Tore Patatu e il fumetto in lingua sarda diventa la tesi di laura di una studentessa tedesca

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Per chi non conoscesse l’illustre personalità di Salvatore “Tore” Patatu, scrittore, poeta, commediografo e giornalista di lingua sarda nato a Chiaramonti nel maggio del 1941, comune appartenente alla provincia di Sassari ubicato nella storica regione dell’Anglona affacciata sul Golfo dell’Asinara, nonché famoso per le produzioni letterarie, commentarie e cronistiche nel dialetto della cosiddetta limba, ossia il vernacolo tipico della Sardegna così chiamato secondo le varianti logudoresi nuoresi e nelle versioni ortografiche LSC (Lingua Sarda Comune), cioè una forma di scrittura della lingua sarda creata con l’apposito scopo di trascrivere le numerose differenze fonetico morfologiche grammaticali del sardo parlato con uno standard unico comune e sperimentalmente adottata nel 2006 dalla Regione Autonoma della Sardegna per la scrittura ufficiale di alcuni atti, si tratta di un intellettuale di spicco che ha fatto della sua passione, la lingua sarda, una filosofia, un insegnamento e uno stile di vita che su tale lingua, resa in forma letteraria, si basa.

La Sardegna con le sue aree territoriali e linguistiche

Per il Patatu il dialetto, e in particolare quello sardo, deve indubbiamente essere coltivato poiché esprime la mentalità di un popolo, è la dimostrazione di una comunità e della propria forza simbolica e sintattica non soltanto linguisticamente a intendersi ma anche civilmente e socialmente parlando, esso, il dialetto, è l’autentica manifestazione di un gruppo di genti che coltivando il proprio volgare riesce a rendersi ancora più vivo perché meglio può comprendere a parte le sue ancestrali origini anche tutti quei principi universali, umani e collettivi, oltre che solidali, che sostengono oltre all’umanità stessa anche il nucleo di appartenenza di se stessi e la sfera di provenienza del proprio consesso sociale nella storia e oltre di essa. Anche se Tore Patatu si è concentrato sul dialetto sardo, in primo luogo per la sua provenienza geografica, culturale ed educativa ma anche per approfondire e contemplare, attraverso la coltivazione del dialetto e della scrittura su di esso basata, l’estrema complessità, varietà ed articolazione del sardo, è grazie a lui che l’Italia ha attenzionando o sta cercando perlomeno di valorizzare, anche se purtroppo non sempre in maniera adeguata e con non troppo particolare interesse, la possibilità di rendere attuabili insegnamenti scolastici sui vari dialetti peninsulari.

Salvatore “Tore” Patatu

Sebbene, per la legge di indeterminazione, principio oltre che fisico anche linguistico, traducendo un dialetto prettamente di natura orale in forma scritta benché con tutte le determinazioni e le soluzioni del caso per rendere più accreditata e il più attinente alla realtà la volgata stessa si perdano le varianti e le sfumature tipiche di un linguaggio vivo ed estremamente fluido nonché dinamico come quello dialettale, l’aver tradotto da parte di Patatu in forma letteraria il limba ha permesso allo scrittore, oltre che di essere apprezzato per la sua autentica originalità in questo campo e la propria assidua profusione alla valorizzazione del dialetto sardo in particolare e di conseguenza degli altri vernacoli sparsi in territorio italiano in generale, di dare propulsione al linguaggio della sua Sardegna. Molto complicato da comprendere e da parlare per i connazionali continentali poiché molto diverso e di derivazione assai più antica, il limba è un patrimonio da coltivare e tutelare in quanto viene ad essere il cuore stesso della Sardegna e degli abitanti di questa magnifica e per certi versi ancora misteriosa e incontaminata isola che, separata dal continente dal Mar Mediterraneo, ha permesso, proprio per mezzo della sua unicità geografica, di elaborare un linguaggio così particolare dal retaggio arcaico.

