Tommaso Mori. L’anima degli spazi periferici attraverso la fotografia

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Abbiamo intervistato Tommaso Mori, giovane grafico e fotografico che attraverso i propri scatti racconta l’evoluzione e gli spazi periferici di alcune realtà italiane. Interessante anche l’utilizzo di una tecnica poco conosciuta ai non addetti ai lavori, la cianotipia.

Ciao Tommaso, ci puoi spiegare come hai iniziato?

Ho studiato comunicazione per 3 anni e poi mi sono spostato a Milano per frequentare un corso di due anni riguardante la fotografia presso il C.F.P. Bauer. La decisione di frequentare questo corso nasce dalla mia passione verso il mezzo fotografico insieme alla mia voglia di creare qualcosa di mio, producendo significato. Quando ero adolescente avevo cominciato quasi per gioco ad usare Photoshop, strumento che poi si è rivelato molto importante anche nella mia vita professionale dal momento che oggi mi occupo di comunicazione.

Come hai cominciato a lavorare sul concetto di territorio e di società?

Tra il 2015 e il 2017 ho cominciato a lavorare su un progetto dal nome “People on the Cross”, incentrato su un movimento religioso che nel corso di 40 anni ha disseminato in Europa croci luminose alte 7 metri. Questo progetto, oltre ad effettuare uno studio tra persone e territorio, segue una linea molto particolare che esplora il mio rapporto complesso con la religione. Poi nel 2017 ho cominciato ad utilizzare uno strumento che ho imparato da autodidatta, la cianotipia, con cui attraverso una specifica e particolare tecnica di sviluppo e stampa è possibile creare immagini di tonalità blu.

E poi arriva il progetto “Strata”…

Il progetto Strata, tutto creato in cianotipia, si sviluppa nel quartiere Carmine a Brescia. Questo territorio ha una storia molto lunga. Storicamente era un territorio dove si concentravano attività di artigianato. Nel corso del tempo si è creato una sorta di ghetto vissuto da persone marginalizzate. A Carmine, nell’ex Chiesa di San Giacomo e Filippo, nasce l’associazione C.AR.M.E. con l’obiettivo di fornire al territorio e alla cittadinanza arte pubblica. Sono stato contattato dall’organizzazione per creare un laboratorio nel quartiere Carmine con l’obiettivo di coinvolgere la cittadinanza e la città sui cambiamenti del territorio, attraverso l’analisi e l’elaborazione di mappe e planimetrie riguardanti il territorio. L’obiettivo era principalmente quello di interrogarsi sul luogo nel quale si vive attraverso un processo creativo. La popolazione del Carmine ha reagito bene, anche se inizialmente non è stato facile riuscire a coinvolgere le persone. Determinante per raggiungere alcune persone del territorio è stata l’intermediazione tra alcune figure chiave. Questo ci ha permesso di aprire tante porte e creare tanti contatti, anche se alcune persone che hanno partecipato hanno preferito non far comparire in maniera pubblica la loro identità.

E poi torni nella tua Modena…

E poi ho cominciato a lavorare su R-Nord. Un’area di Modena che tutti conoscono, ma forse non tutti e tutte sanno che si chiama così. Sono riuscito ad entrare in contatto con il territorio grazie anche a Serena Mignano, insegnante di danza che tiene lezioni presso il Centro La Fenice che si trova proprio in quel palazzo. R-Nord è un palazzo molto riconoscibile e visibile soprattutto dalla stazione dai binari del treno. La sua peculiarità è quello di essere un agglomerato abitativo con tante stratificazioni sociali, tante comunità diverse sia generazionali sia di provenienza geografica molto diverse tra loro.
In quello spazio, conosciuto anche come “Hotel Eroina” si possono trovare spazi come un supermercato, il centro danza e start-up accostate a situazioni di illegalità, spaccio e degrado. La sua peculiarità è anche quella di essere un palazzo dove si concentrano comunità marginalizzate che a differenza di tante altre città, non si trova in periferia, ma poco lontane dal centro storico.

Cosa ti ha colpito del progetto che riguarda R-Nord?

Io prima del progetto non conoscevo molto quello spazio. Mia madre che è medico me ne aveva parlato. Lei aveva lavorato anni prima in un ambulatorio nel palazzo e mia sorella me ne ha parlato perché lì faceva danza. Mi è rimasto impresso che lì tutto è doppio, come ad esempio il supermercato cinese-africano che convive con la Coop. Sicuramente lavorare a R-Nord è stato più complicato rispetto al progetto riguardante il Quartiere Carmine, ma è stata una vera soddisfazione anche perché sono riuscito a lavorare nella mia città, coinvolgendo una parte della cittadinanza che spesso viene dimenticata.

Da dove nasce l’idea del progetto e da cosa si è sviluppato?

Nel 2017 ho deciso di partecipare ad un bando indetto da MIBACT insieme al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, alla Triennale di Milano e a Geico. Il loro obiettivo era quello di coinvolgere persone giovani e agli esordi. Tra i 7 progetti approvati a livello nazionale c’è stato anche il mio. Quasi non ci credevo. Da lì ho cominciato a lavorare su R-Nord per 6 mesi, cercando di coinvolgere le persone che vivono questo spazio attraverso momenti laboratoriali, con lo scopo di creare relazioni, anche tra gli e le stesse abitanti che spesso non si conoscono e/o non interagiscono. Il problema è che secondo la mia percezione in quello spazio manca una coesione nella comunità che permette un vero e proprio empowerment. Le attività sono state condotte anche grazie al supporto e alla collaborazione delle diverse realtà all’interno dell’edificio.

Quali sono i prossimi appuntamenti?

R-Nord sarà in mostra da Venerdì 13 Settembre fino al 17 Novembre presso AGO Modena Fabbriche Culturali. Contemporaneamente ho inaugurato Aeterna, una mostra personale site-specific presso Gate26A a Modena. La presentazione è avvenuta Sabato 14 Settembre alle ore 18:00.

Entrambe le mostre sono ad ingresso gratuito e sono mostre ufficiali del FestivalFilosofia.

una delle fotografie di Tommaso Mori usando la tecnica della cianotipia