“Ti racconto la disabilità” è un’iniziativa che è stata fortemente voluta e organizzata da “Gli Occhi di Mafalda” (un Associazione che fin dalla sua nascita ha sempre cercato di promuovere un percorso culturale mediante l’organizzazione di eventi che hanno la prerogativa di porre al centro La Persona).

L’idea è stata quella di facilitare il dialogo e le relazioni, eliminando l’idea di separazione tra “il noi e loro”, perché in fondo tutti abbiamo delle non abilità

La caratteristica principale di “Ti racconto la disabilità” è quella di essersi articolata sui racconti di coloro che, avendo delle disabilità, questa realtà la vivono sulla propria pelle, valorizzandone soprattutto i punti di vista differenti dei suoi protagonisti.

Questo evento è stato inoltre patrocinato dal Comune di Bollate, che nella seconda parte della mattinata, attraverso i propri assessori ha illustrato ciò che l’Amministrazione ha messo in atto per abbattere le barriere culturali e architettoniche.

Tutti gli interventi, susseguitisi uno dopo l’altro, sono stati moderati da Claudia Lecchi (socia dell’Associazione promotrice dell’evento) che ha aperto l’incontro partendo dalle definizioni di disabilità e normalità facendo dei brevissimi cenni storici sull’evoluzione sociale, medica ed educativa a tale riguardo. Un concetto questo, ripreso e approfondito in seguito dagli altri relatori: Marco Rasconi (Presidente nazionale della UILDM – Unione Lotta alla Distrofia Muscolare), Michela Grande (Presidente della sezione UILDM di Bareggio MI) e Andrea De Chiara (relatore sul tema Disabilità & Amore e articolista per diverse testate web su temi sempre riguardanti la disabilità).

Secondo Claudia, il primo passo per abbattere ogni forma di pregiudizio nei confronti di chi ha una disabilità, è quello di pensare che una persona ha semplicemente delle difficoltà in più rispetto ad altre persone, delle quali tener conto. Sicuramente per chi ha una disabilità la fatica è amplificata, ma si tratta pur sempre del medesimo principio. Sempre Claudia ha dichiarato con fermezza: ”per creare una società pronta ad accogliere le persone disabili bisogna innanzitutto smantellare le barriere mentali, perché di conseguenza saranno abbattute anche quelle fisiche/architettoniche”.

È della stessa opinione anche Michela Grande la quale ha aggiunto: ”Credo che il tema della disabilità debba toccare tutti, perché non bisogna dare nulla per scontato; le persone che oggi scoppiano di salute un domani per colpa del destino potrebbero non esserlo più: basti pensare al normale processo di invecchiamento, che via via logora mente e corpo, o alle mamme con il passeggino che devono muoversi in città non accessibili al transito su quattro ruote. Questa situazione problematica potrebbe cambiare se per esempio, si incominciasse a prestare maggior attenzione ai bisogni degli altri invece che pensare solo ai propri“.

Se Michela Grande sostiene che per cambiare la nostra società è necessario agire pensando al benessere comune, secondo Marco Rasconi “diffondere nella nostra società il valore dell’equità può fare realmente la differenza; applicare, per esempio, le norme in materia di disabilita rappresenterebbe un buon punto di partenza: oggigiorno ci sono tutti gli strumenti legislativi affinché le persone con disabilità possano far parte attivamente della comunità in cui vivono, tuttavia questi ultimi vengono scarsamente messi in atto; questo succede perché si sottovalutano i benefici generali che se ne possono ricavare a livello sociale. Di fatto queste norme non vengono applicate perché rappresentano un obbligo, ma se coloro che avrebbero il compito di attuarle comprendessero nel profondo tutte le difficoltà a cui deve andare incontro una persona disabile nel suo quotidiano, l’atteggiamento di molti in merito a questo problema sarebbe diverso. Per questi motivi, iniziative come: ”Ti racconto la disabilità” servono per raccontarsi a 360° e per diffondere una maggiore conoscenza sulle difficoltà che la disabilità comporta. Sicché in futuro l’attuazione di particolari accorgimenti a vantaggio delle persone con disabilità rappresenti la norma socialmente condivisa“.

Infine Andrea De Chiara, seguendo il filone degli interventi precedenti ha affrontato un tema tabù: “la disabilità come ostacolo alle relazioni tra generi” (nonché titolo della sua tesi di laurea), Quest’ultimo ha fatto riferimento ai pregiudizi, indotti dalla società in cui viviamo, che limitano fortemente la sfera libido-affettiva delle persone con disabilità, dove anche in questo contesto il problema delle barriere culturali e architettoniche gioca un ruolo determinante in negativo. Detto questo, è interessante notare che nonostante le testimonianze  dei relatori siano a tratti molto simili, allo stesso tempo, si denotano tra loro molte differenze nella modalità di esprimere, concepire e di vivere la propria esperienza di vita; ed è proprio questo aspetto che deve essere maggiormente valorizzato, perché la disabilità è una condizione che vive la persona, non la persona stessa che è uguale ai cosiddetti “normodotati e come loro si relaziona e vive utilizzando le proprie risorse e le proprie abilità come fanno tutti.

Condividi e seguici nei social

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here