Tel Aviv, alla scoperta di una megalopoli sotterranea ancora tutta da conoscere

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In continuità con quelle passate nuove scoperte sono state fatte a Tel Aviv, Israele, dove qualche tempo fa a nord della città un’equipe di archeologi ha ritrovato i resti dell’antico insediamento di En Esur che secondo gli studiosi sarebbe dovuta essere una grande città, vera e propria megalopoli risalente a 5000 anni fa, ossia al periodo della prima età del bronzo.

Sebbene il lavoro di scavo, organizzato dall’ente governativo indipendente per la valorizzazione, la promozione, la conservazione sulle antichità e la ricerca archeologica Israel Antiquities Authority e finanziato dalla Netivei Israel denominata anche National Roads Authority, compagnia per le infrastrutture e i trasporti di proprietà del governo, responsabile della pianificazione, costruzione e manutenzione della maggior parte delle infrastrutture stradali di Israele, è iniziato prima nel 2003 con il primo ritrovamento per poi proseguire nel gennaio 2017, soltanto qualche giorno fa si è deciso di rendere noto il ritrovamento e le scoperte effettuate nella promessa di continuare gli scavi. Ma è solo ad oggi che si è resa universalmente pubblica la scoperta del sito, dato che gli impegni negli scavi si sono fatti consistenti e la città, con il proseguire degli scavi, è risultata più grande del previsto. Dagli insediamenti che i ricercatori hanno portato alla luce si è quasi immediatamente compreso l’importanza del sito, infatti, grazie al lavoro del gruppo di scavo, ci si è potuti subito rendere conto che quello a cui i ricercatori stavano assistendo era il ritrovamento di una grande, e per il tempo a cui risaliva, immensa città come mai non si erano visto nella storia archeologica del Paese.

Dina Shalem

La localizzazione precisa del sito della vecchia En Esur, ossia Primavera Proibita, insediamento cananeo recantesi nell’attuale distretto di Haifa, a seguito del ritrovamento considerata una delle più grandi città del mondo antico nella regione israeliana, è stata identificata a seguito di un cantiere autostradale nel territorio di Wadi Ara nella pianura di Sharon, vicino ad Harish, città ad una cinquantina di chilometri a nord di Tel Aviv, a cui successivamente è iniziata la campagna di scavo guidata da Itai Elad, dalla dottoressa Dina Shalem e dal loro collega Yitzhak Paz. Come questi hanno affermato sul The Times of Israel, quotidiano online si cronaca e attualità, per quanto riguarda il sensazionale ritrovamento accostando l’antica città ad una megalopoli moderna, paragone per niente astruso se si confronta la grandezza di En Esur con quelle delle città circonvicine calandosi al tempo dello splendore della megalopoli, questa, già da quanto risulta e si è potuto intuire dai primi scavi e con il supporto storico, magari di alcuni documenti che attestano la sua importanza nel territorio:

“È molto più grande di qualsiasi altro sito noto nella terra di Israele e fuori, in Giordania, Libano, Siria meridionale. Questa è una città enorme, una megalopoli della prima età del bronzo, dove migliaia di abitanti si guadagnavano da vivere con l’agricoltura e commerciavano con regioni diverse, persino con culture e regni diversi della stessa area. Questa è la prima New York del Bronzo della nostra regione, una città cosmopolita e pianificata”

Dalle dichiarazioni dei direttori degli scavi seguite all’analisi degli insediamenti, non risulta difficile farsi un’idea di che importanza avrebbe dovuto avere all’epoca una città di queste dimensioni che si estendeva per 65 ettari ospitando circa 6000 persone, innanzitutto doveva detenere un certo potere politico e un certa influenza, in secondo luogo avrebbe dovuto avere una macchina organizzativa piuttosto moderna e capace in grado di gestire il territorio e instaurare sulla regione un efficace peso governativo anche grazie a un efficiente controllo sulla cittadinanza e sui commerci.