Sassari

I beni culturali e storici non si definiscono soltanto in monumenti, bellezza artistica e materiale, non si deve sottovalutare quanto valore e intensità viene raccolto nelle lingue, nei dialetti in primo luogo. Mantenere vivi i dialetti significa contribuire a studiare la storia impedendo che essa divenga materia morta, vuole dire anche rendere partecipe l’opinione pubblica ad una fruizione più autentica della storia, poiché essa, esprimendo le origini di ciascuno di noi e la sua definizione nel contesto sociale e nella struttura secolare del tempo non può prescindere dall’interiorità dell’individuo, che a sua volta si declina in massima potenza nelle lingue intese quali identità di pensiero e di essenza del soggetto stesso. Impegnato in moltissime attività, molte delle quali focalizzate sul sostegno della lingua e delle tradizioni sarde, Patatu è un intellettuale molto acclamato, laureatosi all’Università degli Studi di Pisa in lingue e letterature straniere nella branca della linguistica francese discutendo la tesi in filologia romanza con la professoressa Pizzorusso.

Apprezzato docente di ruolo, ora in pensione dal 1999, di lingua, letteratura e civiltà francese negli istituti superiori, nonché sindaco del Comune di Chiaramonti dal 1975 al 1980 e poi consigliere comunale dello stesso municipio dal quinquennio immediatamente successivo, ha svolto e sta continuando a collaborare con altre innumerevoli realtà quali riviste e televisioni private, ha assunto l’incarico di consigliere comprensoriale e della Comunità Montana Su Sassu-Anglona-Gallura, quello di assessore del comprensorio e di vicepresidente e assessore della stessa Comunità Montana. Molto attento agli aspetti scolastici ed educativi, relativi con particolare riguardo all’ausilio pedagogico concesso dalla coltivazione delle lingue e del dialetto, importantissimo trampolino per l’ampliamento della cultura, Patatu ha assunto il ruolo di animatore e interprete nell’organico del CTG (Centro Turistico Giovanile) di Sassari, all’interno del COJEDEP di Parigi, con la Sardorama di Sassari, col GAL (Gruppo Azione Locale) di Ozieri e con vari alberghi della Sardegna. Conferenziere contrattista per vari anni all’Università di Sassari per seminari di glottologia e linguistica generale oltre che consulente e corsista di lingua sarda per l’ISFORCOOP di Cagliari ma pure per molti comuni ed enti della Sardegna e anche esterni, è presidente del Comitato per il Canto Sardo Antonio Desole che ha sede nel comune sassarese di Ploaghe, nonché socio fondatore dell’Associazione ACUVACAMUS (Associazione Culturale per la Valorizzazione del Canto e della Musica Sarda) avente sede a Sassari.

Gruppo Folk ACUVACAMPUS

Risulta subito evidente come il Patatu non abbia mai smesso di incentivare, mediante le sue innumerevoli attività, il mantenimento, la cura e lo sviluppo della lingua e delle tradizioni sarde diramate nei loro vari aspetti, che grazie a lui non sono né morte o decadute ma anzi hanno assunto nuova linfa per essere maggiormente considerate e incentivate. Ma l’impegno di Patatu non è soltanto fine a se stesso quale mera agevolazione dell’identità sarda, se correttamente sfruttata l’eredità di questa personalità versatile e caleidoscopica che non ha mai perduto di vista il proprio obiettivo è funzionale all’incremento turistico ed economico della regione. Data l’importanza che questo studioso di successo ha avuto nella sua isola che così bene rappresenta ed è espressa dai suoi numerosi dialetti, campidanese, nuorese e logudorese appartenenti al sistema linguistico sardo, il sassarese ed il gallurese, definiti dialetti sardosettentrionali o sardocorsi i quali assieme al tabarkino o carlofortino detti sardomeridionali rappresentano i vernacoli del cosiddetto sistema linguistico italiano, infine l’algherese che appartiene al sistema linguistico iberico e che possiamo definire una parlata catalana d’oltremare, il suo contributo è stato ben accolto anche fuori dalla Sardegna.

