Tifosi antisemiti fanno propaganda a una partita in Olanda

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Alcuni tifosi hanno inneggiato slogan antisemiti in vista della finale di Coppa d’Olanda tra Ajax Amsterdam e Vitesse. Dopo il deplorevole episodio, il rabbino capo in Olanda riunirà i funzionari religiosi olandesi per discutere il da farsi. L’episodio si inserisce in un clima di tensione tra ebrei e musulmani, manifestato dai disordini a Gerusalemme.

Cori antisemiti dei tifosi in Olanda?

Hamas, Hamas, ebrei al gas“. Alcuni tifosi del Vitesse hanno intonato slogan antisemiti poco prima dell’incontro con i lancieri dell’Amsterdamsche Football Club (Ajax). La squadra più temuta (e odiata) d’Olanda. Prima di postarli sui social, gli ultrà avevano registrato i loro cori sul John Frost. Il ponte storico di Arnhem nonché il simbolo della comunità ebraica. Il sindaco musulmano della cittadina olandese, Ahmed Marcouch, ha descritto il gruppo come degli “haters vigliacchi”. E ha aggiunto: “Hanno ferito l’anima dei cittadini di Arnhem e della nostra amata comunità ebraica, sullo stesso ponte dove abbiamo combattuto così duramente per la nostra libertà“. La struttura prende il nome dal generale John Dutton Frost, che comandava le forze britanniche contro i nazisti durante la battaglia di Arnhem del settembre 1944.

Il biasimo

Politici, gruppi di tifosi e organizzazioni ebraiche hanno denunciato l’episodio, mentre la polizia olandese ha avviato un’indagine. In proposito, il Central Jewish Board (CJO) ha chiesto un’azione legale. Oltre a esprimere “indignazione e sgomento per queste dichiarazioni antisemite dei sostenitori di Vitesse”. Nel frattempo, ha condannato l’episodio anche il Center for Information and Documentation Israel (CIDI), che ha definito i cori “nauseanti”.


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I commenti della squadra

Dal canto suo, il direttore sportivo del Vitesse, Pascal van Wijk, ha preso le distanze dall’incidente. Biasimando l’episodio, ha commentato: “È triste che una minoranza non sia riuscita a comportarsi bene“. E ha soggiunto: “Ci dissociamo dall’accaduto. E non solo noi come club. La stragrande maggioranza dei nostri tifosi che sono venuti alla partita e hanno mostrato la parte migliore della squadra concordano in pieno“. Purtroppo, non è la prima volta che i tifosi di Arnhem vengono sorpresi a inneggiare slogan antisemiti. Ad esempio, nel 2018 il club aveva interdetto l’accesso allo stadio a sei dei suoi sostenitori per aver intonato canti antisemiti durante una partita Vitesse-Ajax Eredivisie. Intanto, il rabbino capo Binyomin Jacobs e il sindaco incontreranno i tifosi del Vitesse. Un’iniziativa appoggiata dalla direzione della squadra calcistica.

Incontrare i tifosi antisemiti in Olanda?

Chiaramente i cori sono ripugnanti e disgustosi”, ha detto Jacobs. Il quale è anche il presidente del comitato per la lotta all’antisemitismo dell’Associazione ebraica europea. “Sono ignoranti e un duplice attacco agli ebrei: a Israele e all’Olocausto“, ha spiegato. Appena successo il fatto, il rabbino capo aveva avvisato il primo cittadino, Ahmed Marchouch. “La reazione naturale è condannare nei termini più forti possibili. Noi, ovviamente, lo facciamo“, ha riferito il rabbino capo. “Ma questo da solo non basta“, ha soggiunto. Sia Jacobs che il sindaco hanno convenuto che una condanna non sarebbe stata sufficiente. Da cui la richiesta di un confronto. A tal proposito, Marchouch ha contattato la direzione della squadra per avviare la discussione, che si terrà al municipio.

