Testimoni di Geova: Tribunale legittima il rapporto con ex membri

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Testimoni di Geova:

Alcuni singoli ex testimoni di Geova, hanno denunciato pubblicamente l’ostracismo che secondo loro avrebbero subito in seguito all’abbandono della religione. In particolatre il fatto che gli ex compagni di fede limitano i contatti con loro da quando non sono più Testimoni di Geova. Per questo motivo alcuni hanno nel tempo intentato cause, come ad esempio il Sig. G.L.

Cosa lamentava il denunciante?

Il signor G.L., ex testimone di Geova, aveva intentato una causa contro l’ente giuridico della confessione lamentando che la scelta degli ex compagni di fede di limitare i contatti sociali con lui da quando aveva lasciato la religione fosse discriminatoria e lesiva della sua persona e gli avrebbe arrecato anche un danno di natura economica. Per questi motivi chiedeva un risarcimento alla confessione religiosa.

Quale è stata la risposta del Tribunale?

Il Tribunale ha ritenuto invece che le condotte dei fedeli fossero del tutto legittime, osservando che la decisione dei singoli fedeli di avere o non avere rapporti sociali con un individuo, anche motivata da un credo diverso, non può essere considerata lesiva dell’identità personale dell’individuo o dei suoi diritti fondamentali. Pertanto né la confessione né i suoi organi locali possono essere ritenuti responsabili di indurre i fedeli al cosiddetto “ostracismo” come invece sostenuto dall’ex fedele. I giudici hanno inoltre riconosciuto alla confessione religiosa il diritto di informare la propria comunità di fedeli se un membro cessa di farne parte.

La sentenza ” Non possono considerarsi illegittime né antigiuridiche”

Nella sentenza, ora resa pubblica, si legge: “Le condotte oggetto di censura, siccome poste in essere da soggetti capaci di intendere e volere […] non possono considerarsi illegittime né antigiuridiche, non essendo violative di alcuna norma di legge, né essendo previsto da alcuna disposizione normativa l’obbligo di conformarsi ad una condotta differente rispetto a quella stigmatizzata dall’attore”.

la Suprema Corte di Cassazione

La decisione del Tribunale di Roma segue l’indirizzo giurisprudenziale già indicato dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 9561/2017, relativa a un caso simile che fu seguito dal prof. Pietro Rescigno insieme al prof. Andrea Barenghi e al compianto prof. Tucci.

Rescigno e Barenghi

Rescigno e Barenghi commentano la sentenza: “La decisione del Tribunale di Roma conferma la ricostruzione offerta dalla Corte di Cassazione (sentenza 9561/2017) in merito ai problemi della dissociazione e della c.d. induzione all’ostracismo (nelle ipotesi di cessazione del vincolo), con corretto inquadramento nel sistema”.

E ancora

“In definitiva, entrambe le decisioni si collocano nel quadro della tutela dei diritti fondamentali dell’individuo, come singolo e nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità, e della libertà associativa e religiosa. Si tratta di princìpi rivolti ad assicurare autonomia anche ai corpi intermedi rispetto alle ingerenze esterne e ad affermare il pluralismo sociale (nel caso particolare, religioso) che costituisce principio basilare dell’ordinamento e garanzia di libertà”. (Ansa)

Considerazioni-“Non è ostracismo”

Ovviamente, non è la prima volta che i tribunali si schierano dalla parte dei Testimoni di Geova, annullando completamente l’accusa di discriminazuione, questo accadde anche a Bari nel 2013. Ma la risposta è sempre la stessa ” Non è ostracismo”. La sentenza di Roma offre dunque una risposta giuridica alle accuse talvolta sollevate da ex fedeli e gruppi “anti-sette” per destare allarme verso il fenomeno del cosiddetto “ostracismo”. E interssante inoltre, quello che viene detto nel sito ufficiale dei Testimoni: JW.ORG. Viene ribadito che anche quando qualcuno viene espulso, può frequentare regolarmente, se vuole, le funzioni religiose e ricevere aiuto.