Terapia personalizzata per il Parkinson: da utopia a realtà

Una nuova scoperta

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“Non siamo ancorati al suolo come una vite o un albero, non facciamo parte di una trama di terra. L’umanità ha le gambe per poter viaggiare”. Queste parole di Roman Payne, descrivono un aspetto fondamentale dell’animo umano. Il desiderio della scoperta. La voglia di esplorare, di toccare con mano la vita ed assaporarla in tutte le sue possibili sfumature. Quando poi si tratta di scovare i segreti di questo cammino di cui facciamo parte, ecco che l’uomo è capace di trasformarsi nell’esploratore più all’avanguardia della storia. Ciò non vale solo per viaggiare per il mondo. Anche noi siamo mistero. Il nostro organismo e la nostra mente, sono colmi di segreti ancora inesplorati. Facendo riferimento a una patologia, tutto diventa ancora più complesso. A tal proposito, è stata da poco effettuata una nuova scoperta: una terapia personalizzata per il Parkinson.

Terapia personalizzata per il Parkinson: di che cosa si tratta?

Nell’immaginario comune, quando si pensa al morbo di Parkinson, ciò che riaffiora subito alla mente è il tremore alle mani. Non a caso, una delle conseguenze di questa malattia, è la morte dei neuroni dopaminergici. Questa, causa una deprivazione della dopamina, il neurotrasmettitore che consente il controllo dei movimenti. Ecco perché, uno studio dell’Istituto di biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, dall’ospedale universitario di Würzburg in Germania e dall’Ateneo di Genova pubblicato su Brain Stimulation, ha individuato un segnale neurale specifico in grado di capire quando i pazienti affetti da Parkinson iniziano a camminare o si fermano. La scoperta, si è rivelata particolarmente importante. Questo perché, ad oggi, la terapia più efficace finalizzata a combattere i sintomi motori della patologia, in individui in stadio avanzato, è la Stimolazione Celebrale Profonda (Deep Brain Stimulation).

Questa tecnica, si basa sulle stimolazioni elettriche in determinate zone del cervello, e riesce ad eliminare alcuni sintomi, come il tremore delle mani a riposo. Esistono metodi per rendere la terapia più efficace e diminuire gli annessi effetti collaterali. Tuttavia, tutto ciò richiede una conoscenza approfondita del paziente. <<Come quando si fanno lunghi viaggi in macchina e per continuare a seguire la stessa radio dobbiamo cambiare di frequenza. Lo stesso avviene in un paziente di Parkinson: quando si mette a camminare, un certo ritmo nell’attività del suo cervello si sposta di frequenza. Questo accade proprio nelle aree in cui ha origine la malattia e in cui noi applichiamo la terapia>> Spiega Alberto Mazzoni, esperto della patologia e della Stimolazione Celebrale Profonda.

Speranze e sviluppi futuri

<<E’ una scoperta molto importante, sia perché il cervello di solito opera cambiando l’ampiezza dei suoi ritmi piuttosto che le sue frequenze, sia perché i ricercatori hanno sviluppato una nuova tecnica matematica, basata sulla teoria dell’informazione, che consente di individuare immediatamente questo cambio di frequenza: grazie a questo segnale, si potrà in futuro modulare la stimolazione cerebrale profonda per focalizzarla sui disturbi del Parkinson associati al cammino. Quello che vogliamo, è creare una terapia flessibile, in grado di capire lo stato e le necessità del paziente, e di adattarsi a queste>> Conclude Mazzoni. Dunque, la vera rivoluzione di questa scoperta, sta nel non far coincidere la persona con la malattia.

Nel momento in cui una data patologia ci colpisce, si tende a identificarsi con questa. La malattia s’impadronisce del corpo giorno dopo giorno. Man mano che il tempo scorre, i suoi segni si rendono sempre più evidenti. E con questi, emergono anche i limiti che ci vengono imposti. Accade dunque che ci si adatta. S’impara a convivere con quel disagio. Ci si spoglia della propria normalità, e ci si riveste con abiti nuovi. Tanto stretti, ma in qualche modo comunque adatti. Ciò che questa ricerca intende fare, è cucire su misura i vestiti della patologia. In modo che questi, assomiglino il più possibile a quel vestito che usiamo mettere con spensieratezza e serenità.

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