Tina Anselmi: il 1° novembre 2016 la politica italiana perde la prima ministra della storia

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Tina Anselmi è morta il 1° novembre 2016.

Il 1° novembre 2016 il mondo della politica italiana diede il suo ultimo saluto ad una sua grande e stimata protagonista. In quella data, infatti, si spense a 89 anni nella sua casa di Castelfranco Veneto Tina Anselmi. La prima donna ministro nella storia della Repubblica era affetta dal 2001 dal morbo di Parkinson e negli anni seguenti era stata colpita da un ictus che ne aveva ulteriormente peggiorato le condizioni di salute.

Furono tante e profondamente sentite le reazioni dei principali esponenti politici alla notizia della morte di Tina Anselmi. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si disse decisamente rattristato dalla scomparsa della deputata veneta, ricordandone il lungo impegno come parlamentare, partigiana e ministra, ruoli che ha sempre ricoperto seguendo i principi della «legalità e bene comune».

Nel suo lungo omaggio diffuso su Twitter, il Presidente del Consiglio di quel periodo, Matteo Renzi, sottolineò che era scomparsa «una figura esemplare della storia repubblicana». Tra le altre cose, l’ex segretario del Partito Democratico rimarcò il grande impegno della compianta collega nella battaglia per le pari opportunità e per la delicata vicenda della P2. Con la sua personalità decisa ma allo stesso tempo discreta, era diventata un grande esempio per «chiunque creda alla politica come passione per la libertà».

L’omaggio di Matteo Renzi alla memoria di Tina Anselmi.

Pietro Grasso – in quegli anni Presidente del Senato – ne evidenziò: «La linea di serietà, dirittura morale, adesione ai principi costitutivi della Repubblica e dell’antifascismo». Quindi ricordò che la Anselmi aveva dato un contributo fondamentale alla rinascita dell’Italia durante il dopoguerra e dopo aver partecipato attivamente alla Resistenza. Infine Laura Boldrini – Presidente della Camera nel 2016 – la definì «una madre della democrazia italiana».

Tina Anselmi: dagli studi alla lotta partigiana

Tina Anselmi nacque il 25 marzo 1927 a Castelfranco Veneto da genitori cattolici. Il padre lavorava come aiuto farmacista e, essendo un sostenitore del socialismo, fu perseguitato dai fascisti. La madre, oltre ad essere casalinga, gestiva una trattoria insieme alla nonna. La giovane Tina cominciò a studiare al ginnasio della sua città, prima di trasferirsi a Bassano del Grappa per frequentare l’istituto magistrale. In questo periodo si verificò un’agghiacciante vicenda che avrebbe cambiato per sempre la sua vita: il 26 settembre 1944 i nazifascisti obbligarono tutti gli studenti ad assistere all’impiccagione di 31 prigionieri per vendetta. Da quel momento, la Anselmi decise di prendere parte alla Resistenza.

Gabriella fu il suo nome di battaglia con il quale funse da staffetta per la brigata Cesare Battisti guidata da Gino Sartor, mentre in un secondo momento passò al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Sempre nel 1944, nel mese di dicembre si iscrisse alla Democrazia Cristiana e si affermò subito come esponente particolarmente attiva e concreta.

Tina Anselmi fece parte della Resistenza partigiana.

Terminata la Seconda guerra mondiale, Tina Anselmi poté conseguire la laurea in Lettere all’università Cattolica di Milano, per poi cominciare a lavorare come insegnante elementare. Intanto diede inizio al suo impegno sindacale con la Cgil e, a partire dalla fondazione nel 1950, collaborò con la Cisl. Fu nominata dirigente del sindacato dei tessili dal 1945 al 1948 e poi del sindacato degli insegnanti elementari dal 1948 al 1955.

Anselmi ministra durante il terzo Governo Andreotti

Sempre più stimata per il suo impegno politico, dal 1958 al 1964 Tina Anselmi fu la leader nazionale dei giovani della DC. A partire dal 1959 divenne uno dei componenti del consiglio nazionale dello Scudo Crociato, quindi nel 1968 ebbe inizio la sua lunga militanza da deputata che andò avanti fino al 1992. Fece parte delle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali. Lottò duramente per i diritti delle donne e della famiglia, infatti grazie a lei fu emanata per la prima volta la legge sulle pari opportunità.

Tina Anselmi: la storia della prima donna ministro in Italia

Dopo aver ottenuto per tre volte l’incarico quale sottosegretaria al ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, il 29 luglio 1976 Tina Anselmi scrisse la storia, diventando la prima donna nella storia della Repubblica ad essere nominata ministra: ottenne il dicastero del Lavoro e della previdenza nel periodo del terzo Governo Andreotti. Nelle legislature successive (quarto e quinto Governo Andreotti) fu anche ministra della Sanità e sostenne con vigore l’introduzione della riforma che sancì la nascita del Servizio Sanitario Nazionale.

Tina Anselmi divenne ministra durante il terzo Governo Andreotti.

Nel 1981 le fu affidato il delicato ruolo di presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, con i lavori che terminarono nel 1985. Il nome di Tina Anselmi negli anni è stato accostato più volte alla presidenza della Repubblica: nel 1992 la rivista Cuore ne caldeggiò la candidatura, infatti il gruppo parlamentare La Rete indicò proprio lei come nuovo Capo dello Stato durante le votazioni. Nel 2006, inoltre, dei blogger riproposero l’ex ministra al Colle, lanciando una sentita campagna mediatica tramite il blog Tina Anselmi al Quirinale.