Teatro: L’uomo di Paglia, il racconto di una storia “umana”

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La storia di un uomo raccontata dal suo punto di vista, l’amore e l’umana incertezza verso quel Dio che lo guiderà fino alla fine dei suoi giorni.

 

 

 

Ieri, domenica 7 ottobre 2017 presso la Casa del Teatro, è andato in scena uno spettacolo tutt’altro che canonico, che raccontava la vita del Papa Celestino V.

Un racconto di vita interpretato dal punto di vista di un umile uomo che racconta la sua ascesa verso un potere troppo grande per lui.

L’interprete principale nonchè unico in scena è Ugo Capezzali, un attore, un poeta ed anche cantante, che con la sua voce profonda ed impostata è riuscito a dare vita ad un personaggio difficile dal ruolo complicato.

Ugo Capezzali durante l'interpretazione del frate
Ugo Capezzali durante l’interpretazione del frate

Al mixer e alla chitarra elettrica audio abbiamo Piercesare Stagni, non solo musicista ma anche un grande esperto di cinema, che ha accompagnato la pièce.

Piercesare Stagni al Mixer
Piercesare Stagni al Mixer

Uno spettacolo che ha lasciato uscire il lato umano del protagonista, nato come Pietro Angelerio conosciuto come Pietro da Morrone che divenne papa Celestino V.

Eletto il 5 luglio 1294, fu incoronato ad Aquila (oggi L’Aquila) il 29 agosto nella basilica di Santa Maria di Collemaggio da lui fatta costruire, lasciò il suo ruolo nel dicembre dello stesso anno. E’ sepolto nella stessa basilica aquilana.

Lo spettacolo inizia con l’entrata in scena di questo frate, che racconta della sua vita da bambino, delle sue umili origini, di come la terra possa dare frutti e…di un uomo di paglia.

Ugo Capezzali durante il "TG"
Ugo Capezzali durante il “TG”

Uno spaventapasseri di paglia messo li, da un viandante a svolgere il suo lavoro, funziona. Ma cosa accade quando, una volta svolto il proprio compito, ci si abitua a quella presenza?! Si dimentica.

Il racconto viaggia fra il racconto del vecchio frate, ormai ritiratosi a vita solitaria, e uno stacco sul tg, interpretato sempre dallo stesso attore.

Questo connubio tra il racconto malinconico ed il tg, ha reso lo spettacolo più leggero strappando qualche risata, ma i temi affrontati non sono altro che problemi quotidiani della nostra epoca, in un tono ed in un linguaggio appartenente ad altre epoche.

La scenografia allestita (Casa del Teatro)

L’interpretazione di Celestino V, anzi, di Pietro da Morrone, è stata molto sentita, quasi palpabili i sentimenti, a volte contrastanti, del frate. I ricordi, i dubbi, la fede che per un attimo vacilla, è stato interpretato l’uomo con le sue debolezze e non l’essere religioso perfetto.

Una rappresentazione teatrale in cui l’attore è riuscito a far percepire quelle emozioni cosi contrastanti, così malinconiche e quasi tristi del personaggio.

Un altro punto importante dello spettacolo è stato il modo di affrontare l’argomento, potremmo definirlo “laico”, impostato per accontentare tutti.

Il cambio d’abito in scena è stato cruciale per capire fino alla fine il suo intrinseco significato.

E’ stato uno spettacolo culturale di ottimo livello, il tutto accompagnato dall’ambiente caldo ed accogliente della Casa del Teatro.

 

Spettacolo realizzato da:

Ugo Capezzali (in scena)
Pierceare Stagni (musiche dal vivo)
Roberto Capezzali (testi e luci)

 

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