La dichiarazione

Jacobs ha spiegato: “Dobbiamo essere costruttivi, dobbiamo impegnarci, dobbiamo educare in modo che coloro che cantano ciò che pensano siano linee usa e getta nello spirito della rivalità“. E ancora. “Siano pienamente consapevoli di il peso delle loro parole, del danno e del dolore che provocano“. Infine, il rabbino capo ha concluso: “Il sindaco e io, un ebreo e un musulmano siamo pienamente consapevoli dei pericoli di pregiudizi ignoranti“. Eppure, il rabbino capo è consapevole del fatto che una semplice condanna non farebbe altro che radicare atteggiamenti distruttivi. Come il noi contro loro. Pertanto, Jacobs ritiene che “Questo non fa l’interesse di nessuno“. Piuttosto, “La nostra riunione al municipio per la quale ringrazio il sindaco di averla organizzata, sarà uno scambio di opinioni franco, anche se immaginiamo difficile“. “Ma assolutamente necessario“.


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Uno specchio dei problemi

L’episodio s’innesta in un clima di tensione tra ebrei e musulmani. Nonostante Jacobs e Marchouch rappresentino l’esempio vivente di come il rispetto e il dialogo siano le fondamenta per la pace, a Gerusalemme i cittadini stanno sperimentando cosa significhi l’intolleranza. Nei giorni scorsi, gruppi di ebrei estremisti e rivoltosi musulmani si sono scontrati nella Città Vecchia. Decine di persone sono rimaste ferite e quasi altrettante arrestate dalla polizia. Secondo alcuni media israeliani, gruppi come Fatah e Hamas stanno alimentando i disordini per avvantaggiare la loro propaganda. Oltre che per distrarre l’opinione pubblica dai problemi interni in prossimità delle consultazioni elettorali palestinesi. Come avverte il Jerusalem Post, le fazioni palestinesi stanno già gareggiando per il titolo di miglior “difensore di Gerusalemme e della Moschea di al-Aqsa”. Il tutto contro “gli sforzi israeliani di giudaizzare” la città, alterandone lo status quo.

La situazione a Gerusalemme

La recente escalation era divampata il 12 aprile scorso, nel giorno di inizio del mese sacro dell’Islam. In passato, era già accaduto che si verificassero scontri durante il Ramadan, nel quale migliaia di fedeli raggiungono i luoghi sacri per la preghiera. Quest’anno la situazione è degenerata dopo che le forze di occupazione israeliane hanno predisposto delle barriere per limitare l’accesso alle Moschee ai fedeli. Tutto questo come parte delle misure restrittive imposte per la pandemia. Ogni notte dal venerdì santo, gli attivisti lanciano pietre, bottiglie e petardi in segno di protesta contro le misure delle forze di occupazione, che ritengono oppressive e illegittime. Tra cui il divieto di radunarsi sulle scale della Porta di Damasco, come tradizione.


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Cosa celano gli scontri?

Ma era ovvio fin dal primo giorno che gli scontri miravano a raggiungere altri obiettivi. D’altronde, i disordini avrebbero svantaggiato anche i fedeli. Non solo perché avrebbero impedito loro di godersi i festeggiamenti del Ramadan. Ma soprattutto perché avrebbero ostacolato l’accesso alle Moschee per svolgere i riti religiosi. In questo contesto, Hamas ha esortato la popolazione palestinese a ribellarsi contro le forze di occupazione israeliane, che stanno controllando Gerusalemme Est senza titolo. Nei giorni scorsi, il gruppo terroristico ha lanciato una quarantina di razzi che dalla Striscia di Gaza hanno colpito il Sud di Israele. Senza provocare vittime.

Tifosi antisemiti in Olanda non sono il problema

A ben vedere, questi attacchi missilistici hanno l’obiettivo di recuperare credito nei confronti dell’opinione pubblica palestinese, suggerendo che Hamas sia impegnato nella “battaglia” per riconquistare Gerusalemme. Per di più, tra meno di un mese si terranno le elezioni parlamentari e presidenziali dell’Autorità palestinese. Previste, rispettivamente, per il 22 maggio e il 31 luglio. Il che avvalora il fatto che i disordini nella Città Vecchia nascondano un chiaro intento politico. Del resto, Hamas ha trasformato la “questione Gerusalemme” nel tema principale della sua campagna, nominando la sua lista elettorale “Gerusalemme è il nostro destino”. In un chiaro messaggio agli elettori, i funzionari di Hamas intendono dimostrare che la strategia della “resistenza” contro Israele sia il modo migliore per “liberare” la città.


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