Transizione full electric: alla COP26 l’Italia dice no

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Alla COP26 l’Italia, insieme alla Germania, ha detto no alla transizione totale full electric. Vediamo perché.

Perché l’Italia non ha firmato per la transizione?

La proposta è arrivata dal Primo Ministro inglese Boris Johnson, e comprendeva l’impegno di vendere soltanto auto elettriche entro il 2040. Occorre dire però che il nostro Paese non è stato il solo a fare questa scelta: oltre alla Germania infatti hanno detto no anche la Cina e gli Stati Uniti.


Auto elettriche ed ecologia una storia complicata


Posizioni molto diverse

Il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha affermato che si tratta di un tema decisamente delicato. Sembra che a monte del rifiuto dell’Italia ci sia l’inclusione nel testo di veicoli commerciali leggeri e van: ma anche il mondo dell’automotive si è spaccato sull’argomento. L’accordo globale di riferimento ha infatti visto tra i suoi oppositori alcuni dei maggiori colossi automobilistici al mondo: Toyota e Volkswagen, ma anche Stellantis, Honda, Nissan, BMW e Hyundai.

Note a piè di pagina

Tutti i nomi sopra riportati hanno dato la loro disponibilità per l’abbattimento delle emissioni, almeno in via teorica: è stato il testo, però, a lasciarli perplessi. Il Corriere della Sera ha così spiegato le ragioni dei marchi tedeschi e del governo federale. “Hanno rifiutato di firmare l’accordo perché conteneva una nota a piè di pagina che avrebbe impedito l’uso di combustibili sintetici prodotti con energia rinnovabile. Un’opzione che alcuni nell’attuale e probabilmente futuro governo vogliono mantenere aperta” si legge.

Sulla transizione abbiamo perso un’occasione

Come forse era ovvio pensare, la decisione dell’Italia ha scatenato polemiche da parte di diverse associazioni. Una di queste è la Transport & Environment Italia, ONG che promuove la sostenibilità del settore trasporti europeo. “L’Italia ha perso un’occasione per farsi promotore della UE del phase-out delle auto a carburanti fossili. Il nostro Paese detiene il record europeo per densità di automobili e quindi non stupisce che il settore dei trasporti sia il principale driver delle emissioni di gas serra italiane” ha commentato Carlo Tritto, Policy Officer dell’organizzazione.