Tesla sotto accusa in Cina per aver impiegato parti difettose

I media asiatici puntano il dito contro la casa americana per la bassa qualità della produzione e lo sfruttamento della manodopera

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La Tesla Motors finisce sotto accusa in Cina. Secondo quanto riportato da diversi media locali, in quella fabbrica le Model 3 e le Model Y assemblate impiegherebbero parti difettose. Si tratterebbe, secondo loro, di una scelta ponderata del costruttore, al fine di aumentare al massimo la produzione. Inoltre, la Gigafactory è sotto la lente d’ingrandimento per imporre agli operai turni massacranti.

La Tesla respinge al mittente tutte le accusa, e minaccia azioni legali.

Perché Tesla è sotto accusa in Cina?

Da pochi mesi, la Tesla Motors ha inaugurato la sua nuova Gigafactory nei pressi di Shanghai. L’obiettivo dichiarato è quello di primeggiare nel più importante mercato per le auto elettriche, attraverso una linea di produzione dedicata. Ma a quanto pare, l’ambizioso progetto di Elon Musk non è esente da pecche.

Secondo un importante media locale, la Gigafactory non sarebbe in grado di soddisfare l’elevata richiesta di modelli elettrici come Model Y e Model 3, che nel paese sono di successo. Così la casa avrebbe deciso di aumentare la produzione il più possibile, anche a costo di sacrificare il controllo qualità. Risultato: le parti che risultavano difettose venivano comunque approvate, ed impiegate nell’assemblaggio.

Ma le “malefatte” di Tesla nel paese asiatico non sarebbero finite qui. Infatti, i media del luogo riportano anche notizie di sfruttamento dei dipendenti della Gugafactory. Sempre per soddisfare una domanda in crescita, gli operai devono sopportare turni di lavoro massacranti, ore ed ore di assemblaggio in condizioni spesso precarie. Si trattano di accuse pesanti, che danneggiano seriamente la reputazione della casa californiana.

Tesla respinge ma non dimostra

Naturalmente, la Tesla Motors non ci sta a rimanere sotto accusa. Tramite il rappresentante in Cina, Grace Tao, il costruttore californiano respinge al mittente ogni accusa, ma non mostra le prove della sua innocenza. E’ probabile che la casa decida d’intraprendere comunque un’azione legale nei confronti dei suoi accusatori.

Non è la prima volta che Tesla finisce sulla graticola. Negli USA sono partite da più parti accuse di aver gonfiato i dati delle vendite, anche se non sono mai state dimostrate. Nel 2010 la casa perse due volte in sede legale contro la BBC, dopo che Jeremy Clarkson aveva dimostrato nel corso della trasmissione “Top Gear” quanto fossero fasulli i dati di autonomia e di tutela ambientale della prima generazione della Roadster.

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