiti al cristianesimo oltre un secolo fa. Nonostante in molti si siano riavvicinati all’ebraismo, lo Stato di Israele non li riconosce del tutto ebrei. Per poter raggiungere a Israele i Falash Mura hanno infatti bisogno di un permesso speciale. Inoltre loro devono sottostare a un processo di conversione. Negli ultimi anni, Israele si sta muovendo per accoglierli. Il problema rimane però tutt’ora irrisolto.