Copertina del libro Cantos de s’Antigu Casteddu

Sicuramente l’italia, territorio ricco di lingue di sostrato così ricche di storia e di provenienza culturale estremamente diversificata, ha eletto a paladino del dialetto Tore Patatu, ma i lavori di quest’ultimo hanno raggiunto anche la meritata attenzione nei Paesi d’oltralpe. Infatti il lavoro dello studioso sarà al centro della ricerca della laureanda Alina Becker Benitez dal titolo Nuovo focus sulla letteratura italiana contemporanea. Utilizzo e beneficio di graphic novel e fumetti. Patatu, intellettuale dalla carriera piuttosto audace ed evidentemente in rinnovata evoluzione e in continua messa in discussione, con l’irriverenza che si può desumere dalla molteplicità di interessi e dalla irrefrenabile voglia di ricercare soluzioni nuove per attrarre il pubblico alla piacevolezza della lettura e alla dialettica metanarrativa, paradigmatica e favolistica della lingua vernacolare, non ha mai disprezzato di cimentarsi e confrontarsi con una letteratura che sapesse, oltre che sincretizzare linguaggio parlato e testo scritto, impresa ardua già di per sé, mettere in comunicazione racconto, dialettale in particolare, con l’arte e le nuove frontiere della modernità. E’ così che, grazie all’intraprendenza di due modelli di ricerca stravagante e divertente per alcuni versi ma al contempo efficace, quali sono le figure di Tore Patatu e della ricercatrice tedesca Alina Becker Benitez, un fumetto in sardo, scritto per soggetto e testi da Patatu negli anni Settanta, diventa oggetto di una tesi di laura all’Università di Mannheim in Germania.

Copertina dell’albo Festa de Pantàsimas

L’opera al centro dell’esposizione è intitolata Festa de Pantàsimas, tradotto La festa dei fantasmi, riproposizione fumettistica tratta dal racconto dall’omonimo titolo inserito, come prima novella, all’interno del libro Cantos de s’Antigu Casteddu pubblicato nel 1980, sicuramente uno dei primi e dei pochissimi esperimenti di questo genere e forse il solo fumetto scritto in limba logudorese, divenuto nel 2010 il primo fascicolo della collana Bobbeddu. Fumetti in lingua sarda. Racconti intriganti d’altri tempi dopo l’incontro dell’autore con il giovane disegnatore Francesco Puliga, giovane illustratore al tempo della prima stesura del lavoro non ancora nato e solo successivamente, all’età di ventuno anni, assunto come creatore della parte grafica della storia, al tempo della sua frequentazione ai corsi presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Evidentemente la storia si incentra su vicende gotiche a tinte fosche e noir le cui atmosfere non potevano che non provenire dalla rivisitazione delle ambientazioni che proprio ne il Cantos de s’Antigu Casteddu sono state esposte, quali perfetti ambienti per una narrazione sul genere. Nel lavoro fumettistico, oltre alla finalità di evasione, sono contenute tutte le esperienze che l’autore ha maturato come docente di lingua straniera presso le scuole superiori e d’insegnante di sardo nelle scuole dell’obbligo.

