Teatro Dubrovka: il 26 ottobre 2002 il blitz russo annientò l’occupazione cecena

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Il 26 ottobre 2002 con il blitz russo termina l'occupazione cecena del Teatro Dubrovka.

All’alba del 26 ottobre 2002, le forze militari speciali russe fecero irruzione nel Teatro Dubrovka di Mosca e, uccidendo i terroristi ceceni che avevano occupato la struttura prendendo in ostaggio gli spettatori, posero fine all’occupazione con un’operazione durante la quale persero la vita anche 130 persone innocenti. La crisi si era aperta qualche giorno prima, il 23 ottobre, quando un commando armato della Cecenia era entrato con la forza nel teatro di Mosca dove in quegli istanti il pubblico stava assistendo alla prima del musical Nord-Ost.

I ceceni non solo imbracciavano dei kalashnikov, ma erano spalleggiati da donne kamikaze (le cosiddette vedove nere) che, imbottite di tritolo, erano pronte a farsi esolodere da un momento all’altro. La richiesta alle autorità governative russe fu chiara ed esplicita fin da subito: la Russia doveva andar via al più presto dalla Cecenia. L’azione terroristica fu anche un modo per dimostrare che i piani di sicurezza di Mosca non erano poi così infallibili, e che il Paese non era affatto invulnerabile.

Le vedove nere cecene erano imbottite di esplosivo.

Gli occupanti utilizzarono i telefoni cellulari degli ostaggi per comunicare con le istituzioni russe. Annunciarono che se ci fosse stato un tentativo degli Specnaz (i corpi speciali russi) di introdursi nel Teatro Dubrovka, per ogni ceceno assassinato o ferito avrebbero risposto con l’uccisione di dieci ostaggi.

Vladimir Putin, diventato Presidente della Federazione russa da appena due anni, rischiò di veder seriamente compromesso il suo potere politico. Eletto dopo essersi affermato come l’uomo forte che sarebbe riuscito a riportare ordine nelle complicate questioni della Russia (Cecenia compresa), aveva dovuto assistere all’irruzione indisturbata di un commando ceceno a Mosca, ed ora doveva tener conto dell’ultimatum lanciato dai terroristi affinché non si consumasse una vera e propria strage di innocenti.

Occupazione del Teatro Dubrovka: Putin rifiutò qualsiasi aiuto esterno

Putin comprese fin da subito che sarebbe stato impossibile scendere a patti con gli uomini armati ceceni per risolvere la crisi del Teatro Dubrovka, altrimenti ne sarebbe uscito indebolito nel suo ruolo presidenziale, e al contempo si sarebbe di fatto arreso ad un manipolo di terroristi che erano riusciti a tenerlo sotto scacco. La giornalista Anna Politkovskaja, che già da tempo si stava occupando della delicata questione della Cecenia, si offrì invano di fare da mediatrice per evitare una carneficina.

Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa per aver denunciato gli orrori delle guerre in Cecenia

Il leader del Cremlino non accettò nemmeno la proposta del Presidente degli Stati Uniti Bush jr, il quale si disse disponibile a mettergli a disposizione i Navy Seal degli USA (forze speciali della United States Navy). Il numero uno della Casa Bianca, infatti, comunicò al collega che lo avrebbe affiancato volentieri nella lotta al terrorismo che già aveva colpito gli States al cuore con gli attentati dell’11 settembre.

Putin rifiutò il supporto degli Stati Uniti.

Il presidente russo però aveva già deciso che non avrebbe accettato alcun aiuto, soprattutto dagli statunitensi, per non ritrovarsi poi in una condizione di inferiorità rispetto a loro. Il suo proposito del resto non era cambiato: la crisi cecena riguardava la Russia, e per questo motivo l’avrebbe risolta da solo. Fu quindi necessario dare incarico all’esercito russo di preparare il blitz al Teatro Dubrovka per eliminare i terroristi e dimostrare che il governo di Mosca (al contrario di quello di Washington) non si sarebbe mai fatto mettere in ginocchio dai suoi nemici.

L’ordine impartito agli Specnaz fu categorico: avrebbero dovuto fare tabula rasa dei ceceni asserragliati nel teatro moscovita, a costo di provocare anche la morte di qualche ostaggio. Era fondamentale bloccare sul nascere qualsiasi tentativo di contrattacco del commando che, se avesse fatto esplodere il tritolo, avrebbe compiuto una carneficina e avrebbe di fatto sconfitto il potere del Cremlino.

L’irruzione dei militari russi del 26 ottobre 2002

L’operazione fu curata nei minimi dettagli. Alle prime ore dell’alba del 26 ottobre 2002 le forze speciali dell’esercito russo fecero passare del gas nervino paralizzante tra le condutture dell’aria del Teatro Dubrovka. In questo modo avrebbero potuto stordire il commando nemico ed evitare che potesse rispondere all’assalto. Il blitz fu condotto e concluso in breve tempo, infatti quando il sole era già alto su Mosca arrivò l’annuncio del consigliere presidenziale Sergej Jastrzhembskij, il quale riportò che gli ostaggi erano stati liberati, mentre i terroristi erano stati tutti uccisi.

In realtà non tutti gli spettatori del teatro vennero tratti in salvo. Almeno 130 innocenti persero la vita in seguito alle esalazioni di gas nervino, mentre i ceceni e le vedove nere furono freddati con un sol colpo alla nuca. Il rischio di causare la morte di alcuni ostaggi era stato calcolato dai vertici militari e politici russi che, decisi ad uscire vincitori da quella minaccia terroristica, avevano preferito sacrificare alcuni civili innocenti.

Il 26 ottobre 2002 Mosca annunciò l’uccisione dei terroristi ceceni.

Dopo la risoluzione dell’occupazione del Dubrovka, Putin portò avanti una campagna politica propagandistica per dimostrare ancora una volta che era lui il vero uomo forte della Russia, e al contempo avviò un giro di vite sulla sicurezza affinché non si ripetessero più situazioni drammatiche e pericolose di quel genere.

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