Tregua tra Israele e Hamas? Si guarda dallo spioncino

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Si auspica una tregua tra Israele e Hamas, dopo l’incessante scambio di missili. Eppure i combattimenti non si sono mai interrotti, anzi. In nottata, sono ripresi i bombardamenti sulla Striscia di Gaza dopo i raid israeliani. Al momento, gli sforzi della comunità internazionale sembrano vani. Mentre da Israele fonti interne negano che siano in corso delle trattative ufficiose per far cessare le ostilità.

Ci sarà tregua tra Israele e Hamas?

Molto forte, incredibilmente vicino. Così direbbe Jonathan Safran Foer per descrivere il boato di uno dei tanti missili che stanotte si sono abbattuti al confine tra la Striscia di Gaza e Israele. Tra le 19 di sera e le 7 del mattino, circa 80 razzi e altri colpi di mortaio sono partiti dall’enclave costiera diretti al Sud dello Stato ebraico. Il quale ha risposto a suon di bombardamenti. Altro che la de escalation che si era aspettato il presidente statunitense Joe Biden. Dopo le manifestazioni pubbliche di sostegno, nei giorni scorsi Biden aveva chiamato il suo omologo israeliano per rimbrottarlo in privato. Ma il primo ministro Benjamin Netanyahu è deciso a portare avanti l’operazione Guardiani dei muri. “Siamo determinati ad andare avanti finché il nostro obiettivo non sarà raggiunto“, ha detto il Premier di Israele.

Prosegue l’offensiva

Al momento, l’operazione israeliana è un successo. Lo riferisce il portavoce delle forze di sicurezza (IDF), Hidai Zilberman. A suo dire, le forze di difesa avrebbero eliminato oltre 150 “operativi terroristi”, principalmente affiliati ad Hamas. “Più di 120 sono di Hamas e oltre 25 della Jihad islamica palestinese“, ha spiegato Zilberman. Inoltre, il portavoce ha riferito che l’aviazione israeliana ha colpito altri 15 chilometri di tunnel sotterranei nel Nord dell’enclave. Mentre con l’incursione della notte scorsa Israele ha abbattuto 65 obiettivi di Hamas e dell’eterogeneo Movimento islamista. Tra cui depositi di armi e centri di comando. Gli attacchi si sono concentrati a Sud dell’enclave, specialmente a Khan Yunis e Rafah. Ma anche nel quartiere Rimal, a Gaza città.


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Ipotesi di tregua tra Israele e Hamas

In risposta, l’organizzazione palestinese ha sparato missili in direzione delle regioni centrali e meridionali di Israele. Le sirene si sono attivate in alcune basi dell’aeronautica, oltre che nelle città costiere di Ashdod e Ashkelon, a Sud. Ma anche in zone centrali e settentrionali, nei centri di Rehovot e Palmachim. Persino nella zona di Haifa e al confine libanese. Come ha precisato il portavoce delle IDF, tuttavia, non si sono riscontrati feriti né danni. In nottata, alcuni funzionari di Hamas hanno riferito alla Cnn che sarebbero disposti ad accettare una tregua di 24. Il che consentirebbe all’organizzazione di effettuare i rifornimenti di cui il Paese ha urgente bisogno dopo che le forze israeliane hanno chiuso il valico Kerem Shalom. Soprattutto di carburante, necessario per garantire le forniture di energie elettriche in tutta l’enclave.

Rimane alta la tensione

Qualche ora prima, nel pomeriggio, un convoglio di aiuti umanitari giordani diretto all’ospedale giordano di Gaza era stato fermato alla frontiera con l’enclave. Per lo stesso motivo, hanno fatto retrofront alcune autocisterne di combustibile destinato a Gaza, inviate dall’agenzia delle Nazioni Unite Unrwa. Il giorno precedente, episodi simili erano avvenuti al valico di Erez. Anche il gruppo di Hamas ha confermato lo sbarramento. In proposito, il portavoce militare dell’organizzazione, Hazem Qassem, ha spiegato: “Non ci sono date specifiche per l’avvio di un cessate il fuoco perché tutti gli sforzi internazionali che vengono fatti, anche quello egiziano, si scontrano con la posizione israeliana che rifiuta ogni iniziativa sul cessate il fuoco”.


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Una tregua possibile tra Israele e Hamas?

Proprio su una tregua starebbero spingendo il presidente egiziano Abdel Fattah-Al Sisi assieme al suo corrispettivo francese Emmanuel Macron. Entrambi interessati alla fine delle ostilità. Stando ai resoconti dei media locali, il Cairo avrebbe avanzato la proposta di un cessate-il-fuoco tramite “canali privati”. Questa dovrebbe scattare alle 6 del mattino (ora locale) di giovedì prossimo. Lo riporta l’emittente israeliana Channel 12, che cita fonti palestinesi secondo cui Hamas sarebbe disposto a conformarsi alla richiesta. Mentre Israele non si sarebbe espresso al riguardo. Almeno per ora. Come ha spiegato Macron, i due presidenti tenteranno di coinvolgere nei propri sforzi diplomatici anche altri Paesi. “Abbiamo deciso di discutere nei prossimi giorni con il re di Giordania per vedere come formulare una proposta concreta in questa direzione“.