Secondo Paz la città, situata vicino a sorgenti d’acqua, sorgeva su terreno fertile e adatto all’agricoltura nonché vicina a importanti rotte commerciali centrali. Per il momento sono stati rinvenuti due insediamenti principali facenti parte della città, caratterizzata da edifici e aree pubbliche e private, strade e vicoli e circondata da un muro di fortificazione alto mediamente due metri, infatti l’insediamento più antico risalente a circa 7000 anni fa, quindi in un periodo ancora precedente all’età del bronzo, è un insediamento agricolo molto grande, mentre l’area più recente, nata duemila anni dopo e formatasi sull’antico nucleo, si caratterizzò per un’organizzazione più strutturata sui commerci formando perciò una delle prime vere e proprie città conosciute in questa zona del mondo. Gli archeologi che scavano il sito credono che la città fosse pianificata e comprendesse non solo strade, vicoli e piazze, ma anche strutture per lo stoccaggio e il drenaggio e un cimitero.

Considerando che nel periodo di En Esur i regni mesopotamici, prima culla delle civiltà mondiali, si trovavano ad essere i popoli più sviluppati e maggiormente organizzati e attrezzati, conoscitori delle attività allora più all’avanguardia, inventori delle tecniche e delle tecnologie più raffinate, abili commercianti, costruttori, politici e pensatori, la megalopoli dell’età del bronzo doveva avere un’importanza e un riguardo davvero elevato, trovandosi tra l’altro in un punto strategico poiché non troppo distante dal Mar Mediterraneo e in una posizione adatta per permettere scambi culturali e commerciali tra il nord e il sud della regione, quindi fra Damasco e Gerusalemme, fra i popoli siriani e il regno egiziano. La scoperta è stata fondamentale per incrementare le conoscenze, smentire alcune certezze e magari modificarne altre sul primo periodo in cui le popolazioni rurali iniziarono ad organizzarsi in contesti urbani sino a fare di questi insediamenti delle vere e proprie città.

L’analisi sui fattori che hanno portato a questo cambiamento e che hanno consentito di mantenere in vita una città organizzata non più prettamente sulle coltivazioni ma sul commercio e l’economia è ancora lungi dall’essere ampiamente chiarificata, sennonché il ritrovamento di En Esur è senza dubbio un grande passo avanti per comprendere più dettagliatamente questo processo di mutamento e conversione urbana. Perciò En Esur è sicuramente una grossa opportunità che gli archeologi di ogni parte del mondo non si dovrebbero assolutamente lasciare sfuggire per capire le trasformazioni urbane nei tempi più remoti della civiltà, modificazioni che consentono pure di ragionare e speculare anche sull’inquadramento urbano contemporaneo e sulle azioni economico finanziarie associate al mondo moderno, oltre che essere utile per capire la psicologia umana nei contesti urbani e negli stadi di transizione politica, sociale, economica, lavorativa e familiare.

Ma ovviamente la megalopoli non è solo commerci e potere, ma anche religiosità e culto, in periodo mesopotamico arcaico elemento estremamente importante per l’unità sociale e cittadina, molto spesso infatti le città nascevano proprio intorno a un luogo di culto oltre che alla condizione geografica risaputa di trovarsi vicino ad un fiume. I ricercatori hanno scoperto un insolito tempio rituale con ossa carbonizzate di animali, offerte sacrificali, la riproduzione di un volto, frammenti di ceramica, strumenti di selce e vasi di pietra, reliquario ancora in fase di studio, chissà che il tempio non riservi ulteriori sorprese e che non si arrivi a scoprire anche un antico culto o una variazione religiosa non ancora conosciuta. Gli scavi, resi possibili oltre che da un team di ricercatori anche da allievi delle scuole superiori e volontari della zona, non si fermano perché come una Pompei mediorientale En Esur ha ancora molto da offrire.

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