Total mantiene la sua posizione in Birmania

Il gruppo francese ritiene che la sua partenza esporrebbe i suoi lavoratori a rappresaglie. Si è inoltre impegnato a finanziare le ONG per i diritti umani.

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Il gruppo petrolifero francese Total ha annunciato di voler mantenere la sua controversa presenza in Birmania, dove la repressione del Colpo di Stato militare ha già causato centinaia di vittime. Total è anche impegnata a finanziare le organizzazioni per i diritti umani nel paese. Più di 550 civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi dalle forze di sicurezza dal inizio della rappresaglia.

Ancora morti

Il bilancio potrebbe presentarsi in maniera più pesante dopo l’arresto di circa 2.700 persone. Molti detenuti non hanno la possibilità comunicare con avvocati e parenti, per questo motivo vengono inseriti nella categoria “dispersi”. La situazione è sempre più grave, l’esercito e la polizia sparano munizioni quotidianamente: notte giorno e notte, non c’è pace. Nella giornata di ieri, sabato 3 aprile, si contano ulteriori 4 morti. Di fronte al costante deterioramento della situazione, le ONG internazionali e locali, sostenute da alcuni politici francesi hanno invitato Total, presente in Birmania dal 1992, a lasciare immediatamente il Paese.


Cosa sta succedendo in Birmania? Il punto della situazione


Total: le parole del CEO

Abbiamo deciso di interrompere i nostri progetti e le nostre perforazioni in Birmania, ma continuiamo a produrre gas. Non per mantenere i nostri profitti né per continuare a pagare le tasse alla giunta militare. Ma per garantire la sicurezza del nostro personale, dipendenti e dirigenti, per evitare che finiscano in carcere o lavori forzati. E soprattutto per evitare di peggiorare ulteriormente le condizioni di vita di queste popolazioni tagliando l’elettricità a milioni di persone […] inoltre, poiché non posso prendere la decisione di interrompere la produzione, oggi prendo la decisione di pagare alle associazioni che lavorano per i diritti umani in Birmania l’equivalente delle tasse che dovremo pagare effettivamente allo stato birmano.

Messaggi trasmessi sulle uova di Pasqua anti-giunta

Nonostante la sanguinosa repressione della giunta, la mobilitazione a favore della democrazia continua, con decine di migliaia di lavoratori in sciopero e interi settori dell’economia paralizzati. In questa domenica di Pasqua, il movimento di disobbedienza civile ha trovato una nuova soluzione: distribuire foto di uova sui social network decorate con piccoli messaggi. “Salviamo la Birmania”, “Vogliamo la democrazia”, ​​”Liberiamoci di MAH”, si potrebbe leggere il potente leader della giunta Min Aung Hlain.

Accesso a internet negato

Per il momento l’accesso a Internet resta tagliato per la grande maggioranza della popolazione. Inoltre, i generali stanno stringendo la presa giudiziaria su Aung San Suu Kyi, accusata di corruzione e di aver violato una legge sui segreti di Stato risalente all’epoca coloniale. Se venisse giudicata colpevole, l’ex leader 75enne, detenuta e incommunicado ma “in buona salute”, secondo i suoi avvocati, rischia di essere bandita dalla vita politica. Oltre a lunghi anni di carcere.

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