Gli sforzi internazionali

A Tel Aviv, il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha dato avvio alla sua missione diplomatica in Medio Oriente. La Germania si è dimostrata la Nazione che più di tutte si è spesa a favore di Israele. Senso di colpa? “Sono venuto qui oggi per assicurare la nostra solidarietà a Israele” ha detto Maas. E ha precisato che Israele “ha diritto di difendersi contro questi attacchi inaccettabili“. Poi ancora. “La sicurezza di Israele come quella degli ebrei in Germania per noi non è trattabile. E su questo Israele può contare, per sempre“. Eppure, ha spiegato il Ministro, l’unica soluzione possibile sarà riconoscere due Stati. Dopodiché, Maas ha annunciato che terrà alcuni incontri diplomatici nelle due capitali rivendicate: Gerusalemme per Israele; Ramallah, per la Palestina.


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Nessuna tregua tra Israele e Hamas

Ad ogni modo, secondo fonti israeliane non ci sarebbe alcuna trattativa in corso con i gruppo islamista per far cessare le ostilità. Lo spiega il Times of Israel, che cita fonti interne. Le stesse si sono riferite a quanto dichiarato al New York Times da un alto funzionario di Hamas all’estero, Moussa Abu Marzuk. Il quale ha detto: “Israele ha chiesto che Hamas cessi unilateralmente il lancio di razzi per 2-3 ore prima di decidere di fare lo stesso“. Inoltre, Marzuk ha aggiunto che Hamas accetterà una tregua solo se “simultaneo e mutuale”. Piuttosto, il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha inviato di recente una lettera all’ayatollah Ali Khamenei, la Guida suprema dell’Iran.

Il coinvolgimento dell’Iran

Nella missiva, si domandava un maggior supporto di Teheran alle milizie impegnate nel conflitto contro Israele. Haniyeh scrive: “Oggi, il nemico criminale, con le più mortali armi internazionali bandite, commette i crimini più barbari contro il popolo di Gaza, e i crimini più vili contro i manifestanti a Gerusalemme, in Cisgiordania e nei territori occupati del 1948“. E ancora. “Di fronte a questi crimini senza sosta facciamo appello all’immediata mobilitazione delle comunità musulmana, araba e internazionale ad assumere posizioni determinate e costringere il nemico sionista a porre fine ai suoi crimini“. Lettere dal tenore simile sono pervenute a Khamenei da altre cinque organizzazioni di militanti palestinesi.


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Tregua Israele e Hamas: nulla di fatto

Quindi, a nulla è valso il colloquio telefonico tra Biden e Netanyahu. Tantomeno l’incontro del Premier israeliano con 70 tra capi missione e altri diplomatici presenti in Israele. Compresi i delegati di Usa, Russia, Cina, India, Australia. Ma anche Giappone, Brasile, Canada e Ue, tra cui l’Italia. Alla riunione ha partecipato anche il Ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi. Al vertice, Netanyahu si è mostrato risoluto nel dire che “criticare Israele per le sue attività è assurdo. È un danno alle altre democrazie che combattono in circostanze analoghe. È il record dell’ipocrisia e dell’idiozia. Tutto ciò non fa che incoraggiare i terroristi“. Ancora una volta, Israele sventola come una bandiera il principio dell’autodifesa. Il Krav Maga.

Un pretesto

Ragion per cui il primo ministro ha chiarito che l’azione di Israele procederà fino a quando “la calma e la sicurezza siano ristorate per i cittadini israeliani”. Piuttosto, per il Premier israeliano all’origine dei combattimenti ci sarebbe la cancellazione delle elezioni palestinesi. La quale era seguita al divieto delle autorità sioniste a che le consultazioni si tenessero nella Città Santa. Quindi, per Netanyahu gli sfratti a Gerusalemme Est sarebbero solo un pretesto. “Hamas si è servito degli eventi della Giornata di Gerusalemme e della situazione a Sheikh Jarrah per portare avanti i propri interessi“, ha dichiarato. Mentre una fonte militare israeliana ha rivelato alla Bbc che “Non c’è ancora un cessate il fuoco sul tavolo“.


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Vittime innocenti

Dall’inizio dei combattimenti, il totale di missili lanciati da Gaza verso Israele è di 4.070. Dei quali 610 sono caduti nel territorio dell’enclave perché difettosi. Lo riferisce un rapporto del Commando centrale di Tel Aviv. Di questi, il sistema di difesa israeliano Iron Dome ne ha intercettato in media il 90%. Intanto si aggrava il bilancio delle vittime, già drammatico. Specialmente sul fonte palestinese. In poco più di una decina di giorni, sono 227 i palestinesi che hanno perso la vita. Di cui 38 donne e 64 bambini e 17 anziani. Da ultimo, una famiglia di tre persone è stata decimata dal raid aereo israeliano che ha colpito la loro abitazione nella città di Deir al-Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza. Mentre sale a 1.710 il numero dei feriti nell’enclave e circa 58.000 gli sfollati.


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