Tencent: il monopolio che la Cina non tollera

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La Cina multerà il gigante della rete Tencent per non aver segnalato i dettagli degli investimenti e delle pratiche anti-concorrenziali da esso compiute. Una multa che si innesta nella battaglia antitrust contro i big tech cinesi iniziata con Alibaba.

Cos’è la Tencent Holdings?

Tencent Holdings Limited è una multinazionale cinese fondata, nel 1998, e presieduta da Ma Huateng. La compagnia fornisce servizi per video games per Fortnite, Assassin’s Creed e Call of Duty tra i più famosi. QQ, è invece il più popolare programma di messaggistica istantanea in Cina. Tra gli altri servizi vi è la piattaforma di social media Weibo, l’app di messaggistica WeChat ed il servizio integrato di pagamento Wechatpay. Inoltre Tencent gestisce anche i mass media, internet, cellulari e servizi di intelligenza artificiale. La multinazionale ha uffici ad Amsterdam, Bangkok, Kuala Lumpur, Hong Kong, Taipei, Seoul, Tokyo, Palo Alto e Shenzhen, sede dell’ufficio principale. Tencent ha un valore di mercato di 461 miliardi di dollari, secondo quanto riportato da statista.com il 20 aprile 2021.

L’accusa per Tencent

La società, secondo quanto riportato da Reuters, dovrà affrontare sanzioni per non aver segnalato correttamente acquisizioni e investimenti passati per le revisioni antitrust. Solitamente per il reato è inflitta una multa limitata di 500.000 yuan ($ 77.100) per caso. Oltre a ciò, però, Tencent è anche accusata di pratiche anti-concorrenziali in alcune delle sue attività, in particolare in riferimento alle piattaforme di streaming musicale che fanno capo alla multinazionale.


Multa ad Alibaba


A quanto ammonterebbe la multa?

La Cina sta preparando una multa esemplare per la Tencent Holdings. Come parte del radicale giro di vite antitrust sui giganti di Internet cinesi. Ma è probabile che sia inferiore alla sanzione record di 2,75 miliardi di dollari inflitta ad Alibaba ad inizio aprile. Nonostante ciò, Tencent dovrebbe aspettarsi una sanzione di almeno 10 miliardi di yuan (1,54 miliardi di dollari). L’ente regolatore delle sanzioni è lo State Administration of Market Regulation (SAMR). Ovverosia l’agenzia governativa cinese per la regolamentazione della concorrenza di mercato, i monopoli, la proprietà intellettuale e la sicurezza dei farmaci.

Tecent Music

L’indagine della SAMR si concentra sulla Tencent Music Entertainment Group. L’ente regolatore ha informato che la società dovrebbe rinunciare ai suoi diritti musicali esclusivi. Inoltre potrebbe essere costretta a vendere le app musicali Kuwo e Kugou, precedentemente acquisite nel 2016. La Tencent ha perseguito diritti di streaming esclusivi con le più famose etichette discografiche mondiali. Tra cui Universal Music Group, Sony Music Group e Warner Music Group Corp. In ordine, Tencent con la Universal ha fondato una partnership nel 2019 e già conclusa in agosto 2020. Nel 2018 con la Sony è nata una nuova etichetta: Liquid State. L’accordo più recente è quello con con la Warner di marzo 2021. In patria la multinazionale ha concesso in sub licenza alcuni dei diritti ai concorrenti, tra cui NetEase e Cloud Music. Però quest’ultime si sono opposte all’accordo dichiarandolo come ingiusto per i suoi prezzi troppo alti.


La guerra dei dati


Monopolio di stato

Tencent Music gestisce tre principali servizi musicali in Asia: Q Music, KuGou e Kuwo. Il gigante fintech ha le potenzialità per contribuire a sbloccare il mercato dello streaming in Cina. Come se non bastasse potrebbe eliminare il problema della pirateria. La Repubblica Popolare ha, però, messo in atto una spedizione punitiva contro l’intero comparto fintech, accusato di inclinazione naturale a forme di monopolio. Così che l’unico mercato tollerato in Cina sia quello statale.

Le preoccupazioni di Tencent

La conferma finale della punizione di Tencent richiederà un cenno del capo della leadership centrale della repubblica popolare. Secondo le fonti di Reuters: “Tencent non si preoccupa di pagare una multa salata ed è disposta a pagare di più se necessario, purché le sue attività principali rimangano intatte” riferendosi in particolare ai suoi videogiochi. A marzo 2021, Reuters ha riferito che Tencent dovrà soddisfare determinate condizioni nel suo piano per assimilare Huya e Douyu. Due principali piattaforme di streaming di videogiochi. Inoltre la società dovrà rinunciare alla propria esclusività per condividere i giochi di Tencent a siti di streaming concorrenti. Ma il campo di battaglia più grande che si nasconde dietro le vicende antitrust, è quello dei dati personali. Pechino non tollera che le grandi aziende abbiano, negli anni, accumulato miliardi di dati personali. Per mezzo di transazioni commerciali operate sui videogiochi, sulle piattaforme social e quelle di messaggistica.