Ti prendo e ti porto via ~Recensione

Ci sono infinite modalità di scrittura, l'espressione può percorrere il canale del sentimento, dell'udito o addirittura del tatto. Lo stile cinematografico di Ammaniti ci accompagna in un viaggio visionario che trova come limite solo l'immaginazione di chi lo vive.

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Graziano biglia in ti prendo e ti porto via

Anno 1999. Due storie a tema romano s’intrecciano e confluiscono nel racconto di Pietro, il vero protagonista, un bambino di dodici anni docile e timido che viene spinto a compiere atti illeciti dalla banda capitanata da Pierini, il ragazzotto che pur avendo qualche anno in più di Pietro sembra aver già deciso il suo destino. Tutto ha inizio nel giorno fatidico in cui vengono affissi i risultati scolastici e Pietro, l’unico ad essersi beccato la bocciatura, pur non avendola meritata, ne rimane profondamente deluso. Sotto la mente sicura di Gloria si convince di dover agire e i due produrranno un piano che si rivelerà un totale disastro.

Al secondo strato troviamo Graziano, uomo piacente sulla quarantina con un bel sex-appeal, vagabondo per natura e quasi sempre fuori posto: un animo libero e affamato di continue emozioni, reduce dai viaggi in Giamaica e da tournée a zonzo per il mondo. Quando durante una notte di pazzie sulla riviera romagnola si materializza la donna dei suoi sogni, Erica la gatta cubista dagli occhi verdi e dal culo a mandolino, il mondo dell’uomo si cristallizza e Graziano viene a dir poco stregato. Tuttavia, la relazione non trova spazio per evolversi e rimane incastonata tra due mondi distanti anni luce vista la natura subdola di Erica, pronta a tutto pur di sfondare in televisione. La bella infatti tira un bel calcio a Graziano non appena le si presenta l’opportunità di carriera.

Ma risaliamo un po’: Pietro figlio di una madre che vive costantemente nella paura e di un padre molesto e annientato dalle proprie ragioni, è un bambino pacato e rispettoso e per nulla al mondo farebbe un torto a qualcuno. La sera prima dell’interrogazione di scienze si trova catapultato in un incubo reale, lui stesso è protagonista (sebbene più o meno costretto) insieme a Ronca, Bacci e Pierini di una scorribanda all’interno della scuola. Non citerò tutti gli altri protagonisti secondari poiché credo che chiunque voglia leggere il libro si meriti di scoprire il pezzo forte della storia e perché credo che anche qualche goccia di mistero sia la chiave giusta per invogliare a ricordare coloro che l’hanno già letto.

Le vite e le emozioni dei personaggi si avviluppano e si evolvono dando vita ad un qualcosa di estremamente realistico, emerge l’essenza di ciascuno di essi e grazie alla concretezza con cui vengono descritti riescono a figurarsi. Mentre Pietro viene costantemente messo alla prova dalla manipolazione dei tre compagni burrascosi, Graziano è quel tipo di personaggio che precede il corso degli eventi, lo cavalca noncurante di ciò che lo attende in futuro. Dotato di una sicurezza arrogante, spesso è proprio lui a voler finire nei guai e ne risulta perciò una figura predominante e spesso manipolatrice.

Prendiamo per esempio l’appuntamento con Flora: l’uomo non ha saputo resistere all’idea di apparire di fronte agli amici come un lupo solitario scaricato dalla donna che più desiderava e per supplire al disagio decide di portare lei, la professoressa di Ischiano Scalo, con l’obiettivo di farlo la sera stessa. La donna in questione non ha bisogno di fronzoli e giostrine per la testa, la madre malata le riserba una cura minuziosa e non si sognerebbe mai di uscire con un individuo come Graziano, data la sua natura pacata e ubbidiente. Nel corso della serata Graziano le sperimenta tutte, giochi di parole, racconti di vita.. insomma la stesura di un curriculum inizia ad apparire una scusa evidente. L’odore di zolfo si fa sempre più lontano e quando sente di essere vicino a rimanere a bocca asciutta esordisce con le maniere forti. Le scioglie nel whisky una bella pasticca e Flora dopo un breve periodo di controllo perde lucidità e si lascia trasportare dalle tentazioni dell’uomo.

Il libro si insinua negli animi dei personaggi mettendo in luce le contrapposizioni tipiche del genere umano perché i protagonisti sono persone come noi. Infatti le caratteristiche che troviamo in Graziano o in un ragazzino come Pietro sono le stesse che potremmo riscontrare in un amico o in un familiare. Il paesino di Ischiano Scalo prende forma e tutto sembra animato di “una vita propria”. Ammaniti pone in rilievo il carattere dei personaggi, ne descrive le reazioni e i pensieri così da non ottenere alcuna discrepanza in ciò che risulta scritto e in quello che io lettore, immagino. Ho avuto la sensazione di essere lì ad osservare ciò che accadeva senza naturalmente essere vista.

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