Una tavola del fumetto

Il fumetto, come i dialetti e la lingua sarda, non sono adeguatamente tenuti in considerazione nonostante il loro immenso e profondo patrimonio culturale che in essi è incarnato, per questo motivo, fra i molti aspetti teorici che hanno indotto alla pubblicazione di questa opera tra i primi c’è la vicendevole collaborazione e il reciproco contributo di due realtà ancora poco sfruttate che attraverso la loro ancora inesplorata sinergia hanno potuto attirare la fiducia dell’opinione pubblica ed editoriale a causa di un potenziale non indifferente. Con il mezzo fumetto, poi, l’apprendimento linguistico, per quanto complicato, è comunque più semplice in quanto a supporto della memorizzazione delle parole e della dinamica linguistica un contributo significativo proviene dalle illustrazioni, le quali dialogando con i balloons dove sono inseriti i testi scritti creano immediatezza e profondità di senso a livello visivo e pragmatico, quindi con questa soluzione è possibile accrescere e migliorare le funzionalità linguistiche e i processi che conducono all’addomesticamento di una lingua, sia essa dialettale o meno. Per di più questo tipo di fumetto, orientato verso una lettura disinteressata e dedicato principalmente all’intrattenimento, muove verso il potenziamento della motivazione e della passione, fattori basilari senza i quali l’imparare una lingua non può avere luogo. Il programma, le intenzioni e gli scopi da raggiungere prefissati da Patatu, Puliga e gli editori erano l’approfondimento linguistico, l’arricchimento lessicale, le frasi idiomatiche e i modi di dire, i proverbi, le tradizioni popolari e molto altro, a ragione ulteriore del fatto che il progetto della serie di Bobbeddu avrebbe continuato uscita dopo uscita a proporre albi sempre più complessi linguisticamente sulla falsariga di un libro di testo.

Università di Mannheim

Quest’ultimo espediente è l’ulteriore dimostrazione di come Patatu e colleghi fossero consapevoli di una necessaria rivalutazione dell’insegnamento linguistico che, per essere davvero efficiente, invece di fossilizzarsi sui ritriti assunti mnemonici di termini e grammatica dovrebbe concentrarsi sulla partecipazione diretta, evolutiva e sperimentale del linguaggio, perché no, anche mediante supporti alternativi come il fumetto. Dunque, proponendo come tesi di laurea lo studio di Patatu e del suo fumetto, l’intenzione della Becker Benitez, e insieme a lei quella della professoressa Kropp che ha presentato Festa de Pantàsimas, volume accompagnato da un curato glossario, all’attenzione dell’Università quale lavoro didattico nell’ambito di un seminario a blocchi sulla diversità linguistica dell’Italia, è quella di approfondire ed elaborare una visione della lingua che faccia del dialetto un marcato e cruciale nodo culturale rispetto al quale le attenzioni pedagogiche non dovrebbero mancare.

Logo dell’Università di Mannheim

Contattando l’autore per capire meglio da lui le esigenze che l’hanno spinto a coltivare fin da giovane la passione delle lingue e del proprio dialetto locale, della branca didattica e dei mezzi di comunicazione, come dimostrato da Festa de Pantàsimas piuttosto inediti in considerazione della data di creazione dell’opera e dell’utilizzo del fumetto per tali fini conoscitivi prima di Patatu non ancora accreditati, la Becker Benitez ha ottenuto dall’autore i necessari tasselli per l’approfondimento della situazione socio linguistica in Sardegna. Ma l’analisi dell’universitaria non si ferma qui, infatti in sottofondo alla linguistica, all’elemento educativo e a quello dell’arte figurativa quale strumento del bello e del sapere, i temi che si sciolgono nella tesi trattano il rapporto storico e geografico in termini sincronici e diacronici interni ed esterni al dialetto stesso, non solo, si rende manifesto il rapporto tra il pensiero e la filologia italiana con quello teutonico. Sapere trovare una via in questo ventaglio di possibilità riuscendo a sintetizzare e sincretizzare tutte queste informazioni non è semplice, ma già il fatto di avere intrapreso un percorso preciso attraverso la scelta di un autore come Patatu e di un’opera strutturata e di rara unicità e potenza dimostrativa da cui partire per il lavoro di ricerca quale Festa de Pantàsimas fa davvero onore alla studentessa, anche per il fatto di essere così attenta alle dinamiche culturali, folcloristiche e linguistiche del nostro bel Paese, cosa che da italiani dovremmo essere piacevolmente grati nel constatare.

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