Transizione ecologica idrica: il Sud non può più attendere

Reti idriche, il Mezzogiorno non può attendere.

0
367
Transizione ecologica idrica

L’emergenza idrica in Italia è un tema scottante. E non solo d’estate. Nel Mezzogiorno sette persone su dieci spesso aprono il rubinetto a vuoto. 200 mila chilometri di acquedotti groviera perdono lungo la penisola 27 litri ogni 100. Per falle della rete. O a causa dei furti e degli allacciamenti abusivi. Dunque il problema della gestione delle risorse idriche si presenta in tutta la sua drammaticità nel Mezzogiorno d’Italia. Che aspetta la transizione ecologica idrica da un quarto di secolo.

Transizione ecologica idrica: cosa fare?

Oggi l’acqua è fortemente minacciata dalla crescita della popolazione. E dall’aumento della domanda da parte dell’agricoltura e l’industria. Nonchè dal peggioramento degli impatti dei cambiamenti climatici. Pertanto è indispensabile soprattutto al Sud dove gli interventi sono più urgenti, realizzare quel salto necessario alla transizione ecologica del servizio idrico integrato. Una transizione dunque, in linea con il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenza 2030. E in quest’ottica le risorse finanziarie disponibili nella strategia Next Generation EU e il Piano nazionale di ripresa e resilienza sono un’occasione da non perdere.


Reti idriche e Recovery Fund: Fico, servono 10mld


Infrastrutture idriche ferme da 50 anni

Dunque quello delle infrastrutture carenti e delle gestioni spesso inadeguate è l’allarme lanciato da Utilitalia. Con il webinar che si è tenuto due giorni fa. Secondo Michaela Castelli presidente di Utilitalia, la situazione delle infrastrutture idriche e della gestione dll’acqua è fortemente critica. E per tentare un superamento della cronica debolezza strutturale sono necessari ingenti investimenti. Che devono trovare urgentemente programmazione. E relativa attuazione. Dichiara Castelli che: “la gestione del servizio idrico integrato da parte di operatori industriali rappresenta la strada migliore per erogare servizi di qualità e per garantire la realizzazione dei piani di investimento approvati dalle autorità locali. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rappresenta una grande opportunità, ma oltre alle risorse serve un piano dettagliato di riforme a partire proprio dal sud, dove attraverso un forte indirizzo statale si deve assicurare l’affidamento del servizio a soggetti industriali».

Commenti