Tassisti romani: “Soffokati” scendono in piazza

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Nuova manifestazione indetta per la giornata di oggi dai tassisti romani. I “Soffokati”, l’associazione che da molti anni combatte contro tutti i colori politici esistenti, chiede il dovuto.

Tassisti romani: cosa chiedono?

Non lo chiedono da oggi, lo chiedono da decenni. Il punto è lo squilibrio economico che vivono: tante spese, poche entrate. Però le varie amministrazioni comunali romane pretendono, dai tassisti romani: parco vetture di rappresentanza o comunque di livello superiore alla media. Ma non si impegnano per sgravi fiscali importanti quindi: vettura di rappresentanza equivale ad aumento studio di settore. I costi di gestione sono elevatissimi, ma le varie amministrazioni comunali passate e presenti favoriscono l’avvento e la promozione di Uber, piuttosto che i “lavoratori di concessioni comunali non di linea“: contraddizione in termini. Ma non è un problema solo comunale: qui la questione diventa economico-politica, a rincarare la dose su strutture esterne ci si metta anche la regione.

La ragione dei raggiri

Come detto non importa del colore politico, ci sono elementi per dimostrare che negli anni, la regione e i sindaci candidati: promettevano voti in cambio dell’abbattimento dell’abusivismo. In ordine sparso: Rutelli, Veltroni, Tocci, Alemanno, Polverini, Taverna (in nome della Raggi), per poi fare un volta faccia appena eletti. La realtà è semplice e si basa suo principio di territorialità. I tassisti romani insieme agli N.C.C. romani sono gli unici ad avere diritto di lavorare nel comune di Roma. Dopo lo spauracchio della legge sulle auto blu (divenute grigie) i politici tutti, hanno cominciato ad usare N.C.C. non del comune (quindi abusivi) a dispetto non solo dei tassisti ma anche del noleggio romano: tradendo il principio del regolamento comunale.

Il danno

Questo porta un aumento dell’inflazione tassistica a vantaggio dei conducenti non comunali, aprendo di fatto la porta alla extraterritorialità che determina la proliferazione di realtà alternative. Queste realtà, unite ad uno squilibrio spese-ricavi, ha distrutto una categoria, con l’avallo di coloro che avrebbero dovuto proteggerla. Vogliono solo lavorare. In questo momento di pandemia non gli viene riconosciuto nessun diritto ad un sostegno economico, anzi non sono mai stati menzionati. Oggi lavorano 13 giorni in un mese, con una media incasso di 25 euro: ma gli chiedono di coprire tutte le spese. Ricordatelo quando li chiamate e non ci sono.

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