Tommaso Buscetta: la storia vera del protagonista di “Our Godfather”

Tommaso Buscetta è un personaggio importantissimo a cui LA7 dedica il nuovo docu-film "Our Godfather". Ripercorriamo dunque la storia del pentito di mafia.

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Va in onda oggi il docu-film dedicato a Tommaso Buscetta, il celebre mafioso diventato poi collaboratore di giustizia nonché personaggio chiave per assestare un duro colpo a Cosa Nostra e spedire in galera molti suoi membri. “Our Godfather” andrà in onda su LA7 e si tratta di un progetto curato dagli stessi discendenti di Buscetta, che dopo l’enorme successo del film “Il Traditore” (in cui il ruolo di Buscetta è stato interpretato da Pierfrancesco Favino, QUI PER APPROFONDIRE) daranno un punto di vista privato sul celebre uomo.

Ad aprire la serata ci sarà il giornalista Enrico Mentana con una prefazione. Ma per quale motivo Tommaso Buscetta è un personaggio ancora così discusso anni dopo la sua morte? Scopriamolo insieme. CLICCA INVECE QUI PER AVERE PIU’ INFO SULLA PROGRAMMAZIONE DI LA7.

Nato a Palermo nel 1928 da una famiglia molto povera, Tommaso Buscetta inizia a delinquere già da adolescente con reati che riguardavano principalmente la diffusione di cibo nel ventennio fascista (mercato nero e razionamento della farina). Sempre da adolescente Buscetta convola a nozze con la sua prima moglie, da cui avrà tre figli: seguiranno altre due mogli ed altri cinque figli; siamo inoltre ancora nella sua adolescenza quando, nel 1945, Tommaso Buscetta si affilia “ufficialmente” a Cosa Nostra. Dopo alcuni anni vissuti in Brasile, Buscetta torna a Palermo e si occupa di contrabbando di sigarette e stupefacenti, diventando inoltre anche un pericoloso sicario. Verrà incriminato ed arrestato soltanto per le attività di contrabbando.

La seconda guerra di mafia: i lutti in famiglia Buscetta

Tornato in libertà, Tommaso Buscetta si ritrova nel pieno della Prima Guerra di Mafia: si schierò inizialmente dalla parte di Angelo La Barbera ma, in seguito, passò al gruppo di Salvatore “Cicchiteddu” Greco, seppur cercando di restare quanto più in ombra possibile. Sarà successivamente sospettato per l’omicidio di La Barbera ed altri agguati, ma si rivelerà innocente per quanto riguarda questi reati: incaricato di eseguire il primo, era stato anticipato da altri sicari; non aveva invece legami con nessuno degli altri omicidi. A fine anni ’60, comunque, Buscetta si rifugia all’estero e, dopo un po’ di cambi di “location”, si stabilisce in USA ed inizia a lavorare in una pizzeria.

I contrabbandi di droga continuano a vedere Tommaso Buscetta come protagonista anche in USA, dove è oggetto di svariati arresti. Si trasferisce quindi in Brasile, e continua quasi indisturbato la sua attività: è oggetto di un primo arresto a fine anni ’70, viene quindi estradato in Italia e viene condannato a 8 anni di carcere, il tutto mentre la polizia brasiliana sequestra droga e denaro nel suo deposito blindato. Uscito di galera tramite evasione, rimane per un po’ in Sicilia ma ritorna poi in Brasile per portare avanti i suoi traffici illeciti: siamo negli anni ’80, nella sua terra natia scoppia la Seconda Guerra di Mafia, ed in molti vogliono vederlo morto.

Due dei primi figli di Buscetta sono rimasti lì, e non sanno dove sia il padre: saranno dunque barbaramente uccisi da ex amici di famiglia, non potendo nemmeno decidere se tradire o no il genitore giacché non sapevano dove si trovasse. Tommaso Buscetta vorrebbe tornare a casa per vendicare di persona l’omicidio dei suoi figli, di cui si sente segretamente responsabile: oltre ai due ragazzi sono stati uccisi anche altri parenti di Tommaso, una vera e propria carneficina che non passa inosservata allo Stato Italiano, e che acuisce il senso di colpa del mafioso. Al rifiuto di una prima richiesta di collaborazione, l’italia ne ottiene una seconda estradizione: Buscetta prova ad inscenare un tentavo di suicidio per sfuggirvi, ma il tentativo fallisce.

Il secondo arresto: Tommaso Buscetta diventa collaboratore di giustizia

Arrestato ed estradato in Italia una seconda volta, Buscetta entra in contatto per la prima volta con il celebre giudice Giovanni Falcone, che cercherà di convincerlo a collaborare con la giustizia: Buscetta inizialmente rifiuta ma, dopo un’accurata riflessione, tutto cambia. L’atrocità e l’ingiustizia della mafia lo travolgono violenti come una frustrata, un’epifania di dolore e pentimento, e di colpo inizia a parlare con Falcone rispondendo a tutte le domande che gli vengono poste: inizialmente ancora legato al mito della grande Cosa Nostra del periodo pre-guerre, Buscetta vede la sua posizione modificarsi man mano che interagisce con una figura tutta d’un pezzo come quella di Falcone, e man mano che la sua opinione muta le sue rivelazioni si fanno sempre più invasive, coinvolgono sempre più nomi e causano sempre più arresti. Le vendette sui parenti rimasti in Sicilia fioccano, ed una parte della famiglia augura al pentito di morire.

Durante i maxi processi, in aula è bagarre: Tommaso Buscetta non si lascia però intimidire da atteggiamenti, bugie e minacce di altri mafiosi, ma riesce anzi a dimostrare la solidità delle sue tesi con una grandissima retorica. La mannaia della giustizia cala dunque implacabile su tutte le persone accusate da Buscetta, ma a caro prezzo: seguiranno, negli anni ’90, degli attentati direttamente collegati a questi arresti, in uno dei quali morirà anche il giudice Falcone: per Tommaso Buscetta è un dolore straziante, come se gli fosse stato portato via un altro fratello. Decide quindi di alzare la posta in gioco e di pronunciare dichiarazioni che possano mettere nei guai anche personalità politiche che, a suo dire, erano direttamente implicate nelle faccende di mafia ed avevano permesso che certe cose accadessero. Tra di questi trovavamo Giulio Andreotti, uno dei più autorevoli rappresentanti della Democrazia Cristiana, che comunque non fu mai condannato.

Buscetta si ritirerà a vita privata nella seconda metà degli anni ’90, facendo scalpore dopo essersi concesso una crociera nel Mediterraneo e lasciando questo mondo nel 2000 in seguito ad un tumore. Prima di morire, Tommaso Buscetta rimprovera a gran voce allo Stato Italiano di non essere riuscito a sconfiggere Cosa Nostra nonostante i grandi mezzi che lui ha messo a sua disposizione: una sculacciata che brucia ancora in un Paese in cui tutte le forme di criminalità organizzata sono ben lungi dall’essere sconfitte.