Tecnologia e apprendimento: come l’evoluzione si ferma per ignoranza

0
174

So di andare controcorrente, ma devo dichiarare quanto la tecnologia possa essere utile come strumento didattico. L’ho detto tante volte ma ora va ribadito, perché l’ex ministro Fioravanti ha presentato il 15 marzo un disegno di legge che vieterebbe, se approvata, l’uso di dispositivi di comunicazione elettronica nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Un disegno di legge miope, che non riesce a vedere come tecnologia e apprendimento siano un binomio fantastico per tanti aspetti.

La proposta di Fioravanti

La proposta di legge presentata a marzo si prefigge di disciplinare l’ impiego di dispositivi digitali funzionanti tramite onde a radiofrequenza da parte dei minori di dodici anni e introdurre “l’ articolo 328-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernente” il divieto dell’ uso di telefoni mobili e “altri dispositivi di comunicazione elettronica” da parte degli alunni nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Secondo Fioramonti, l’uso continuativo dei telefoni cellulari sarebbe collegabile a “una maggiore difficoltà di apprendimento, ma anche di ritardi nello sviluppo del linguaggio, perdita di concentrazione, aggressività ingiustificata, alterazione dell’ umore, disturbi del sonno, dipendenza”. Ma non si limita a questo. Prevede anche quando e quanto i minori di 12 anni possono usare mezzi di comunicazione elettronica e sanzioni ai genitori che non seguono la norma.

Le fasce di età e le sanzioni

Queste le disposizioni previste sulla base dell’età dei minori:

— Da 0 a 3 anni: Divieto di utilizzo di smartphone, tablet e qualsiasi altro dispositivo digitale

— Da 4 a 6 anni: Utilizzo graduale per non più di un’ora al giorno

— Da 6 a 8 anni: Utilizzo non superiore a tre ore giornaliere

— Da 9 a 12 anni: Utilizzo non superiore a quattro ore giornaliere

Sanzioni da 300 a 1500 euro a quei genitori che consentono ai propri figli non ancora dodicenni “di navigare on line e di utilizzare smartphone, tablet e qualsiasi altro dispositivo digitale senza accompagnamento e presidio educativo“.

Italia anno 2021: tecnologia e apprendimento la nuova eresia?

Siamo nel 2021 e invece di prevedere un potenziamento dell’educazione tecnologica in Italia si pensa a limitarne l’apprendimento. È assurdo come la politica sia incapace di vedere soluzioni utili e voglia invece creare nuovi divieti. Intanto Fioravanti dovrebbe spiegare bene come intende controllare il mio operato come genitore in casa mia. Bussa e controlla cosa sta facendo mia figlia? E come dimostra la mia mancata vigilanza? E perché fino a 12anni e non 13 o 14? Farà dei questionari a scuola ai bambini? Il fatto è che Fioravanti usa lo smartphone e il tablet che ha in dotazione per giocare a solitario durante le assemblee parlamentari e pensa che tutti facciano come lui.

Educazione non repressione

Quando sono arrivata in Polonia tre anni fa per l’Erasmus le prime due cose che ho notato sono state: le file di bambini in età d’asilo con una mano sul serpente e una alzata in alto, i bambini di 8 anni prendere il tram da soli per andare a scuola. Dieci giorni fa, al mio ritorno a Cracovia dall’Italia, tornando dalla spesa, sul marciapiede opposto al mio camminava da sola una bambina di circa 6 anni. Arrivata dove il marciapiede si interrompeva per dare accesso a un passo carraio, la bimba si ferma. Il cancello era chiuso, ed eravamo in una strada chiusa al traffico non residente. La bimba ha guardato lato cancello e lato strada, ha alzato il braccio destro e ha attraversato il passo carraio fino al marciapiede dall’altra parte. È stata educata a farlo dall’asilo. Le educatrici portano i bambini fuori una volta al giorno, anche quando piove, anche se ci sono -15 gradi. Li mettono in fila, con una mano aggrappati al serpente di cui le due educatrici tengono testa e coda. E quando arrivano a dover attraversare un passo carraio o le strisce pedonali gli insegnano ad alzare il braccio.

Educazione tecnologia: la risposta alla paura degli smartphone

I bambini di 8 anni vanno a scuola da soli. Prendono i mezzi pubblici e si comprano la merendina. E fanno tutto sotto il controllo dei genitori che sanno esattamente dove sono e cosa hanno comprato. Perché i bambini che vanno a scuola hanno uno smartphone collegato con quello dei genitori che segnala la posizione. E un portafoglio elettronico dove caricano i soldi per la merenda e con lo smartphone il bambino paga. Al genitore arriva messaggio con importo e negozio dove ha fatto l’acquisto. E tutti, genitori e figli, hanno imparato a usare queste app a scuola. Non solo. Ai bambini viene insegnato come fare il biglietto del tram e come cercare e leggere gli orari dei mezzi. Tutto con lo smartphone.


Telepath: arriva il social network dell’educazione


Tecnologia e apprendimento: quante cose posso fare

Entriamo a scuola. I genitori italiani si lamentano già dalle elementari che ci sono troppi libri e pesano. Gli insegnanti si lamentano che gli studenti dimenticano i libri a casa. Se la maggior parte dei libri fosse su tablet si risolverebbe due problemi. E lasceremmo ai ragazzi il piacere di sfogliare un libro per svago e lettura. In classe gli insegnanti potrebbero fare lezioni multimediali attingendo all’enorme bacino di materiale offerto da internet. Musei, collezioni private, video scientifici sarebbero uno strumento didattico aggiuntivo, che renderebbe lezioni meno noiose e amplierebbe le conoscenze. Invece di leggere solo sul sussidiario com’è fatto l’universo, si potrebbe vedere un filmato magari anche 3d di un planetario e magari vedere la casa di Copernico. L’utilizzo di un tablet non è necessariamente una questione pedagogica, ma pratica. Permette di portare l’esperienza della classe fisica nello spazio virtuale. È anche uno strumento l’accessibilità. E permette di fare quasi tutto: si possono scaricare app per grafici, app di scrittura, app di teleconferenza, app di pittura, solo per citarne alcune.

Andiamo avanti non indietro

Questo è il momento di rivalutare l’erogazione dell’istruzione, sia online che di persona. Questo è il momento di abbracciare gli strumenti e la tecnologia del 21 ° secolo che supportano l’efficienza e sono scalabili. Questo è il momento di incorporare pratiche di insegnamento innovative che fanno risparmiare tempo, risorse e ambiente. Non di impedirne l’uso con leggi punitive. Creiamo corsi genitori/figli per aumentare la condivisione e la consapevolezza dell’uso della tecnologia. Aumentiamo la comprensione del binomio tecnologia e apprendimento. La società tutta ne guadagnerebbe.

Commenti