Rapporti tesi nel Governo per presunte ingerenze di Matteo Salvini, il quale si starebbe rendendo protagonista di una serie di interventi che non sarebbero di competenza di un ministro dell’Interno. In particolare, stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, sarebbe la ministra della Difesa Elisabetta Trenta a non gradire particolarmente le presunte “intromissioni” del leader della Lega in questioni che non rientrerebbero prettamente nei compiti del Viminale.

La tensione sarebbe salita alle stelle soprattutto in queste ultime ore, quando pare che Elisabetta Trenta e le forze armate abbiano protestato per un ordine diramato da Matteo Salvini, il quale ha informato l’esercito di non consentire l’accesso nei porti italiani alle navi delle ONG che trasportano a bordo i migranti in fuga dalla Libia. Ancora una volta, dunque, sul tema dell’immigrazione il governo rischia di dividersi profondamente, infatti proprio nell’ultima settimana sono stati diversi gli esponenti del Movimento 5 Stelle a rilasciare delle dichiarazioni in cui hanno preso le distanze dalle misure fin qui adottate dal ministro dell’Interno.

La presunta querelle Trenta-Salvini sarebbe scoppiata quando ai vertici dell’esercito italiano è giunta una direttiva ministeriale firmata dal titolare del Viminale, già diramata a polizia, carabinieri e guardia di finanza, nella quale, dopo una serie di accuse alle ONG di rappresentare un “fattore di attrazione” per i migranti, si ordinava di vigilare attentamente sulla Mare Jonio della ONG Mediterranea, affinché rispetti le norme nazionali e internazionali per quanto concerne le operazioni di soccorso in mare, ed eventuali indicazioni provenienti dalle istituzioni italiane. L’imbarcazione, infatti, proprio pochi giorni fa è ripartita da Lampedusa verso le coste della Libia, dunque non si esclude che prossimamente possa fare rotta nuovamente verso l’Italia dopo aver salvato cittadini libici in fuga dalla guerra che imperversa nel Paese nordafricano.

La ministra della Difesa Trenta contrariata dalle ingerenze di Salvini.

Il documento sottoscritto da Matteo Salvini che, di fatto, contiene un preciso ordine rivolto allo Stato maggiore della difesa, alla Marina e alla Guardia Costiera, non sarebbe affatto piaciuto agli alti ufficiali dell’esercito, alcuni dei quali hanno rilasciato delle dichiarazioni all’AdnKronos, in cui la direttiva è stata duramente etichettata come “una vera e propria ingerenza senza precedenti nella recente storia della Repubblica”. Inoltre è stato chiarito che la misura introdotta dal ministro dell’Interno non terrebbe conto di alcun protocollo né dei principi vigenti nell’ordinamento italiano, esercitando una sorta di “pressione impropria” nei confronti dei militari.

Nel corso del pomeriggio di ieri, 17 aprile, pare che il capo di Stato maggiore della difesa, Enzo Vecciarelli, abbia avuto un confronto telefonico con la ministra Trenta per metterla al corrente dell’accaduto e per riportarle del nervosismo serpeggiante tra i militari. La responsabile della Difesa non avrebbe preso affatto bene la vicenda e anche questa volta avrebbe manifestato il suo dissenso verso le ingerenze di Salvini in questioni che non sarebbero di sua competenza, come del resto è già accaduto qualche settimana fa.

Dopo aver appreso del malumore di Palazzo Baracchini, il vicepremier della Lega ha risposto dicendo di non avere tempo per impelagarsi in inutili polemiche, chiedendo che gli venga fatto il nome di un militare che avrebbe realmente protestato dopo aver letto la sua direttiva. La Lega si è stretta intorno al suo leader, pubblicando una nota ufficiale nella quale ha ricordato che il documento è legittimo e ordinario e che rientra perfettamente nei compiti del Ministero dell’Interno volti a tutelare la sicurezza dei cittadini e del Paese. Allo stesso tempo è partita una frecciatina nemmeno troppo velata ad Elisabetta Trenta, accusata di perseguire un atteggiamento troppo “filo-immigrazione”.

Direttiva ministeriale: Salvini ha parlato di inutili polemiche.

Infatti proprio in questi ultimi giorni la ministra della Difesa è finita al centro delle polemiche per aver affermato che, tenendo conto del conflitto armato abbattutosi su Tripoli e dintorni di recente: “Chi fugge dalla Libia è un rifugiato”. Contestata sia dalla Lega che da Fratelli d’Italia, i quali le hanno ricordato che in realtà in questo caso non si può parlare di “rifugiati”, l’esponente pentastellata ha ribattuto provocatoriamente: “Posso invitarli tutti da me, al ministero, così gli spiego un po’ di diritto internazionale”.

Nel frattempo sono da registrare anche gli ultimi interventi sul tema immigrazione da parte di rappresentanti illustri del Movimento 5 Stelle, i quali di fatto vanno ad appoggiare la presa di posizione di Elisabetta Trenta. Il vicepremier Luigi Di Maio, ad esempio, ha ricordato che se realmente in Italia c’è un problema relativo alla gestione di circa 800mila migranti, di certo non lo si può risolvere semplicemente diramando una direttiva “che nessuno ha mai ascoltato”. Inoltre il ministro del Lavoro ha aggiunto che se realmente si vuole aiutare il Paese, è necessario interrompere i contatti con tutti quei governi che non accolgono affatto gli immigrati, invece di continuare a stringere alleanze con loro come sta facendo Salvini. Sulla questione della chiusura dei porti, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha affermato che non solo questa soluzione non è più efficace, ma che bisogna impegnarsi per avviare una collaborazione internazionale per far sì che anche altri Stati decidano di aprire i loro confini.

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