La terza ondata di femminismo: verso il futuro

La terza ondata femminismo getta la base per degli ideali più odierni

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Durante queste settimane abbiamo parlato di femminismo, descrivendolo nei suoi particolari e soprattutto nelle sue varie ondate; oggi arriviamo alla terza ondata di femminismo.
Ci siamo ormai lasciati alle spalle il femminismo della prima ondata e quello della seconda. O meglio, abbiamo compreso di cosa trattano questi due movimenti storici.

Quel “lasciati alle spalle”, non può di certo essere sinonimo di “gettati nel dimenticatoio”. Niente affatto. Se le donne non avessero cominciato a mobilitarsi già tempo addietro, la situazione femminile odierna sarebbe a dir poco disastrosa.

Terza ondata di femminismo: fin dal principio

La seconda ondata di femminismo aveva già tirato in ballo tematiche delicate e, per quell’epoca, rivoluzionarie. Aveva riconosciuto che non bastava la libertà legale per potersi definire esseri umani liberi. La figura della donna era ancora troppo strumentalizzata. Le femministe rivendicavano i diritti sui loro corpi, sul loro intelletto e le loro capacità.

Donna terza ondata di femminismo

All’alba degli anni novanta, vi era ancora nell’aria un sospetto: quello che la seconda ondata di femminismo non fosse mai veramente terminata. Se infatti il confine tra la prima e la seconda è piuttosto netto, non si può affermare lo stesso degli anni a venire. La prima ondata di femminismo, come abbiamo ricordato prima, aveva combattuto principalmente per riconoscere la donna dal punto di vista legale. Era nata con le Suffragette, che rivendicavano il diritto di voto da parte delle donne e si era profilata in un dibattito che metteva al centro la donna desiderosa di emanciparsi.


Una volta ottenuti determinati risultati, il movimento femminista riconosce di avere altre priorità. Da qui, comincia a delinearsi la seconda ondata di femminismo, la quale porta avanti battaglie e ideali decisamente differenti dalla precedente.

Dunque, perché non possiamo dire lo stesso della seconda ondata? Beh, purtroppo perché non tutti gli obiettivi prefissati erano stati raggiunti.
Ricordiamoci che una delle battaglie principali della seconda ondata di femminismo era quella di combattere la violenza sulle donne. Purtroppo, come ben sappiamo, questa è ancora oggi una lotta aperta.

Negli anni settanta vedettero la luce i primi centri d’assistenza per le donne, quelli che adesso chiamiamo comunemente centri antiviolenza. La loro nascita segnò l’inizio di una sorta di sorellanza fra le donne. Si cominciò a comprendere che per ottenere una vittoria bisognava unirsi, darsi una mano le une con le altre.

E non finisce qui. Alcune battaglie erano appena cominciate, e sembrava impossibile vederne una fine. La strumentalizzazione del corpo femminile e la sua oggetificazione parevano prendere sempre più piede all’interno della società.

La nascita del femminismo intersezionale

Un dettaglio, però, era venuto a galla. Fino all’inizio degli anni novanta, il femminismo era sempre stato visto come un movimento di nicchia. Le donne combattevano per le donne, insieme alle donne. E non solo. Si trattava comunemente di donne bianche, eterosessuali, in buona salute e solitamente benestanti.

Sia chiaro: molte di esse erano spesso vittime di violenze, imprigionate in situazioni orribili e dalle quali era ben difficile scappare. Perciò, avevano naturalmente tutte le ragioni del mondo per fare sentire la loro voce.

Protesta terza ondata di femminismo

Una nuova presa di coscienza cominciava, però, a fare capolino: per vincere le proprie battaglie vi era bisogno d’inclusione. Anche perché, l’intento generale del femminismo era l’ottenimento dei diritti umani. E quest’ultimi devono essere di tutti, non solo di determinate categorie.

L’inclusione della terza ondata di femminismo comprende le persone facenti parte della comunità LGBTQ+, le donne nere, i disabili, gli individui transgender e transessuali e molte altre minoranze.
Da lì a poco, anche numerosi uomini si uniranno al movimento.

Giù le mani dal corpo

Lo abbiamo già detto. Nonostante il  secondo movimento femminista avesse lottato con le unghie e con i denti per difendere il corpo femminile da stereotipi, giudizi e strumentalizzazioni, la battaglia era solo all’inizio.

Erano i numeri a parlare chiaro: negli anni novanta, si era riscontrata un incremento del numero di suicidi da parte del genere femminile. A prescindere dai motivi personali, si era trovato un grande fattore comune per tutte le donne. Mentre quella dell’uomo è sempre stata vista come una figura più libera di esprimersi, da tutti i punti di vista, non si può dire lo stesso di quella della donna.

