Tre grandi aziende del Languedoc Roussillon che non puoi non provare

La Linguadoca Rossiglione ha una tradizione vinicola millenaria, la qualità è strabiliante

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La Languedoc-Roussillon si trova nella Francia del sud con affaccio sul Mediterraneo, a pochi passi dalla Spagna.. E’ la regione più estesa del paese, quella con la produzione maggiore, un terzo del vino francese viene prodotto qui. Sicuramente anche a livello qualitativo la regione è di altissimo livello.

Qui ci sono tre super cantine di nicchia che producono in maniera naturale in cantina come in vigna, come ci spiega Apewineboxes.com, shop online leader in Italia nella vendita di vino naturale e vino artigianale

Matassa

Calce, Cote Catalanes (Francia)- Tom Lubbe, dal Sud-Africa ad un paesino di 300 persone del Roussillon, senza ritorno. Tom è un neozelandese cresciuto in SudAfrica, dove ha iniziato a produrre i primi vini intorno agli anni ’90. Figlio di un collezionista di vino di qualità, a soli 12 anni vantava già un cospicuo numero di assaggi alle spalle. Fautore di una idea di vino leggero, bevibile, fresco ed espressione del territorio, senza forzature o strutture inverosimili, i vini di Tom sono assolutamente “diversi”, nel senso stretto del termine. Lascia il SudAfrica poichè il suo modo di produrre senza additivi, stabilizzanti e chimica in vigna contravveniva, incredibile a dirsi, a quelle che erano le leggi di produzione del vino in Sud Africa al tempo. Nel 2002 Tom si trasferisce definitivamente in Francia, tra i Coteaux des Fenouillèdes e Calce, dove conosce la moglie, e diventa da subito un produttore di culto. Tom fonda Matassa con San Harrop, anche lui neozelandese e consulente enologico. L’azienda consta di 15 ettari, con vigne di età che varia da 30 fino anche a 115 anni. I vini di Tom sono tesi, nervosi e minerali come il granito sul quale sono piantate le vecchie viti ad alberello, allo stesso tempo leggiadri ed eterei, come il vento che immancabilmente pettina quelle selvagge colline.

Vinyer de la Ruca

Banyuls sur mer, Languedoc Roussillon- Tratto dal Blog dei nostri amici di Les Caves de Pyrene: “Nel mio percorso di studi ho fatto un censimento della vite selvatica sia in Italia che in Francia, e sono capitato quasi per caso a Banyuls: il primo impatto è stato fatale perché questo terroir è straordinario, sospeso tra il mare e la montagna”: dalla Toscana ai Pirenei orientali per produrre vino naturale. Questa è la storia di Manuel Di Vecchi Staraz, professore fiorentino all’Università di Montpellier che abbandona l’insegnamento per dedicarsi alla terra dove non piove mai, circondato da sugherete, su terrazze di scisto e muretti a secco, al vento e al sole. Vinyer de la Ruca è un’enclave di resistenza creativa ispirata da Luciano Bianciardi, Johan W. Goethe e Rudolf Steiner passando per Ivan Illich: “Il lavoro va con le stagioni, segue il calendario astronomico e la luna. I preparati biodinamici favoriscono la fertilità della terra e delle piante. Due trattamenti di zolfo naturale di cava preservano i frutti. Zappatura, potatura, raccolta dei sarmenti, falciatura, vendemmie. Tutto a mano. Falce, falcetto, forbici, forchetta, zappa, pala, asta. In spazio chiuso. La pigiatura dell’uva è a gamba di donna, diraspatura a mano d’uomo, pressatura in torchio di legno, lieviti indigeni, botte annua, ossigenazione frequente, imbottigliamento a manico di caraffa, bottiglie di sbuffo catalano, etichettatura d’artista e vestito solare. Tutto a mano. Niente che filtra, concentra, additiva. Mille bottiglie di Banyuls all’anno.”

Caves des Nomades

Banyuls Sur Mer, Languedoc Roussillon La Storia di Josè Carvalho Moreira, al secolo Ze Tafè è di quelle che meritano di essere raccontate, e si comprende come la sua azienda non potesse avere un nome diverso: La Cantina dei Nomadi. Una storia incredibile quella di Ze Tafè, tanta negli anni è stata la capacità di cambiare pelle, contesti e lavori. Si parte dalla periferia di Oporto, destinazione Banyuls Sur Mer, con tantissime tappe intermedie. Il suo essere nomade tra Inghilterra, Germania, Norvegia e Portogallo, gli portano in dote due lauree, Arti Plastiche e Pittura ed in Cinema, un carriera da musicista, lavori da commesso di Ikea, raccoglitore di frutta, esperto in costruzione di case enologiche ed ovviamente da Produttore di vino, fondando Le Cave des Nomades. Un personaggio estroso ed inconsueto, come i suoi vini, che ha come mentore un altro tipo fuori dal comune, Manuel Di Vecchi di Vinyer de la Ruca, che gli ha trasmetto l’amore per il vino naturale. Oggi gli ettari sono quasi 8, suddivisi in 12 parcelle tra Grenache Noir, Gris e Blanc, Carignan Noir e Gris, Mourvèdre, Syrah, Merlot, Macabeo, Muscat Petit Grain e Chardonnay. Ogni cuvée è una micro-produzione che va dalle 300 alle 1.200 bottiglie. Tutte le etichette sono in sughero coi disegni di Katja Stroph, artista nomade anch’essa.