Le femmine sono sempre state tenute a rispettare alcuni criteri: corpo snello e sodo, capelli impeccabile, viso truccato a puntino e chi più ne ha più ne metta. Molte donne non reggevano questa pressione sociale, e la loro salute psicofisica ne risentiva pesantemente.

salute mentale terza ondata di femminismo

Non a caso, la terza ondata di femminismo punta anche a questo: a fermare la strumentalizzazione del corpo femminile. Le donne devono essere viste come esseri umani con pari diritti, dignità e doveri rispetto all’uomo. Non sono tenute ad assecondare la mentalità della società.

L’indipendenza dalla figura maschile

Nonostante i passi da gigante che si stavano compiendo in quegli anni, dobbiamo ammettere una cosa: la visione del mondo era ancora decisamente binaria. Da una parte vi erano le donne e dall’altra gli uomini.
Certo, gli stereotipi si stavano a poco a poco dissolvendo.

Non si era però ancora abbandonata la mentalità dei ruoli di genere. Le donne potevano già fare carriera, ma non era comunque ben viste in determinate posizioni lavorative.

Gli uomini stavano cominciando a prendersi più cura della prole a livello affettivo; ma l’amore di un padre non era comunque visto come comparabile a quello di una madre.

Per di più, c’era un ulteriore tabù da sconfiggere: non era concepibile che una donna trascorresse la propria vita indipendentemente da un uomo. Vale a dire: le donne possono votare, lavorare, portare i pantaloni. Sono però tenute a sposarsi e possibilmente a diventare madri.

Non che questo fosse un obbligo, come invece lo è stato per molto tempo addietro. D’altro canto, una donna al di fuori della coppia eterosessuale, non era sempre ben vista.
Ecco, la terza ondata di femminismo vuole sfatare questo mito, e lanciare un messaggio ben preciso: le donne possono stare in piedi anche da sole.

La terza ondata di femminismo sceglie un nuovo mezzo di comunicazione

A dire il vero, l’aggettivo “nuovo” non è del tutto corretto. Mi spiego meglio: la terza ondata di femminismo non porta avanti le proprie battaglie attraverso manifestazioni in piazza e rivolte pacifiche. Essa sceglie di farlo anche attraverso il mondo dello spettacolo.

Da qui, possiamo comprendere la prima frase di questo paragrafo: l’arte è da sempre un mezzo di comunicazione estremamente potente. Il suo utilizzo risale a tempi ben più remoti. Ecco perché non possiamo considerare quest’azione un innovazione assoluta.

La rivoluzione sta principalmente in due fattori: i soggetti e la diffusione. Negli anni novanta, a comunicare sono spesso le donne in prima persona. Esse cominciano a rivestire ruoli che per tanto tempo sono stati riservati ai maschi. Un esempio? Le rockstar. Indossare pantaloni di pelle e spaccare una chitarra elettrica su un palco, non era di certo simbolo di femminilità.
A combattere questo stereotipo, durante terza ondata di femminismo nascono le famose Riot Grrrl.


Già il nome ci può suggerisce e lo spirito del genere: il termine “Grrrl” è infatti un ibrido fra il lemma inglese“girl”, “ragazza”, e “grrr” come ringhio. Lo stile Riot Grrl comprende alcune rock e punk band di genere femminile. Tra questi spiccano le Bikini Kill. Attraverso i loro testi graffianti, il gruppo musicale portano avanti gli ideali della terza ondata di femminismo.

Esse non si esentano da parlare di violenza domestica, stupro, strumentalizzazione del corpo femminile e quant’altro.
A dare una visione a volte più soft ma parecchio chiara della società dell’epoca, erano il cinema e la televisione.

sitcom terza ondata di femminismo

Gli anni novanta, non mancano le serie televisive che raccontano di donne sempre più emancipate e distaccate dagli stereotipi di massa.
In prima linea troviamo “Friends”. Con le sue protagoniste femminili, Phoebe, Rachel e Monica, Friends mostra l’evoluzione della società americana dal 1994 ai primi anni del duemila.

Seguono poi altre serie televisive più recenti, quali “Una mamma per amica” e “Sex and the city”.
Sono tutte sitcom dagli episodi brevi e dalle trame intriganti, che se guardate con occhio critico possono raccontarci molto del nostro passato.

Come abbiamo visto, la terza ondata di femminismo è decisamente differente dalla prima e dalla seconda.
Essa è nettamente più vicina ai giorni nostri.
Questo perché, è grazie al suo prezioso contributo che si è riusciti a navigare fino alla quarta ondata.

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